Il Tirreno

Empoli

Insegue i ladri dopo il furto in casa, il racconto choc della vittima

di Francesco Turchi
I ladri sono fuggiti dal terrazzo al primo piano (foto Agenzia Sestini)
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I ladri sono fuggiti dal terrazzo al primo piano (foto Agenzia Sestini)

Empoli: a 61 anni scopre i malviventi in casa, li insegue, sale sul cofano ma loro partono a tutta velocità. Si salva gettandosi a terra

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EMPOLI. «Li ho inseguiti, ho dato un calcio allo specchietto e sono salito sul cofano della loro auto». Ma i tre ladri in fuga con un misero bottino, non si sono certo fatti intimorire. Anzi: «Sono partiti a tutta velocità. E a quel punto mi sono gettato a terra». Marco Anichini, 61 anni, ha un cerotto sulla fronte, uno zigomo rotto e una prognosi di trenta giorni. Dopo una giornata di lavoro, è tornato a casa insieme alla moglie. E in un attimo la serenità di una famiglia è stata spazzata via. L’istinto prende il sopravvento sulla ragione, «perché poi, a mente fredda, ho capito di aver rischiato di morire. Quella è gente senza scrupoli».

Giovedì è stata una di quelle giornate (sempre più frequenti), in cui carabinieri e polizia collezionano denunce di furti, accompagnate dagli sfoghi di cittadini esasperati. Nel mirino stavolta anche un appartamento al primo piano di un condominio di viale delle Olimpiadi, a due passi dallo stadio. Una zona molto frequentata, dunque. Che però non intimorisce la banda. I tre ladri si arrampicano dal balcone, forzano la porta, entrano in casa. Rovistano ovunque, ma non trovano praticamente niente di valore. Intanto Marco, impiegato in un’azienda di Santa Croce sull’Arno, rientra a casa: «Mia moglie vede delle ombre – racconta ancora sotto choc –. Stavano scappando dal balcone».

Anichini non ci pensa due volte: «Li ho rincorsi. Sono sceso giù e ho raggiunto la loro auto, una Mercedes di colore grigio. Ho fatto di tutto per fermarli. Loro sono saliti a bordo. Io ho tirato qualche calcio, poi con la speranza di fermarli sono salito sul cofano, mi sono aggrappato ai tergicristalli».

Ma i tre soggetti non si sono certo fatti intimidire: «Mi facevano ampi gesti di togliermi di mezzo. Ma non hanno aperto bocca, non hanno detto una parola. Non saprei dire se si trattava di italiani o stranieri. So soltanto che erano giovani e a volto scoperto». E pur di toglierselo di torno, hanno rischiato il tutto per tutto: «Sono partiti, con me sul cofano. La macchina stava prendendo velocità e a quel punto mi sono buttato». Ha sbattuto la faccia a terra, procurandosi una frattura e varie escoriazioni: «Sì, ma se fossi rimasto lì sopra non so come sarebbe andata a finire. Pentito? Mah. Non lo so. Quando vedi degli estranei in casa ti senti violato nella tua intimità. Mi sono sentito di inseguirli e l’ho fatto. E mi rendo conto che se in quel momento ci fossimo trovato a parti invertite, io alla guida e loro davanti alla mia macchina, non so che cosa avrei fatto pur di fermarli. In realtà forse sarebbe stato più importante mantenere la calma, magari fotografandoli con il cellulare. O almeno prendere il numero di targa, visto che nella concitazione del momento sono riuscito a vedere soltanto alcuni numeri». Anche se – come spesso accade – molto probabilmente la macchina era rubata.

L’amarezza è tanta, il bottino invece, molto limitato: «Mancano poche cose. Si sono presi un po’di monete da collezione, compresi diversi pezzi delle vecchie 500 lire. Pazienza». E, il giorno – mentre i carabinieri danno la caccia alla banda – per l’impiegato arriva la beffa: «Dopo essere stato pronto soccorso di Empoli, stamani (ieri, ndr), sono andato al Cto a Careggi per capire se dovevo sottopormi a un intervento chirurgico allo zigomo. Per fortuna non è necessario, ma per la visita ho pagato quarantadue euro di ticket. Ho dovuto dare soldi allo Stato, che già pago per garantirmi servizi e sicurezza. E se invece uno di quei soggetti fosse caduto dal mio terrazzo, l’avrebbero curato a spese nostre. Tutto questo è inaccettabile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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