Il Tirreno

Empoli

Vola il comparto dell’abbigliamento

Vola il comparto dell’abbigliamento

Intesa Sanpaolo: +9,3% nei primi sei mesi 2017. Cna: «Bene, ora serve formazione»

2 MINUTI DI LETTURA





EMPOLI. I numeri dello studio fatto da Intesa Sanpaolo sono eloquenti: il settore abbigliamento dell’Empolese è in salute «ed è una delle realtà distrettuali del comparto che ha meglio saputo cogliere le opportunità presenti sui mercati esteri: tra il 2008 e il 2016 ha aumentato le esportazioni di 220 milioni e con oltre 1,2 miliardi di export nel 2016 si colloca come primo distretto dell’abbigliamento. Il suo ruolo è confermato dall’ampio avanzo commerciale, pari a oltre 880 milioni di euro, il 15% del totale italiano». Uno scenario confermato in parte da Marco Landi, imprenditore del settore e presidente nazionale di Federmoda Cna: «Il trend è positivo, anche se occorre lavorare molto sulla formazione dei giovani».

Nel primo semestre del 2017, «il distretto ha registrato un incremento tendenziale nel primo semestre del 9,3% – scrivono dalla direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo – meglio del dato medio distrettuale dell’abbigliamento che si è attestato al +3,6%. I primi cinque paesi di destinazione delle vendite all’estero coprono circa la metà delle esportazioni e in particolare sono Francia (12%), Svizzera (11%), Stati Uniti (10%), Germania e Hong Kong con un peso del 9% ognuno».

Quest’ultimo elemento di analisi, secondo Landi, è legato al fatto che molte imprese del circondario lavorano per le griffe come contoterzisti. In Francia, in Svizzera e a Hong Kongo si trovano le sedi dei grandi gruppi della moda – dice Landi – ed è chiaro che i dati sull’export rispecchino questa situazione. Ma è altrettanto palese che molte lavorazioni che prima venivano fatte all’estero, oggi sono rientrate in Italia e a Empoli trovano capacità produttive di alta qualità».

Semmai, secondo il presidente nazionale di Cna Federmoda, la chiave di volta sta nel futuro. «Migliorare l’alternanza scuola lavoro è fondamentale – dice – perché il manifatturiero è tornato ad avere una un ruolo occupazionale importante. L’abbigliamento empolese ha retto meglio di molti altri comparti, nonostante il numero delle imprese sia diminuito negli ultimi anni. Resta una realtà di rilievo, ma ha bisogno del ricambio generazionale a livello di manodopera che solo un coordinamento tra istituzioni, scuola e aziende può rendere concreto. La strada è tracciata, ma occorre che tutti ci crediamo». (a.q.)



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web