Il dolore
Muore a 16 anni in moto, la comandante dei vigili: «Non sapevamo di questi raduni»
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MONTELUPO. È morto per le ferite dovute all’investimento da parte della moto che viaggiava nella corsia opposta Umberto Barbieri, il sedicenne che ha perso la vita domenica scorsa in un incidente durante un motoraduno non autorizzato nella zona industriale di Montelupo. A dirlo è l’autopsia, terminata nelle prime ore della mattina di ieri. Nessun dubbio sulla dinamica di quanto accaduto. C’è infatti un video integrale della tragedia, che è stato acquisito dalla municipale dell’Empolese Valdelsa e trasmesso alla procura dei minori di Firenze.
Umberto ha tamponato la moto che lo precedeva, è caduto a terra ed è stato travolto da un altro mezzo. I numerosi traumi da schiacciamento riportati dal ragazzo non lasciano dubbi sulle cause del decesso. Umberto era in sella a una moto 300, che non poteva guidare essendo minorenne. Gliel’aveva prestata un amico maggiorenne, che sarebbe già stato identificato. Nei suoi confronti sarebbe scattata per ora solo una sanzione amministrativa per l’incauto affidamento del mezzo, illecito previsto dal codice della strada.
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Se la dinamica dell’incidente pare ormai chiara, soprattutto grazie al video al vaglio della procura dei minori guidata dal magistrato Antonio Sangermano, la lente d’ingrandimento degli investigatori si sta focalizzando sugli organizzatori del moto raduno non autorizzato. È qui che in queste ore si sta concentrando il grosso delle indagini. Per quanto riguarda quest’aspetto gli accertamenti, sui quali gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, sono condotti in contatto costante con la procura ordinaria. Si ritiene infatti molto probabile che la regia di tutto fosse nelle mani di una o più persone maggiorenni. Le stesse che poi si sono affrettate a cancellare i post di pubblicità del motoraduno, pubblicati sui principali social network e sul web e scomparsi in fretta e furia quando si è diffusa la notizia del tragico incidente.
Tutti cancellati, o quasi: “Vi invitiamo al terzo raduno di crazy bikers, ci troviamo alle 14 direttamente alla zona industriale di Montelupo Fiorentino” recita un annuncio che qualcuno si è scordato di rimuovere dalla rete. Il messaggio è corredato da un decalogo di regole di comportamento, tutte volte a dare meno nell’occhio possibile per non insospettire le forze dell’ordine. “All’arrivo sistemare le moto da una parte senza creare intralcio”, “rispettare il codice della strada” .
Quello in cui è morto il sedicenne di Sesto Fiorentino era il terzo dei motoraduni, un evento per nulla improvvisato e promosso da uno staff ben organizzato: «Ci saranno degli aprifila e dei chiudifila, che saranno facilmente distinguibili grazie alle felpe colorate dello staff, vi preghiamo di non superarli e di chiedere a loro per qualsiasi informazione».
Dunque c’era chi programmava l’evento, chi era addetto a pubblicizzarlo, chi si prestava a sorvegliare i bikers scordandoli per così dire fino alle zone scelte per le esibizioni, e perfino chi preparava le “felpe colorate” dello staff. Toccherà agli investigatori fare luce sull’identità dei componenti dello staff di Crazy bikers. Al momento gli unici indagati, con l’accusa di omicidio stradale colposo – poco più che un atto dovuto –, sono i due diciassettenni alla guida delle altre due moto enduro coinvolte nell’incidentee mortale. Ma si attendono sviluppi.
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