Gioco
Cento studenti nelle aziende patto Confindustria-istituti
Decolla il progetto nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro obbligatoria E la Camera di commercio dà contributi fino a mille euro alle piccole imprese
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EMPOLI. Un patto tra imprese e scuole per far compiere i primi passi agli studenti nell’universo-lavoro. Una “cornice” che definisce ruoli, tempistiche e modalità dell’alternanza obbligatoria per il triennio (400 ore negli istituti tecnici e professionali, 200 ore nei licei). Sono gli obiettivi del protocollo d’intesa, voluto «per assicurare ai giovani l’acquisizione di competenze spendibili sul mercato del lavoro», siglato tra Confindustria dell’Empolese Valdelsa e i dirigenti degli otto istituti superiori, pubblici e privati, del circondario. Un progetto, che prevede il coinvolgimento di 100 studenti e 25 aziende, illustrato dal presidente di Confindustria, Michele Pezza: «Abbiamo lavorato in questi mesi per garantire uno strumento di qualità e ben definito: i ragazzi di terza saranno coinvolti in un’attività di formazione in aula, l’anno successivo andranno direttamente a svolgere attività nelle aziende, mentre per le quinte è previsto un percorso di orientamento».
Pezza chiede a tutti di fare squadra: «Bisogna crederci. Sappiamo che occorrono tempo e risorse da dedicare a questi ragazzi e soprattutto nelle piccole e medie imprese non è semplice. Ma occorre far prevalere il senso di responsabilità, affinché i giovani facciano un percorso utile per loro e, in prospettiva, anche per le aziende. Questi due mondi sono paralleli: dobbiamo abbattere il muro che li separa e farli incontrare e dialogare».
Nell’ottica di sostenere e coinvolgere anche le imprese più piccole, la Camera di commercio di Firenze, ha stanziato un budget di 408.000 euro per il 2017 che saranno distribuiti alle aziende che parteciperanno all’alternanza scuola-lavoro. Un “pacchetto” illustrato da Costanza Ceccarini: «Sappiamo che accogliere studenti in azienda rappresenta per certi versi anche un sacrificio per l’imprenditore, soprattutto nelle realtà piccole o micro. Per questo concediamo 400 euro a chi prende un ragazzo, 800 euro a chi ne accoglie 2 e mille euro se gli studenti sono 3. Le imprese devono solo presentare la domanda, oltre ad iscriversi al registro nazionale per l’alternanza, nato proprio per mettere in contatto aziende e scuole». Soddisfatti i dirigenti, a cominciare da Tommaso Bertelli del Pontormo («È importante che il percorso sia stato ulteriormente codificato») e Lorenzo Melani, presidente della Fondazione Santissima Annunziata («è un’opportunità di crescita importante per i nostri ragazzi»). Daniela Mancini del Ferraris Brunelleschi, aggiunge che «si tratta di un’iniziativa utile, non solo nell’immediato, ma anche per il futuro». E il suo collega Alessandro Marinelli (Virgilio) boccia (come Padre Romeo Piroli del Calasanzio) senza appello i cortei degli studenti organizzati in varie città d’Italia nei giorni scorsi proprio per protestare contro l’alternanza: «Sono state manifestazioni strumentali di chi non conosce l’opportunità. Le difficoltà quando si intraprende un nuovo percorso, ci sono sempre, ma non devono scoraggiarci».
La firma del protocollo riceve il plauso della sindaca Brenda Barnini: «L’obbligo per i ragazzi di effettuare un numero cospicuo di ore di lavoro durante gli anni di studio deve essere considerato un impegno per tutti gli attori del sistema. Con questo spirito abbiamo lavorato per far incontrare e collaborare Confindustria e le scuole superiori. Se vogliamo dare un futuro alla nostra città e ai nostri giovani dobbiamo investire per far rimanere le imprese sul territorio e far crescere una nuova cultura del lavoro che non deve essere considerato un’esperienza alternativa alla scuola ma appunto complementare». (f.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Pezza chiede a tutti di fare squadra: «Bisogna crederci. Sappiamo che occorrono tempo e risorse da dedicare a questi ragazzi e soprattutto nelle piccole e medie imprese non è semplice. Ma occorre far prevalere il senso di responsabilità, affinché i giovani facciano un percorso utile per loro e, in prospettiva, anche per le aziende. Questi due mondi sono paralleli: dobbiamo abbattere il muro che li separa e farli incontrare e dialogare».
Nell’ottica di sostenere e coinvolgere anche le imprese più piccole, la Camera di commercio di Firenze, ha stanziato un budget di 408.000 euro per il 2017 che saranno distribuiti alle aziende che parteciperanno all’alternanza scuola-lavoro. Un “pacchetto” illustrato da Costanza Ceccarini: «Sappiamo che accogliere studenti in azienda rappresenta per certi versi anche un sacrificio per l’imprenditore, soprattutto nelle realtà piccole o micro. Per questo concediamo 400 euro a chi prende un ragazzo, 800 euro a chi ne accoglie 2 e mille euro se gli studenti sono 3. Le imprese devono solo presentare la domanda, oltre ad iscriversi al registro nazionale per l’alternanza, nato proprio per mettere in contatto aziende e scuole». Soddisfatti i dirigenti, a cominciare da Tommaso Bertelli del Pontormo («È importante che il percorso sia stato ulteriormente codificato») e Lorenzo Melani, presidente della Fondazione Santissima Annunziata («è un’opportunità di crescita importante per i nostri ragazzi»). Daniela Mancini del Ferraris Brunelleschi, aggiunge che «si tratta di un’iniziativa utile, non solo nell’immediato, ma anche per il futuro». E il suo collega Alessandro Marinelli (Virgilio) boccia (come Padre Romeo Piroli del Calasanzio) senza appello i cortei degli studenti organizzati in varie città d’Italia nei giorni scorsi proprio per protestare contro l’alternanza: «Sono state manifestazioni strumentali di chi non conosce l’opportunità. Le difficoltà quando si intraprende un nuovo percorso, ci sono sempre, ma non devono scoraggiarci».
La firma del protocollo riceve il plauso della sindaca Brenda Barnini: «L’obbligo per i ragazzi di effettuare un numero cospicuo di ore di lavoro durante gli anni di studio deve essere considerato un impegno per tutti gli attori del sistema. Con questo spirito abbiamo lavorato per far incontrare e collaborare Confindustria e le scuole superiori. Se vogliamo dare un futuro alla nostra città e ai nostri giovani dobbiamo investire per far rimanere le imprese sul territorio e far crescere una nuova cultura del lavoro che non deve essere considerato un’esperienza alternativa alla scuola ma appunto complementare». (f.t.)
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