Attenzione
Fallito un bar nel centro tre condanne per bancarotta
di Matteo Leoni
Cinque anni agli amministratori, marito e moglie. E sette a un consulente Il locale, ora con una nuova gestione estranea ai fatti, si trova in via Roma
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EMPOLI. Tre condanne per bancarotta fraudolenta per il fallimento del bar pasticceria C.Risiamo di via Roma che ora ha una nuova gestione completamente estranea ai fatti in questione. Il collegio della prima sezione penale del tribunale di Firenze, presidente Emma Boncompagni, ha condannato i titolari e un consulente ai sensi della legge fallimentare.
Cinque anni e sei mesi di reclusione per i fiorentini Tania Bussotti, 42 anni, e Fabio Gelli, entrambi residenti a Calenzano, considerati gli amministratori di fatto della società. Sette anni di reclusione per il consulente Luciano Emili, 71 anni, originario di Civitanova Marche. Quest'ultimo sarebbe l'ideatore delle concatenazioni societarie, realizzate anche tramite prestanome, ordite per mantenere la disponibilità del locale, sgravandolo in modo illecito dai debiti accumulati. La società originaria, la G&B srl, aveva come amministratore unico Tania Bussotti e come amministratore di fatto Fabio Gelli. Fallita nel 2011, nel 2009 la G&B aveva accumulato 883mila euro di debiti, di cui 472mila verso l'Erario. Messa in liquidazione la società, il bar nel 2009 fu dato in affitto, come ramo d'azienda e a cifre simboliche, a un'altra società, appunto la C.Risiamo srl, appositamente costituita nel maggio dello stesso anno.
Una sorta di 'bad company', su cui secondo l'accusa furono scaricati i rapporti con fornitori e banche. Formalmente intestata all'anziana madre di Gelli, la srl continuò ad operare negli stessi locali di prima, con gli stessi macchinari e con gli stessi dipendenti.
La società pertanto, apparentemente senza alcuna contropartita, acquisì il portafoglio clienti della precedente e ne conservò il know how. Il passo successivo nel 2010, quando la locazione con questa srl fu sciolta. Il bar, almeno formalmente libero da debiti, fu affittato da un'altra società, la Bio srl, le cui quote sociali erano divise tra Bussotti, Gelli e l'anziana madre di quest'ultimo. Nello stesso periodo, con la revoca dello stato di liquidazione, una prestanome diventò amministratore unico della società fallita G&B srl, ormai inesistente, che cedette le sue quote a una nuova società, la Nemex Company srl, mentre il bar negli anni ha continuato a produrre ricavi. Una serie di tentativi di eludere i creditori che non sono sfuggiti agli investigatori della guardia di finanza di Empoli, che hanno svolto le indagini coordinate dal pm Paolo Barlucchi portando poi al processo conclusosi ieri a Firenze. Il tribunale fiorentino ha anche condannato i tre imputati al risarcimento dei danni a favore della parte civile (la curatela del fallimento) stabilendo una provvisionale di 200 mila euro. Emessa anche un ordinanza di sequestro preventivo delle quote sociali della società oberata di debiti, quella intestata all'anziana madre di Gelli, oltre ad aver nominato un custode giudiziale. Adesso il bar è in amministrazione giudiziaria, e la sua attività viene sorvegliata dalla magistratura.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Cinque anni e sei mesi di reclusione per i fiorentini Tania Bussotti, 42 anni, e Fabio Gelli, entrambi residenti a Calenzano, considerati gli amministratori di fatto della società. Sette anni di reclusione per il consulente Luciano Emili, 71 anni, originario di Civitanova Marche. Quest'ultimo sarebbe l'ideatore delle concatenazioni societarie, realizzate anche tramite prestanome, ordite per mantenere la disponibilità del locale, sgravandolo in modo illecito dai debiti accumulati. La società originaria, la G&B srl, aveva come amministratore unico Tania Bussotti e come amministratore di fatto Fabio Gelli. Fallita nel 2011, nel 2009 la G&B aveva accumulato 883mila euro di debiti, di cui 472mila verso l'Erario. Messa in liquidazione la società, il bar nel 2009 fu dato in affitto, come ramo d'azienda e a cifre simboliche, a un'altra società, appunto la C.Risiamo srl, appositamente costituita nel maggio dello stesso anno.
Una sorta di 'bad company', su cui secondo l'accusa furono scaricati i rapporti con fornitori e banche. Formalmente intestata all'anziana madre di Gelli, la srl continuò ad operare negli stessi locali di prima, con gli stessi macchinari e con gli stessi dipendenti.
La società pertanto, apparentemente senza alcuna contropartita, acquisì il portafoglio clienti della precedente e ne conservò il know how. Il passo successivo nel 2010, quando la locazione con questa srl fu sciolta. Il bar, almeno formalmente libero da debiti, fu affittato da un'altra società, la Bio srl, le cui quote sociali erano divise tra Bussotti, Gelli e l'anziana madre di quest'ultimo. Nello stesso periodo, con la revoca dello stato di liquidazione, una prestanome diventò amministratore unico della società fallita G&B srl, ormai inesistente, che cedette le sue quote a una nuova società, la Nemex Company srl, mentre il bar negli anni ha continuato a produrre ricavi. Una serie di tentativi di eludere i creditori che non sono sfuggiti agli investigatori della guardia di finanza di Empoli, che hanno svolto le indagini coordinate dal pm Paolo Barlucchi portando poi al processo conclusosi ieri a Firenze. Il tribunale fiorentino ha anche condannato i tre imputati al risarcimento dei danni a favore della parte civile (la curatela del fallimento) stabilendo una provvisionale di 200 mila euro. Emessa anche un ordinanza di sequestro preventivo delle quote sociali della società oberata di debiti, quella intestata all'anziana madre di Gelli, oltre ad aver nominato un custode giudiziale. Adesso il bar è in amministrazione giudiziaria, e la sua attività viene sorvegliata dalla magistratura.
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