Il dolore
Silicosi, condannati datore di lavoro e medico
L’operaio di una ditta empolese si ammalò nonostante di una malattia considerata debellata
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EMPOLI. Il tribunale di Firenze, giudice monocratico Maria Filomena De Cecco, ha condannato a un anno di reclusione, con sospensione della pena e senza menzione, il datore di lavoro e il medico di un’azienda di Empoli dove una vetreria, nato nel 1968, si ammalò di silicosi, malattia che sembrava debellata e che tra Ottocento e Novecento era nota per colpire minatori, operai delle cave e di vetrerie.
Il processo è nato da un’inchiesta della procura della Repubblica per violazione delle norme di prevenzione infortuni e malattie professionali.
La sentenza è stata pronunciata ieri al termine di un processo per lesioni gravissime colpose. L’accusa, sostenuta dal pm Filippo Focardi, ha evidenziato che la patologia è da attribuire alla mancanza di prevenzione nelle fasi di lavorazione della silice, a cui era addetto l’operaio (che non si è costituito parte civile nel processo) che rimase esposto anni all’inalazione giornaliera di polveri di silice cristallina.
Per il pubblico ministero, il datore di lavoro avrebbe dovuto prendere le misure necessarie – previste dalla normativa – per proteggere il dipendente, nonostante il lavoratore inalasse per anni dosi massicce di silice cristallina in polvere, sostanza che gli ha causato una malattia irreversibile.
Ee il medico dell’azienda è invece accusato di non aver organizzato i controlli specifici, tipo disporre periodicamente radiografie ai polmoni degli addetti, pur essendo il settore a rischio e nonostante le chiare prescrizioni in merito stabilite dalle normative vigenti.
L’operaio a causa della silicosi fu costretto a lasciare l’azienda nel 2011, dopo che ci aveva lavorato per quattordici anni, a partire dal 1997.
I materiali usati dalla ditta di Empoli, risultano del tutto innocui per i clienti che acquistano il prodotto finito, ma – è stato spiegato – durante i processi di lavorazione possono essere particolarmente rischiosi per i lavoratori del settore poiché sono molto ricchi di quarzo che, con taglio e molatura industriale, sprigiona elevati quantitativi di polvere di silice.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il processo è nato da un’inchiesta della procura della Repubblica per violazione delle norme di prevenzione infortuni e malattie professionali.
La sentenza è stata pronunciata ieri al termine di un processo per lesioni gravissime colpose. L’accusa, sostenuta dal pm Filippo Focardi, ha evidenziato che la patologia è da attribuire alla mancanza di prevenzione nelle fasi di lavorazione della silice, a cui era addetto l’operaio (che non si è costituito parte civile nel processo) che rimase esposto anni all’inalazione giornaliera di polveri di silice cristallina.
Per il pubblico ministero, il datore di lavoro avrebbe dovuto prendere le misure necessarie – previste dalla normativa – per proteggere il dipendente, nonostante il lavoratore inalasse per anni dosi massicce di silice cristallina in polvere, sostanza che gli ha causato una malattia irreversibile.
Ee il medico dell’azienda è invece accusato di non aver organizzato i controlli specifici, tipo disporre periodicamente radiografie ai polmoni degli addetti, pur essendo il settore a rischio e nonostante le chiare prescrizioni in merito stabilite dalle normative vigenti.
L’operaio a causa della silicosi fu costretto a lasciare l’azienda nel 2011, dopo che ci aveva lavorato per quattordici anni, a partire dal 1997.
I materiali usati dalla ditta di Empoli, risultano del tutto innocui per i clienti che acquistano il prodotto finito, ma – è stato spiegato – durante i processi di lavorazione possono essere particolarmente rischiosi per i lavoratori del settore poiché sono molto ricchi di quarzo che, con taglio e molatura industriale, sprigiona elevati quantitativi di polvere di silice.
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