Il dolore
Dimenticato dalla sua città l’eroe morto a Caporetto
di Lucia Aterini
Era vigile a Empoli, insignito con tre medaglie d’argento Nacque a Barletta che gli ha dedicato una strada
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EMPOLI. Vigile urbano ed eroe della Grande guerra morto a Caporetto. Ma sconosciuto nella sua città d’adozione dove venne per lavorare e dove formò la sua famiglia. La storia di Luigi Doronzo, nato a Barletta nel 1886 e morto a Cicer vhe il 25 ottobre di cento anni fa , è risorta grazie alla passione di uno storico empolese, Maurizio Ceccarini, che di recente ha trovato nell’archivio storico della città dei fogli che documentano il percorso del soldato Doronzo insignito con tre medaglie d’argento e del quale non sono stati ritrovati neppure i resti. Un destino atroce il suo, simile a quello di oltre sessantamila soldati, quanti furono quelli che morirono a Caporetto in entrambi gli schieramenti.
Empoli non ha tributato al soldato vigile alcun ricordo a differenza di quella in cui era nato dove gli hanno intitolato una strada. Luigi Doronzo, agricoltore che non sapeva nè leggere e nè scrivere, era arrivato a Firenze nel 1914 per fare il servizio di leva come guardia della città. Ad aprile fece domanda al “Regio commissario” per concorrere al posto di agente comunale. Vinse il concorso e prese servizio. Nel frattempo si era sposato con un’empolese, Nella Cecchi, e nel 1915 diventò padre di Vittorio.
L’anno dopo, però, arrivò la chiamata alle armi. Sul fronte combattè come sergente essendo già agente comunale. E da luglio 1916 ad ottobre 1917 si distinse in tre operazione diverse che gli valsero poi altrettanti riconoscimenti militari.
La prima l’8 luglio 1916 a Oslavia con questa motivazione: «Comandante di una pattuglia condusse con mirabile ardire ed oculatezza i suoi dipendenti, riuscendo ad interrompere, di pieno giorno, nelle trincee nemiche, dopo aver superato due ordini di reticolati, fugato i difensori e fatto un prigioniero».
La seconda medaglia arrivò il 17 novembre a San Pietro di Gorizia: «In occasione di un improvviso e violento attacco nemico in forze, non esitava a balzare fuori dalla trincea - esempio ai suoi dipendenti che con fede lo seguirono - contrattaccando con violento e preciso lancio di bombe a mano e mettendo in fuga gli assalitori». Per questo riconoscimento il consiglio comunale di Empoli gli conferì un plauso.
E, infine, il terzo riconoscimento, per un’azione che lo porterà alla morte nella disfatta il 25 ottobre 1917. Siamo a Cicer vhe, vicino a Caporetto: «Slanciatosi per primo alla testa del proprio plotone al contrattacco durante un’irruzione nemica, trascinava col suo eroico contegno il proprio reparto sulle posizioni contrastate e respingeva il nettamente l’avversario. Mentre poi animava i suoi uomini, cadde colpito a morte».
Era nel 115esimo reggimento fanteria che faceva parte della brigata Treviso, nella XIV corpo d’armata, in seconda linea tra il fiume Judrio e l'Isonzo.
Per meriti di guerra venne promosso da sergente ad aiutante di battaglia come risulta anche dai documenti dell’archivio comunale di Barletta che sono stati trovati dal direttore dell’archivio stesso, dottor Michele Grimaldi.
I resti di Doronzo non vennero ritrovati e il suo nome, come racconta ancora Ceccarini, non figura in alcun sacrario della zona. E neppure a Empoli c’è un’epigrafe che lor ricorda.
Al momento, sempre dalle ricerche fatte in archivio comunale, si sa che la moglie era a Empoli negli anni Trenta. Ora l’auspicio è quello che la città abbia memoria del vigile morto in guerra cento anni fa. Magari anche con una semplice iscrizione in cui una vittima di guerra senza tomba possa essere commemorata e il suo sacrificio, come quello dei milioni di vittime delle due guerre mondiali, debba servire a tenere lontano simili atrocità.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Empoli non ha tributato al soldato vigile alcun ricordo a differenza di quella in cui era nato dove gli hanno intitolato una strada. Luigi Doronzo, agricoltore che non sapeva nè leggere e nè scrivere, era arrivato a Firenze nel 1914 per fare il servizio di leva come guardia della città. Ad aprile fece domanda al “Regio commissario” per concorrere al posto di agente comunale. Vinse il concorso e prese servizio. Nel frattempo si era sposato con un’empolese, Nella Cecchi, e nel 1915 diventò padre di Vittorio.
L’anno dopo, però, arrivò la chiamata alle armi. Sul fronte combattè come sergente essendo già agente comunale. E da luglio 1916 ad ottobre 1917 si distinse in tre operazione diverse che gli valsero poi altrettanti riconoscimenti militari.
La prima l’8 luglio 1916 a Oslavia con questa motivazione: «Comandante di una pattuglia condusse con mirabile ardire ed oculatezza i suoi dipendenti, riuscendo ad interrompere, di pieno giorno, nelle trincee nemiche, dopo aver superato due ordini di reticolati, fugato i difensori e fatto un prigioniero».
La seconda medaglia arrivò il 17 novembre a San Pietro di Gorizia: «In occasione di un improvviso e violento attacco nemico in forze, non esitava a balzare fuori dalla trincea - esempio ai suoi dipendenti che con fede lo seguirono - contrattaccando con violento e preciso lancio di bombe a mano e mettendo in fuga gli assalitori». Per questo riconoscimento il consiglio comunale di Empoli gli conferì un plauso.
E, infine, il terzo riconoscimento, per un’azione che lo porterà alla morte nella disfatta il 25 ottobre 1917. Siamo a Cicer vhe, vicino a Caporetto: «Slanciatosi per primo alla testa del proprio plotone al contrattacco durante un’irruzione nemica, trascinava col suo eroico contegno il proprio reparto sulle posizioni contrastate e respingeva il nettamente l’avversario. Mentre poi animava i suoi uomini, cadde colpito a morte».
Era nel 115esimo reggimento fanteria che faceva parte della brigata Treviso, nella XIV corpo d’armata, in seconda linea tra il fiume Judrio e l'Isonzo.
Per meriti di guerra venne promosso da sergente ad aiutante di battaglia come risulta anche dai documenti dell’archivio comunale di Barletta che sono stati trovati dal direttore dell’archivio stesso, dottor Michele Grimaldi.
I resti di Doronzo non vennero ritrovati e il suo nome, come racconta ancora Ceccarini, non figura in alcun sacrario della zona. E neppure a Empoli c’è un’epigrafe che lor ricorda.
Al momento, sempre dalle ricerche fatte in archivio comunale, si sa che la moglie era a Empoli negli anni Trenta. Ora l’auspicio è quello che la città abbia memoria del vigile morto in guerra cento anni fa. Magari anche con una semplice iscrizione in cui una vittima di guerra senza tomba possa essere commemorata e il suo sacrificio, come quello dei milioni di vittime delle due guerre mondiali, debba servire a tenere lontano simili atrocità.
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