Il Tirreno

Empoli

Offese su Facebook ai carabinieri, due denunce per diffamazione

Marco Sabia
Un utente su Faceook (foto d'archivio)
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Un utente su Faceook (foto d'archivio)

Su un gruppo di Certaldo erano stati pubblicati post contro i militari in relazione ad alcuni furti. Non è la prima volta che accade: anche i vigili urbani di Fucecchio avevano querelato tre persone  

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CERTALDO. Due denunce per diffamazione aggravata in seguito ad alcune frasi comparse su un gruppo Facebook di Certaldo, ritenute offensive nei confronti dei carabinieri. I militari della locale stazione, infatti, hanno deferito alla procura della Repubblica due persone per quello che aveva scritto sul gruppo social “Sei di Certaldo se...”. E stanno continuando ad esaminare altre posizioni ed altri post.

Due denunce per diffamazione aggravata (articolo 595 del codice penale) nei confronti di chi ha scritto quelle frasi e non di chi gestisce il gruppo, che conta circa 3.000 iscritti ed è visibile anche a chi non è iscritto. I carabinieri hanno così deciso di passare dalle parole ai fatti; ora la palla passa in mano alla procura della Repubblica. A quanto è stato ricostruito si tratta di una situazione che va avanti da tempo coi militari locali nel mirino. Ma quali sono le offese che hanno portato alla due denunce? Praticamente i carabinieri venivano “accusati” di non essere tempestivi, per usare un eufemismo, quando c’è da occuparsi di reati.

A Certaldo, al momento, c’è tensione per l’ondata di furti che ha colpito e sta colpendo la città di Boccaccio e spesso la gente si sfoga sui social network, come succede praticamente dovunque. Il problema è che Facebook non è il proprio diario personale e che quindi un uso improprio di tale social può comportare conseguenze spiacevoli dal punto di vista giudiziario. Infatti, secondo gli ultimi orientamenti della giurisprudenza – vedi pronunciamenti della Cassazione - postare un commento offensivo su Facebook integra il reato di diffamazione a mezzo stampa. Questo perché la diffusione di un messaggio con le modalità permesse dal social network più conosciuto ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone. L’articolo 595 codice penale recita che “se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a 2.065 euro. Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro. Se l'offesa è recata a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate”.

A questo punto la bagarre sui social certaldesi rischia di spostarsi nelle aule di tribunale. Non è la prima volta che accade nell’Empolese Valdelsa, la polizia municipale di Fucecchio aveva denunciato tre persone dopo commenti apparsi su un gruppo Facebook locale.

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