Sicurezza
le azioni urgenti
Sindacati dal prefetto: «Ora vogliamo i fatti»
EMPOLI. Non è stata ancora decisa la data dell’autopsia del muratore morto dopo una caduta da sette metri al capannone dell’Unilabel, a Pozzale, giovedì mattina. E sono ancora in corso gli...
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EMPOLI. Non è stata ancora decisa la data dell’autopsia del muratore morto dopo una caduta da sette metri al capannone dell’Unilabel, a Pozzale, giovedì mattina.
E sono ancora in corso gli accertamenti da parte dell’Asl e della magistratura per stabilire la dinamica dell’infortunio che ha provocato la morte di Guerino Elia, 46 anni, di Poggio a Caiano, che stava facendo una riparazione sulla copertura del capannone.
Nel frattempo la richiesta delle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil di un incontro con il prefetto di Firenze Alessio Giuffrida è stata accolta. Nello stesso tempo, la Cgil si è mossa anche a livello locale con un appello alle istituzioni, quello di dar luogo a un tavolo permanente sugli infortuni sul lavoro in modo da poter aumentare i controlli nelle aziende.
«Purtroppo scontiamo il fatto che le nostre imprese hanno una media di poco più di quattro addetti - spiega Sergio Luschi, coordinatore della Camera del lavoro di Empoli - e gli ispettori del lavoro per la provincia di Firenze sono 9 o 10 soli. Per cui facendo un calcolo veloce un’azienda avrà una verifica una volta ogni venti anni circa. E poi bisogna dire la crisi ha abbassato le risorse per i controlli».
«I lavoratori ci dicono che spesso non denunciano neppure l’infortunio per paura di perdere il posto - va avanti Sergio Luschi - e allora non bisogna essere indignati e basta». «Siamo nella fase in cui abbiamo bisogno di fatti concreti - continua Giuseppe Dentato della Filtem Cgil - basta con il cordoglio e i comunicati stampa quando arrivano le tragedie , bisogna pensare anche a un a riorganizzazione dei livelli ispettivi delocalizzando per esempio le agenzie nelle zone industriali . Oppure ancora: stiamo pensando anche ad istituire un telefono bianco».
«Ci troviamo in una situazione assurda - aggiunge Edmond Velaj del settore tessili e chimici - le leggi mettono il lavoratore in una botte di ferro ma poi nella realtà dei fatti il lavoratore non si trova affatto in una botte di ferro».
Dopo l’appello alle istituzioni e alle imprese, alle associazioni di categoria la Cgil si dice pronta anche a organizzare al più presto una mobilitazione di tutta l’area. (l.a.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
E sono ancora in corso gli accertamenti da parte dell’Asl e della magistratura per stabilire la dinamica dell’infortunio che ha provocato la morte di Guerino Elia, 46 anni, di Poggio a Caiano, che stava facendo una riparazione sulla copertura del capannone.
Nel frattempo la richiesta delle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil di un incontro con il prefetto di Firenze Alessio Giuffrida è stata accolta. Nello stesso tempo, la Cgil si è mossa anche a livello locale con un appello alle istituzioni, quello di dar luogo a un tavolo permanente sugli infortuni sul lavoro in modo da poter aumentare i controlli nelle aziende.
«Purtroppo scontiamo il fatto che le nostre imprese hanno una media di poco più di quattro addetti - spiega Sergio Luschi, coordinatore della Camera del lavoro di Empoli - e gli ispettori del lavoro per la provincia di Firenze sono 9 o 10 soli. Per cui facendo un calcolo veloce un’azienda avrà una verifica una volta ogni venti anni circa. E poi bisogna dire la crisi ha abbassato le risorse per i controlli».
«I lavoratori ci dicono che spesso non denunciano neppure l’infortunio per paura di perdere il posto - va avanti Sergio Luschi - e allora non bisogna essere indignati e basta». «Siamo nella fase in cui abbiamo bisogno di fatti concreti - continua Giuseppe Dentato della Filtem Cgil - basta con il cordoglio e i comunicati stampa quando arrivano le tragedie , bisogna pensare anche a un a riorganizzazione dei livelli ispettivi delocalizzando per esempio le agenzie nelle zone industriali . Oppure ancora: stiamo pensando anche ad istituire un telefono bianco».
«Ci troviamo in una situazione assurda - aggiunge Edmond Velaj del settore tessili e chimici - le leggi mettono il lavoratore in una botte di ferro ma poi nella realtà dei fatti il lavoratore non si trova affatto in una botte di ferro».
Dopo l’appello alle istituzioni e alle imprese, alle associazioni di categoria la Cgil si dice pronta anche a organizzare al più presto una mobilitazione di tutta l’area. (l.a.)
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