Il Tirreno

Empoli

Trecento sogni in coda per un posto di lavoro

di Marco Pagli
Trecento sogni in coda per un posto di lavoro

Studenti, disoccupati cinquantenni e migranti faccia a faccia con gli imprenditori Giulia: «Cerco un’opportunità per non fuggire». Stefano: «Ci provo, ma è dura»

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EMPOLI. Un piccolo chiostro si trasforma in uno spaccato del Paese reale. Quello che attraverso gli schermi televisivi e le colonne dei giornali viene presentato quotidianamente come orizzonte a cui guardare per capire i problemi del nostro tempo vibra tra i colonnati del Cenacolo degli Agostiniani di Empoli. Il giovane appena diplomato o ad un passo dalla laurea, che cerca il suo primo impiego. Il cinquantenne con una carriera lavorativa bruscamente interrotta da una crisi fatta di licenziamenti e profitti da inseguire altrove. E poi il migrante, pronto a cogliere ogni occasione di lavoro, che magari è in attesa del riconoscimento di rifugiato ma che non vuole attendere con le mani in mano. Eccolo, il Paese reale. Ecco l’orizzonte a cui guardare per capire i problemi del nostro tempo.

L’occasione è un evento che ha come obiettivo mettere in contatto domanda e offerta di lavoro: si chiama “Imprese al centro”, la nuova faccia di un format già collaudato che per tre anni si è chiamato “Bussola del Lavoro”. Ordinatamente, dai modesti tavoli sotto il colonnato del chiostro una ventina di imprenditori di aziende del territorio provano ad afferrare quell’orizzonte, a farne carburante per la propria attività. Non sempre è facile, ma a volte si riesce a trasformare questo fiume impetuoso di aspirazioni in posti di lavoro. Ciò che dimostra il primo della due giorni della manifestazione è che a scoperchiare il vaso di Pandora spesso i risultati arrivano. E i risultati parlano di 180 colloqui già fissati il primo giorno e di oltre 300 persone passate solo a lasciare un curriculum o a raccogliere contatti e informazioni.

Tra queste ci sono anche le facce appena tinteggiate. C’è Giulia Zannelli, 26 anni, di Empoli, che tra una settimana discuterà la sua tesi magistrale in giurisprudenza. «Sono passata per conoscere le aziende del territorio che potrebbero un domani offrirmi un impiego – spiega – l’alternativa è andare all’estero, che per i giovani laureati spesso diventa l’unica possibilità di mettere a frutto i propri studi. Ma non mi voglio arrendere». Nella fila accanto due ragazze giovani ascoltano e annuiscono. Si sono diplomate pochi anni fa e da allora sono in cerca di occupazione: Uma vorrebbe trovare un posto da impiegata, Cristina vorrebbe un lavoro al pubblico, commessa o cameriera. «Abbiamo mandato curriculum – raccontano – in alcuni casi abbiamo svolto dei colloqui, ma la risposta finora è stata sempre la stessa: “le faremo sapere”. Abbiamo poco più di vent’anni e per ora è stato molto difficile riuscire ad entrare nel mondo del lavoro. Speriamo che da qui possa uscire un’opportunità». Sul contraltare c’è Stefano Chiti, 53 anni, partito da Pistoia. Lui un lavoro a tempo indeterminato ce l’aveva, fino a quando la vigilia di Natale di due anni fa – proprio così, la lettera di licenziamento l’ha ricevuta il 24 dicembre 2015 – si è ritrovato senza occupazione. «Lavoravo in un’azienda che produceva arredamento da esterni – spiega – nel giro di pochi mesi hanno deciso che non era più economico continuare a stare in Toscana e si sono trasferiti in Nord Italia, licenziando tutti. Non è facile ritrovarsi senza impiego a cinquant’anni, con una professionalità già maturata ma lontani dalla pensione di quasi venti anni. Sto cercando di ricollocarmi, ma il momento non è dei migliori». E poi c’è chi come Jackson Frimpong, 30 anni originario del Ghana, una speranza sul futuro dell’Italia la vuole conservare. «Sono fuggito due anni fa da una situazione difficilissima nel mio Paese – dice – e sono in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato. In questo periodo ho già lavorato in aziende agricole e ditte edili per alcuni mesi. Mi adatto a tutto perché qui mi trovo bene e vorrei continuare a viverci».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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