Sicurezza
Aggredita nel parco: «Non riesco a ricordare»
La diciassettenne in tv: ero stanca e volevo andare a casa. Desidero tornare lì insieme ai poliziotti
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FUCECCHIO. Alla fine ha parlato, ha detto di non ricordare come sia finita in quel parco dell’Ambrogiana, dove poi è stata ritrovata coperta da un mucchio di foglie la mattina dello scorso 14 ottobre. Lo ha fatto davanti alle telecamere del programma di Rai 1 “La vita in diretta” : il volto coperto, per non renderla riconoscibile.
Un’esperienza devastante per una persona adulta, figuriamoci per una ragazza che sta per diventare donna. Poi la giovane fucecchiese, che è tornata a casa, inizia a parlare: «Faccio fatica a realizzare, i ricordi sono vaghi. Sto pensando a rimettermi, perché voglio tornare come prima». Il racconto va subito a quella serata: «Mi ricordo che i miei amici volevano andare da un’altra parte, però io no, così io ho deciso di aspettare il primo treno per andare a casa. Ero stanca, dopo tutta la serata in discoteca, volevo andare a casa. Volevo andare verso la stazione per questo motivo».
Poi i ricordi si fanno confusi, da quando la ragazza decide che andrà alla stazione: «Per chi non è di Montelupo spiegarlo è difficile, ma c’è tipo una scorciatoia, volevo passare di lì. Ma come sono arrivata al parco non me lo ricordo». C’è, quindi, un buco temporale e mnemonico nei ricordi della diciassettenne, che non si spiega le motivazioni che hanno portato a tutto ciò, oltre a non sapere – almeno per ora – come sia finita nel parco: «Perché a me? Che avrò mai fatto? In parte mi fa paura ricordare ma vorrei tanto farlo, perché così ho tante domande e basta. Al momento non ce la faccio, ci penso tutti i giorni ma niente». Quel parco dove è stata ritrovata, a cui pensa tutti i giorni: «Ci tornerò quando starò meglio, pensavo di tornarci coi poliziotti, magari mi possono aiutare a ricordare qualcosa. Di sicuro non voglio ritornarci da sola». L’ultima frase dimostra che il segno è rimasto e non potrebbe essere diversamente. Dopo la figlia ha parlato il padre, durissimo con chi ha ridotto la figlia in quello stato: «È una cosa disumana. Un conto è litigare ma sembrava l’avessero giustiziata. Aggredita, trascinata e buttata sotto le foglie. Cosa deve fare una ragazza di 17 anni di 40 chilogrammi per meritare una cosa così? Per fortuna adesso sta meglio, sostenuta dai familiari, dagli amici e da tutti quelli che le vogliono bene».
La speranza della famiglia è semplice: «A livello fisico è ancora segnata, a livello psicologico ne avrà per molto tempo. Io spero che mia figlia dimentichi, ma la vedo dura». Insomma, da una parte la ragazza che parla e sostiene di non ricordare come sia finita al parco e perché, sperando di riuscire a togliere la “nebbia” da quegli istanti, il cui pensiero rimane comunque tremendo e devastante. E poi il padre, che spera che la figlia dimentichi l’esperienza più brutta della sua vita, pur sapendo che sarà molto complicato. Nel mezzo l’indagine della polizia, per capire cosa sia capitato in quella maledetta notte montelupina.
Marco Sabia
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Un’esperienza devastante per una persona adulta, figuriamoci per una ragazza che sta per diventare donna. Poi la giovane fucecchiese, che è tornata a casa, inizia a parlare: «Faccio fatica a realizzare, i ricordi sono vaghi. Sto pensando a rimettermi, perché voglio tornare come prima». Il racconto va subito a quella serata: «Mi ricordo che i miei amici volevano andare da un’altra parte, però io no, così io ho deciso di aspettare il primo treno per andare a casa. Ero stanca, dopo tutta la serata in discoteca, volevo andare a casa. Volevo andare verso la stazione per questo motivo».
Poi i ricordi si fanno confusi, da quando la ragazza decide che andrà alla stazione: «Per chi non è di Montelupo spiegarlo è difficile, ma c’è tipo una scorciatoia, volevo passare di lì. Ma come sono arrivata al parco non me lo ricordo». C’è, quindi, un buco temporale e mnemonico nei ricordi della diciassettenne, che non si spiega le motivazioni che hanno portato a tutto ciò, oltre a non sapere – almeno per ora – come sia finita nel parco: «Perché a me? Che avrò mai fatto? In parte mi fa paura ricordare ma vorrei tanto farlo, perché così ho tante domande e basta. Al momento non ce la faccio, ci penso tutti i giorni ma niente». Quel parco dove è stata ritrovata, a cui pensa tutti i giorni: «Ci tornerò quando starò meglio, pensavo di tornarci coi poliziotti, magari mi possono aiutare a ricordare qualcosa. Di sicuro non voglio ritornarci da sola». L’ultima frase dimostra che il segno è rimasto e non potrebbe essere diversamente. Dopo la figlia ha parlato il padre, durissimo con chi ha ridotto la figlia in quello stato: «È una cosa disumana. Un conto è litigare ma sembrava l’avessero giustiziata. Aggredita, trascinata e buttata sotto le foglie. Cosa deve fare una ragazza di 17 anni di 40 chilogrammi per meritare una cosa così? Per fortuna adesso sta meglio, sostenuta dai familiari, dagli amici e da tutti quelli che le vogliono bene».
La speranza della famiglia è semplice: «A livello fisico è ancora segnata, a livello psicologico ne avrà per molto tempo. Io spero che mia figlia dimentichi, ma la vedo dura». Insomma, da una parte la ragazza che parla e sostiene di non ricordare come sia finita al parco e perché, sperando di riuscire a togliere la “nebbia” da quegli istanti, il cui pensiero rimane comunque tremendo e devastante. E poi il padre, che spera che la figlia dimentichi l’esperienza più brutta della sua vita, pur sapendo che sarà molto complicato. Nel mezzo l’indagine della polizia, per capire cosa sia capitato in quella maledetta notte montelupina.
Marco Sabia
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