Sicurezza
Calendari con il duce scoppia la polemica
L’edicolante che li ha esposti: «Per me come quelli del “Che”»
3 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. Dopo i costumi da bagno con la scritta “Boia chi molla” e i gadget a MiliToscana, al Palaesposizioni, ora sono i calendari del “duce” a far scoppiare un altro caso sugli oggetti con simboli fascisti. Con l’avvicinarsi dell’anno nuovo, gli edicolanti hanno ricevuto dal distributore di zona la pubblicazione “La vita di Mussolini” che contiene il calendario più “un’esclusiva cartellina portadocumenti”. Entrambi riportano sulla copertina l’immagine della testa del dittatore. Sono pubblicazioni in conto vendita che vengono non ordinate ma inviate in automatico agli edicolanti attraverso le agenzie Giorgi di Firenze e Angelo Patuzzi. E vengono stampati dalla Gamma 3000 di Roma.
La scelta degli edicolanti rispetto alla collocazione del calendario con la testa del duce è stata varia. Alcuni li hanno rispediti al mittente. Altri hanno scelto una collocazione negli scaffali bassi e poco in vista.
All’edicola di Villanuova, invece, il calendario littorio non è stato nascosto. Ed è stato esposto senza difficoltà. Da qui è scaturito un dibattito sull’opportunità o meno di quella collocazione, nel centro del negozio, visibile a tutti. Qualcuno ha protestato, altri invece hanno parlato di “libertà che è stata garantita”.
Sicura della sua scelta la proprietaria dell’edicola Serena Nardi che spiega: « Tutti gli anni mi arrivano in conto vendita decine di calendari: da quelli con le donne nude, a quelli per gay. Quelli con le immagini più pornografiche non li espongo ma per gli altri non mi faccio problemi». Anzi: «Metto accanto quello di Mussolini con quello di Che Guevara - va avanti - io sono anarchica, non mi interessano i partiti politici». Dunque per l’edicolante nessuna apologia. E tra il “Che” e il duce riesce a vendere un paio di pubblicazioni.
Ma sull’opportunità di esporre o meno un simbolo legato a una dittatura che ha portato morte e distruzione nel paese? «È una storia del passato, non di attualità e qui ora c’è libertà di pensiero - ribatte - e poi io non mi metto a pensare a questi argomenti. I miei problemi sono altri, inizio a lavorare alle 6,30 la mattina e devo far tornare i conti della mia attività».
Caso mai, conclude, se gli ideali fascisti non devono essere propagandati, «allora non bisogna pubblicare questo materiale - spiega - e non me lo devono inviare. Io rispetto tutte le normative. Ma a questo proposito non mi hanno detto niente».
E in effetti la legge contro l’apologia del fascismo (legge Fiano) che vieta la vendita di gadget nostalgici, che doveva dare una stretta a questo tipo di propaganda, è stata approvata solo alla Camera dei deputati. E ora è passata al Senato.
A Empoli di recente si è mosso il Comune. Dopo che a MiliToscana c’erano in mostra gadget fascisti, la sindaca Brenda Barnini si è impegnata a vietare queste vendite nell’ambito di manifestazione pubbliche come quelle che si svolgono al Palazzo delle Esposizioni. «Non possiamo arrenderci all'abitudine e vedere certe immagini in vetrina o tra i banchi dei mercatini senza provare fastidio, indignazione - aveva detto la sindaca - Empoli antifascista non può accettare, Empoli capitale morale dell'antifascismo toscano deve dire no, Empoli città civile, dove la memoria è un valore attuale e presente deve stigmatizzare questi episodi».(l.a.)
La scelta degli edicolanti rispetto alla collocazione del calendario con la testa del duce è stata varia. Alcuni li hanno rispediti al mittente. Altri hanno scelto una collocazione negli scaffali bassi e poco in vista.
All’edicola di Villanuova, invece, il calendario littorio non è stato nascosto. Ed è stato esposto senza difficoltà. Da qui è scaturito un dibattito sull’opportunità o meno di quella collocazione, nel centro del negozio, visibile a tutti. Qualcuno ha protestato, altri invece hanno parlato di “libertà che è stata garantita”.
Sicura della sua scelta la proprietaria dell’edicola Serena Nardi che spiega: « Tutti gli anni mi arrivano in conto vendita decine di calendari: da quelli con le donne nude, a quelli per gay. Quelli con le immagini più pornografiche non li espongo ma per gli altri non mi faccio problemi». Anzi: «Metto accanto quello di Mussolini con quello di Che Guevara - va avanti - io sono anarchica, non mi interessano i partiti politici». Dunque per l’edicolante nessuna apologia. E tra il “Che” e il duce riesce a vendere un paio di pubblicazioni.
Ma sull’opportunità di esporre o meno un simbolo legato a una dittatura che ha portato morte e distruzione nel paese? «È una storia del passato, non di attualità e qui ora c’è libertà di pensiero - ribatte - e poi io non mi metto a pensare a questi argomenti. I miei problemi sono altri, inizio a lavorare alle 6,30 la mattina e devo far tornare i conti della mia attività».
Caso mai, conclude, se gli ideali fascisti non devono essere propagandati, «allora non bisogna pubblicare questo materiale - spiega - e non me lo devono inviare. Io rispetto tutte le normative. Ma a questo proposito non mi hanno detto niente».
E in effetti la legge contro l’apologia del fascismo (legge Fiano) che vieta la vendita di gadget nostalgici, che doveva dare una stretta a questo tipo di propaganda, è stata approvata solo alla Camera dei deputati. E ora è passata al Senato.
A Empoli di recente si è mosso il Comune. Dopo che a MiliToscana c’erano in mostra gadget fascisti, la sindaca Brenda Barnini si è impegnata a vietare queste vendite nell’ambito di manifestazione pubbliche come quelle che si svolgono al Palazzo delle Esposizioni. «Non possiamo arrenderci all'abitudine e vedere certe immagini in vetrina o tra i banchi dei mercatini senza provare fastidio, indignazione - aveva detto la sindaca - Empoli antifascista non può accettare, Empoli capitale morale dell'antifascismo toscano deve dire no, Empoli città civile, dove la memoria è un valore attuale e presente deve stigmatizzare questi episodi».(l.a.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
