Il Tirreno

Empoli

Rischia di morire a 36 anni: salvato dall’avversario dopo il terribile scontro

di Alessandro Marmugi
Rischia di morire a 36 anni: salvato dall’avversario dopo il terribile scontro

Empoli: perde i sensi durante la partita Uisp e rischia di soffocare a 36 anni. Il suo "salvatore": «L’abbiamo girato su un fianco e siamo riusciti a liberargli la bocca poi dopo qualche minuto si è ripreso e sono arrivati i soccorsi»

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MONTESPERTOLI. Qualcuno sostiene che nella vita tutti abbiano un angelo custode che veglia su di lui, che lo aiuta nelle difficoltà della vita, che lo protegge nei momenti di pericolo, che interviene quando tutto sembra perduto. Chissà se è davvero così, certo è che Filippo Banti, calciatore delle Botteghe ha visto materializzarsi i suoi angeli custodi venerdì sera al campo sportivo di Baccaiano. Due angeli, uno di Castelfiorentino e uno di Fucecchio che hanno un nome e un cognome: Alessio Tafi e Francesco Nannetti. Il primo compagno di mille battaglie, l’altro avversario che probabilmente non aveva mai visto prima in vita sua. Due ragazzi come tanti, che lo hanno salvato da un tragico destino, mentre, dopo uno scontro di gioco si trovava a terra, privo di sensi.

Il fatto. E pensare che la sventurata partita di Banti inizia come una gara qualsiasi del campionato Uisp. Lui, 36 anni, è in campo assieme ai compagni de Le Botteghe che sta sfidando il Castelfiorentino. Sono quasi le 22 di venerdì. I Castellani sono in vantaggio per 1-0 e tra un tiro e una parata la gara procede regolarmente. Poi al 20’ il cronometro si ferma e sul sintetico di Baccaiano cala il silenzio. Banti cerca di raggiungere un pallone vagante ma si scontra fortuitamente con un avversario. Con la nuca colpisce il ginocchio del rivale, poi crolla rovinosamente al suolo sbattendo la faccia a terra.

I soccorsi. In campo si accorgono immediatamente tutti della gravità della situazione, Filippo non è cosciente. Vengono subito chiamati i soccorsi, ma il primo a intervenire è il compagno di squadra, Alessio Tafi. «Ho iniziato a chiamarlo – racconta con voce ancora rotta dall’emozione – Pippo, Pippo! Ma lui non rispondeva. Era in iperventilazione. Ha iniziato ad avere le convulsioni, allora ho provato ad aprirgli la bocca per evitare che rimanesse soffocato dalla lingua, ma non sono esperto di queste manovre e non riuscivo a far niente». Per fortuna vicino a lui c’è l’avversario del Castelfiorentino Francesco Nannetti che sa bene come intervenire. «L’abbiamo girato su un fianco e siamo riusciti a liberargli la bocca – racconta Francesco – poi dopo qualche minuto si è ripreso e sono arrivati i soccorsi». L’intervento dei due angeli custodi scongiura il peggio, Filippo inizia a riprendersi anche se non è vigilissimo e per questo i compagni lo chiamano e fanno di tutto per non farlo addormentare. Poi arriva l’ambulanza e successivamente l’automedica con il dottore. La partita è momentaneamente sospesa, Banti si riprende e viene portato all’ospedale San Giuseppe di Empoli per gli accertamenti del caso.

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Lacrime di gioia. Se Filippo potrà raccontare la serata di Baccaiano il merito è anche di quei due ragazzi che hanno preso il cuore in mano e lo hanno soccorso. «Se ripenso a quei momenti mi viene da piangere – racconta Tafi– quando ho visto Pippo cadere a terra in quel modo ho pensato al peggio. Sono quei momenti che non vorresti mai vivere. Io coraggioso? No, per niente mi sono anche sentito male dopo i soccorsi, e poi non ho fatto niente di che. A farmi forza sono stati l’istinto di sopravvivenza e l’amicizia». L’avversario Nannetti invece ha segnato il suo gol più bello. « Sapevo quello che c’era da fare e intervenire mi è sembrato il minimo – spiega Francesco –, in questi casi non esistono avversari. Non mi sento certo un eroe, l’importante è che Filippo stia bene, ma spero di non rivivere mai più una serata come quella». Dopo l’episodio i ragazzi de Le Botteghe hanno chiesto di poter interrompere la partita e magari di rigiocarla, non ricevendo però l’ok dell’arbitro. Così hanno abbandonato il match e adesso rischiano di prendere partita persa. Ma l’importante è che Filippo si sia ripreso e che abbia anche potuto scherzare con gli amici. «Quando si è ripreso, prima che lo portassero all’ospedale ci ho parlato – racconta Tafi –. Cosa gli ho detto? L’ho mandato a quel paese – dice con voce felice ed emozionata – uno spavento così non me lo deve più far prendere».

VIDEO. Pochi giorni fa un episodio simile

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