Gioco
Ragazza picchiata, il medico che l'ha salvata: «L’ho vista nascere, ma non l’ho riconosciuta dal troppo sangue»
La dottoressa del 118 che ha soccorso la ragazza aggredita a Montelupo: «Siamo parenti, in quelle condizioni non ho capito che era lei»
FUCECCHIO. «Era una maschera di foglie e sangue. Guardava nel vuoto, non rispondeva. È stata una scena raccapricciante». Quell’immagine è stampata in maniera indelebile nella mente di Sara Micheli, 37 anni, fucecchiese, il medico del 118 che all’alba di sabato 14 ottobre ha soccorso per prima la diciassettenne aggredita nel parco dell’Ambrogiana a Montelupo. Le due sono parenti. Sara ha visto nascere e crescere quella ragazza ritrovata con il cranio fracassato, nascosta dietro a un muretto dopo essere stata trascinata per centocinquanta metri, lungo il viale Umberto I. L’ha medicata, consolata, accarezzata e accompagnata all’ospedale. Ma ha saputo che si trattava proprio di lei soltanto un paio d’ore dopo, dalla polizia, che nel frattempo aveva raccolto la denuncia di scomparsa dei quattro amici della ragazza.
Durante tutte le operazioni di soccorso non l’aveva riconosciuta: «Sembra paradossale, ma è così. Avevo di fronte il corpo di una bambina in condizioni pietose. Quando gli agenti mi hanno chiesto l’età presunta, ho risposto “tredici anni”. Il volto era completamente ricoperto di sangue, non era possibile neanche stabilire il colore della pelle: l’ho capito soltanto dopo, dal collo, che era di carnagione bianca». E poi c’è un altro particolare rimasto scolpito nel cuore di Sara: «Non ha emesso neanche un suono. Non una parola, neanche un lamento. Era in stato di choc assoluto. Noi cercavamo di stimolarla in tutti i modi. Le chiedevo di dirmi qualcosa, almeno il suo nome. Ma non rispondeva. Teneva gli occhi mezzi aperti e lo sguardo fisso nel vuoto. Era come una bambola di pezza».
La ragazza, ritrovata in gravi condizioni, si è salvata grazie ad alcuni passanti che l’hanno trovata pochi minuti (l’orario non è ancora stato definito con esattezza dagli inquirenti) dopo l’aggressione, avvenuta tra le 6. 20 e le 6. 40. «Quando abbiamo ricevuto la segnalazione di una persona priva di sensi in un parco all’alba, ho pensato si trattasse dell’ennesimo caso di overdose. E invece quando siamo arrivati lì mi sono ritrovata di fronte a tutt’altra cosa: in cinque anni di servizio al 118, ne ho visto tante. Ma era la prima volta che mi trovavo di fronte a una cosa del genere. Certi interventi sono sempre difficili. Ma è chiaro che in quei momenti devo pensare a ciò che c’è da fare e a farlo nel modo giusto. Era in ipotermia, con un trauma cranico e un’emorragia. In quelle condizioni, ha rischiato la vita. Era un ghiacciolo immobile. Se fosse rimasta ancora a lungo distesa in quel parco, non so come sarebbe andata a finire. È stata colpita più volte con qualcosa, aveva vari buchi in testa e perdeva tanto sangue: non riuscivamo neanche a pulirla».
VIDEO. La testimonianza
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Per fortuna però dopo pochi giorni la ragazza è stata dichiarata fuori pericolo, le sue condizioni migliorano costantemente, anche se per il momento resta ricoverata in reparto di degenza ordinaria all’ospedale San Giuseppe di Empoli: «Questo grazie a una serie di fattori che hanno giocato a suo favore: è molto giovane ed è stata trovata poco dopo l’aggressione».
Tuttavia i segni di quella notte drammatica (e dai contorni ancora misteriosi) nel parco montelupino, dopo una serata trascorsa in discoteca con gli amici, resteranno per sempre: «La linea di frattura rimane per tutta la vita. Ma al di là di questo dovrà superare un fortissimo trauma psicologico». Ci vorranno tempo e pazienza.
E Sara è pronta a starle accanto: «Quando sono andata a trovarla la prima volta era ancora nel reparto di rianimazione. Mi ha riconosciuta subito, ovviamente... ci conosciamo da sempre».
Ma di quelle ore maledette, la diciassettenne, continua a non ricordare niente: né dell’aggressione – come ha ribadito ai familiari e agli inquirenti –, né del fatto che sia stata proprio la sua parente Sara Micheli a soccorrerla per prima: «Appena mi ha vista all’ospedale, mi ha detto una cosa che mi ha fatto tanta tenerezza: “Che bei capelli che hai Sara”. I suoi li abbiamo dovuti tagliare durante i soccorsi: erano intrisi di sangue e foglie».
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