Attenzione
La strada dell’amore tra siringhe e degrado dilagante
Il vicolo di Fucecchio caro agli innamorati abbandonato a se stesso. Il rammarico di un marito che lì ha conosciuto sua moglie
FUCECCHIO. Una volta la chiamavano la “strada dell’amore”, perché qui nascevano i primi amori, le prime cotte. Una stradina sterrata a lato delle scarelle che portano da viale Buozzi a Fucecchio alto, accanto al poggio Salamartano e alla collegiata. Ma oggi, purtroppo, più che di strada dell’amore si dovrebbe parlare di “strada delle siringhe”, visto quante ce ne sono a terra. Nei giorni scorsi ce ne erano almeno 5, tutte delle stesso tipo; alcune rotte, altre no, nessuna col cappuccio. Metterci un piede sopra non è improbabile, anche perché alcune sono seminascoste dall’erba e dalle foglie cadute a terra.
Si tratta delle classiche siringhe da insulina, che come utilizzo alternativo vengono impiegate per iniezioni intramuscolo o endovena di eroina. Tutt’attorno si percepisce l’odore nauseabondo delle deiezioni dei cani, lasciate lì da padroni maleducati, oltre a qualche rifiuto lasciato qua e là. Senza dimenticare che anche i cani stessi potrebbero finire per calpestare una di queste siringhe. Il tutto in una stradina – contornata da una parte dal muro di cinta e dagli olivi dall’altra – che ha un valore affettivo soprattutto per quegli “insuesi” che erano giovani negli anni sessanta e settanta, che oggi amano magari fare una passeggiata su quella stradina, ripensando alla loro spensierata giovinezza.
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Uno di loro, Vittorio Fanciullacci, ha voluto spiegare il significato di quel vicolo, dove ha conosciuto la moglie, Clarissana Paolicchi: «Negli anni Sessanta quella strada era usata dagli insuesi per scendere giù: gli uomini andavano a lavorare nei calzaturifici, le donne nei calzifici, quindi è normale che da quella strada ci fosse molto “transito”. Qui nascevano le prime cotte e spesso all’imbrunire le coppie si appartavano; si può dire che a quell’ora, ma non di notte, succedeva sempre qualcosa. È una strada cui soprattutto gli insuesi dell’epoca sono molto legati, perché ha rappresentato uno spicchio della nostra gioventù. Anche io ho conosciuto mia moglie lì: andavo al calzaturificio, lei al calzificio. Ci siamo innamorati e siamo ancora sposati».
Ma che effetto fa vedere lo stato attuale di questo vicolo? «È un dramma, ci passo tutti i giorni – dice – Dispiace vederlo così, quando con le siringhe, quando con le bici rubate. Dovremmo tornare a vivere questi luoghi, anche se c’è paura, viste le persone che lo frequentano».
A Fucecchio, le siringhe usate venivano abbandonate nel piazzale del palazzetto (pure vicino al fontanello) o in piazza XX Settembre. Qualche mese fa una siringa venne addirittura infilata dentro uno dei parchimetri di viale Buozzi, accanto all’entrata della casa del fanciullo.
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