Attenzione
Aspetta da 7 anni il certificato dell’Inps: a rischio la pensione
di Marco Pagli
Nel 2018 l’insegnante avrà 63 anni e 42 di servizio: dal 2011 chiede invano il rendiconto dei contributi per le supplenze: «Non voglio lavorare fino al 2022»
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EMPOLI. I requisiti li ha tutti, anzianità e anni di servizio. La pensione gli spetterebbe dalla fine dell’anno scolastico in corso. Ma ancora non sa se riuscirà ad andarci a causa di un ritardo – difficile anche ritenerlo tale dopo sette anni e dieci mesi – da parte dell’Inps nell’invio della documentazione relativa ai contributi versati per le supplenze che ha svolto prima di essere assunta a tempo indeterminato.
La storia di Silvana Tempestini, 62enne insegnante di Empoli alla scuola elementare di Ponte a Elsa, ha del surreale. Ma il rischio di dover lavorare altri quattro anni – a tanto ammonta il conteggio del periodo di servizio pre-ruolo – è concreto. Se, infatti, la documentazione dall’Inps non arriverà entro l’inizio del prossimo anno lei non potrà presentare la domanda di pensione nel termine fissato alla fine di febbraio. «In base ai requisiti previdenziali questo dovrebbe essere per me l’ultimo anno di lavoro – spiega la donna – con 63 anni di età (che compirà nel 2018, ndc) e 42 anni di servizio raggiungerò la soglia per la pensione. Solo che ancora non so se riuscirò ad ottenerla. Si tratta di una situazione incredibile: per colpa di un ritardo dello stesso istituto previdenziale rischio di dover rimanere ancora in servizio».
E pensare che Silvana Tempestini si era anche mossa per tempo. Nel 2010 infatti, ben conoscendo le lungaggini legate a questo tipo di procedura, aveva richiesto attraverso la direzione didattica del secondo circolo di Empoli la certificazione dei contributi versati per le supplenze svolte nel periodo pre-ruolo all’Inps. I mesi senza risposta passavano e diventavano anni, ma lei confidava nel fatto che la pratica sarebbe stata affrontata a ridosso della pensione. E così ha continuato ad aspettare, fino a che lo scorso anno ha cominciato a preoccuparsi.
«Ho contattato per diverse volte il call center – prosegue – dove mi davano risposte vaghe, senza mai passarmi nessuno dei responsabili. Nel frattempo ho svolto tutti i passaggi del caso con il patronato e l’ex provveditorato di Firenze. Attraverso loro era emerso che il certificato di servizio per le supplenze contava quattro anni, a cui potevo legare gli anni da dipendente statale a tempo indeterminato. La soglia dei 42 anni l’avrei raggiunta nel 2018. Ma nonostante tutto per poter fare domanda di pensione è necessario il documento dell’Inps che certifica i contributi versati per il periodo pre-ruolo. Negli ultimi mesi ho provato a contattare direttamente l’ufficio Inps di Firenze tramite mail. Alla quarta sollecitazione, il 25 settembre scorso mi hanno risposto che la documentazione mi arriverà a casa per raccomandata. È passato quasi un mese e di questa raccomandata neanche l’ombra». L’incubo che all’innalzamento dell’età pensionabile introdotto dalla riforma Fornero si aggiunga un ostacolo tutto burocratico all’ottenimento del meritato riposo, insomma, per l’insegnante empolese si avvicina. «Questo è inaccettabile – sbotta Silvana – non è possibile dover attendere quasi otto anni un documento che si può ottenere ormai con un clic. Non so più come fare: per colpa loro io rischio di perdere quattro anni di contributi. E poi cosa succederebbe? Dovrei forse lavorare altri 4 anni pur avendo raggiunto i requisiti per la pensione?».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La storia di Silvana Tempestini, 62enne insegnante di Empoli alla scuola elementare di Ponte a Elsa, ha del surreale. Ma il rischio di dover lavorare altri quattro anni – a tanto ammonta il conteggio del periodo di servizio pre-ruolo – è concreto. Se, infatti, la documentazione dall’Inps non arriverà entro l’inizio del prossimo anno lei non potrà presentare la domanda di pensione nel termine fissato alla fine di febbraio. «In base ai requisiti previdenziali questo dovrebbe essere per me l’ultimo anno di lavoro – spiega la donna – con 63 anni di età (che compirà nel 2018, ndc) e 42 anni di servizio raggiungerò la soglia per la pensione. Solo che ancora non so se riuscirò ad ottenerla. Si tratta di una situazione incredibile: per colpa di un ritardo dello stesso istituto previdenziale rischio di dover rimanere ancora in servizio».
E pensare che Silvana Tempestini si era anche mossa per tempo. Nel 2010 infatti, ben conoscendo le lungaggini legate a questo tipo di procedura, aveva richiesto attraverso la direzione didattica del secondo circolo di Empoli la certificazione dei contributi versati per le supplenze svolte nel periodo pre-ruolo all’Inps. I mesi senza risposta passavano e diventavano anni, ma lei confidava nel fatto che la pratica sarebbe stata affrontata a ridosso della pensione. E così ha continuato ad aspettare, fino a che lo scorso anno ha cominciato a preoccuparsi.
«Ho contattato per diverse volte il call center – prosegue – dove mi davano risposte vaghe, senza mai passarmi nessuno dei responsabili. Nel frattempo ho svolto tutti i passaggi del caso con il patronato e l’ex provveditorato di Firenze. Attraverso loro era emerso che il certificato di servizio per le supplenze contava quattro anni, a cui potevo legare gli anni da dipendente statale a tempo indeterminato. La soglia dei 42 anni l’avrei raggiunta nel 2018. Ma nonostante tutto per poter fare domanda di pensione è necessario il documento dell’Inps che certifica i contributi versati per il periodo pre-ruolo. Negli ultimi mesi ho provato a contattare direttamente l’ufficio Inps di Firenze tramite mail. Alla quarta sollecitazione, il 25 settembre scorso mi hanno risposto che la documentazione mi arriverà a casa per raccomandata. È passato quasi un mese e di questa raccomandata neanche l’ombra». L’incubo che all’innalzamento dell’età pensionabile introdotto dalla riforma Fornero si aggiunga un ostacolo tutto burocratico all’ottenimento del meritato riposo, insomma, per l’insegnante empolese si avvicina. «Questo è inaccettabile – sbotta Silvana – non è possibile dover attendere quasi otto anni un documento che si può ottenere ormai con un clic. Non so più come fare: per colpa loro io rischio di perdere quattro anni di contributi. E poi cosa succederebbe? Dovrei forse lavorare altri 4 anni pur avendo raggiunto i requisiti per la pensione?».
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