Sicurezza
Aule gelate al liceo stamani la protesta
di Marco Sabia
Con i ragazzi, nel piazzale dell’istituto, ci sarà anche il preside
3 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. Fa così freddo – nelle aule del liceo scientifico Pontormo di Empoli, in via Sanzio – che il preside ha autorizzato delle piccole stufette, quelle elettriche, da aggiungere a guanti, giubbotti e cappelli, per cercare di combattere la presa del Generale Inverno. Questo perché – a quanto pare inspiegabilmente – il riscaldamento “impazzisce” e invece di fornire aria calda fornisce quella fredda. Sarebbe perfetto in estate, peccato che siamo a dicembre e la notte la temperatura scende sempre sotto lo zero. E la mattina va poco meglio, visto che ieri il termometro segnava 5/6 gradi, facendo traboccare il vaso della rabbia, di studenti ma non solo. Per questo stamattina – dalle 8 alle 9.30 – gli studenti dello scientifico manifesteranno nel piazzale retrostante l’istituto, capeggiati dal preside stesso, Tommaso Bertelli, il quale invita anche i docenti a scendere in strada per chiedere provvedimenti alla Città metropolitana, l’ente che si occupa delle scuole superiori. Ma cosa sta succedendo al Pontormo, in queste giornate di “ghiaccio bollente”? A spiegarlo è proprio Bertelli: «I problemi sono due: dove c’è lo scientifico il riscaldamento butta fuori aria fredda, invece che calda, con conseguenze ancora peggiori che se fosse proprio spento; nell’ala di scienze umane, invece, va a singhiozzo. Ma almeno lì, quando funziona, riscalda l’ambiente. È una situazione che va avanti da 10 giorni e devo dire che gli studenti hanno sopportato fin troppo, sono stati bravissimi. Non si può pensare di vederne alcuni con le mani viola dal freddo. Così – quando mi hanno chiesto di manifestare – non ho potuto dire no. Sarò con loro, per chiedere all’ente preposto di intervenire. Spero che con noi ci siano anche i docenti, perché lavorare in queste condizioni non è possibile nemmeno per loro».
Bertelli ha poi spiegato che ieri la Città metropolitana – su chiamata della scuola - ha inviato un tecnico per capire l’origine del bizzarro malfunzionamento dell’impianto, senza però arrivare ad una soluzione definitiva. Potenzialmente stamani potrebbero manifestare anche 1000 ragazzi, dato che il solo liceo scientifico conta 894 iscritti, mentre a scienze umane sono 592, divisi però su due plessi, uno dei quali non soffre dei medesimi problemi. Il riferimento è a quello “distaccato” in via Rosselli, sede dell’indirizzo economico – sociale, dove la situazione non è così critica, a differenza della sede centrale. Salvo ripensamenti i ragazzi di scienze umane dopo la protesta rientreranno in classe, mentre quelli del liceo non lo faranno, proprio per evitare di doversi ancora una volta armare di berretti, guanti e giacconi, oltre che di stare a battere i denti in classe, seduti al banco. Il fatto che anche il preside affianchi i ragazzi dimostra che al liceo la misura è colma. Di solito, infatti, studenti e dirigenti scolastici sono categorie che finiscono per scontrarsi, in situazioni del genere. «Che il preside sia con noi – aggiungono i rappresentanti d’istituto – rafforza la nostra iniziativa, che vuole essere una contestazione alla città metropolitana, perché deve intervenire. A scienze umane e allo scientifico le aule sono veramente fredde. Manifesteremo pacificamente, con striscioni e cartelli, per chiedere interventi».
Bertelli ha poi spiegato che ieri la Città metropolitana – su chiamata della scuola - ha inviato un tecnico per capire l’origine del bizzarro malfunzionamento dell’impianto, senza però arrivare ad una soluzione definitiva. Potenzialmente stamani potrebbero manifestare anche 1000 ragazzi, dato che il solo liceo scientifico conta 894 iscritti, mentre a scienze umane sono 592, divisi però su due plessi, uno dei quali non soffre dei medesimi problemi. Il riferimento è a quello “distaccato” in via Rosselli, sede dell’indirizzo economico – sociale, dove la situazione non è così critica, a differenza della sede centrale. Salvo ripensamenti i ragazzi di scienze umane dopo la protesta rientreranno in classe, mentre quelli del liceo non lo faranno, proprio per evitare di doversi ancora una volta armare di berretti, guanti e giacconi, oltre che di stare a battere i denti in classe, seduti al banco. Il fatto che anche il preside affianchi i ragazzi dimostra che al liceo la misura è colma. Di solito, infatti, studenti e dirigenti scolastici sono categorie che finiscono per scontrarsi, in situazioni del genere. «Che il preside sia con noi – aggiungono i rappresentanti d’istituto – rafforza la nostra iniziativa, che vuole essere una contestazione alla città metropolitana, perché deve intervenire. A scienze umane e allo scientifico le aule sono veramente fredde. Manifesteremo pacificamente, con striscioni e cartelli, per chiedere interventi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
