La manifestazione
Scambia i carabinieri per clienti: bloccato con roncola e cocaina
di Francesco Turchi
È il dodicesimo arrestato dall’Arma in diciotto mesi nel regno dello spaccio, ma il giudice l’ha già rimesso in libertà
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FUCECCHIO. Quando ha visto quei due uomini scendere di macchina, ha pensato che fossero clienti. E li ha lasciati avvicinare, senza scappare. Ma in realtà erano carabinieri, che l’hanno immobilizzato, gli hanno strappato di mano una roncola di ventotto centimetri e l’hanno perquisito, trovando trentuno dosi di cocaina. Lui, marocchino di 33 anni, è il dodicesimo arrestato (anche se già rimesso in libertà dopo meno di 24 ore) in diciotto mesi di blitz senza sosta nei boschi delle Cerbaie.
Un’offensiva scattata a inizio 2016, di fronte a una situazione ormai fuori controllo. Un “regno dello spaccio” difeso con l’aiuto di sentinelle che si arrampicano sugli alberi e monitorano gli arrivi, pronti a far scattare l’allarme in caso di intrusioni “nemiche”. Spacciatori che vivono nel bosco (in passato i carabinieri hanno più volte trovato, e distrutto, degli accampamenti), spesso armati (di machete, roncola o bastoni) fiancheggiati dagli stessi clienti, spesso italiani, che garantiscono loro cibo e tutto ciò che serve per vivere, in cambio di uno sconto sulla dose. Un anno e mezzo fa, un vertice tra prefetti, sindaci e vertici provinciali delle forze dell’ordine (il territorio delle Cerbaie che attraversa i comuni di Fucecchio, Castelfranco, Santa Croce, Santa Maria a Monte, Bientina e Altopascio), servì a mettere a punto la task-force, che ha visto i carabinieri della compagnia di Empoli impegnati costantemente in un’azione di “disturbo” nell’area boschiva scelta come base operativa da un gruppo di nordafricani che smercia cocaina e hashish (mentre l’eroina viene gestita dagli albanesi) a clienti che arrivano dalle province limitrofe: Monsummano Terme, Montecatini, Altopascio, ma anche dal Pisano, oltre che dall’Empolese. Giorno e notte. I controlli costanti, in borghese e in divisa – coordinati dal capitano della compagnia di Empoli, Giorgio Guerrini – hanno dato risultati importanti: dodici arrestati (anche se nessuno di loro nel frattempo è ancora in carcere), 30 chilogrammi di hashish sequestrati, oltre a 400 grammi di eroina e a due etti di cocaina.
Ma il fenomeno non è ancora debellato. Perché l’area è immensa e gli spacciatori – quando sentono il fiato sul collo – si spostano: da Massarella a Poggioni, da Galleno a Torre. E viceversa. Però le “postazioni” sono praticamente dimezzate e gli spacciatori hanno la vita decisamente più difficile. Perché quasi ogni giorno, insieme a quella dei clienti, ricevono anche la “visita” dei militari. Talvolta riescono a fuggire, a far perdere le loro tracce nel bosco. Ma spesso finiscono in trappola. Anche se poi vengono rimessi in libertà nel giro di poco tempo, e tornano nel loro regno. Pronti a nuove fughe, lunghe anche chilometri, braccati dalle forze dell’ordine.
Che – con i continui blitz – puntano almeno a rovinare “la piazza” ai venditori, con una presenza costante di militari che serve anche per “convincere” i clienti a restare alla larga per non finire nei guai. Una task-force che ha costretto i malviventi a cambiare strategia. Per esempio, prima nascondevano la droga direttamente nel bosco. Ma dopo una raffica di sequestri (anche con l’ausilio del cane-007), ora difficilmente la lasciano incustodita. Semmai preferiscono portarla con sé, anche se può essere più rischioso in caso di arresto. Come è accaduto martedì sera.
Il marocchino, senza fissa dimora ed irregolare sul territorio nazionale, stavolta non ha fatto in tempo a scappare. E dal bosco di Poggioni (nel comune di Cerreto Guidi) è finito dritto nella caserma di via Tripoli insieme alla sua roncola di e alle trentuno dosi di cocaina (circa 45 grammi) già pronte per essere immesse sul mercato. Ieri il giudice ha convalidato l’arresto, ma l’ha rimesso in libertà in attesa del processo, disponendo il divieto di tornare in provincia di Firenze. Con il rischio, concreto, che in realtà sia già tornato alle Cerbaie. Fino al prossimo inseguimento.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un’offensiva scattata a inizio 2016, di fronte a una situazione ormai fuori controllo. Un “regno dello spaccio” difeso con l’aiuto di sentinelle che si arrampicano sugli alberi e monitorano gli arrivi, pronti a far scattare l’allarme in caso di intrusioni “nemiche”. Spacciatori che vivono nel bosco (in passato i carabinieri hanno più volte trovato, e distrutto, degli accampamenti), spesso armati (di machete, roncola o bastoni) fiancheggiati dagli stessi clienti, spesso italiani, che garantiscono loro cibo e tutto ciò che serve per vivere, in cambio di uno sconto sulla dose. Un anno e mezzo fa, un vertice tra prefetti, sindaci e vertici provinciali delle forze dell’ordine (il territorio delle Cerbaie che attraversa i comuni di Fucecchio, Castelfranco, Santa Croce, Santa Maria a Monte, Bientina e Altopascio), servì a mettere a punto la task-force, che ha visto i carabinieri della compagnia di Empoli impegnati costantemente in un’azione di “disturbo” nell’area boschiva scelta come base operativa da un gruppo di nordafricani che smercia cocaina e hashish (mentre l’eroina viene gestita dagli albanesi) a clienti che arrivano dalle province limitrofe: Monsummano Terme, Montecatini, Altopascio, ma anche dal Pisano, oltre che dall’Empolese. Giorno e notte. I controlli costanti, in borghese e in divisa – coordinati dal capitano della compagnia di Empoli, Giorgio Guerrini – hanno dato risultati importanti: dodici arrestati (anche se nessuno di loro nel frattempo è ancora in carcere), 30 chilogrammi di hashish sequestrati, oltre a 400 grammi di eroina e a due etti di cocaina.
Ma il fenomeno non è ancora debellato. Perché l’area è immensa e gli spacciatori – quando sentono il fiato sul collo – si spostano: da Massarella a Poggioni, da Galleno a Torre. E viceversa. Però le “postazioni” sono praticamente dimezzate e gli spacciatori hanno la vita decisamente più difficile. Perché quasi ogni giorno, insieme a quella dei clienti, ricevono anche la “visita” dei militari. Talvolta riescono a fuggire, a far perdere le loro tracce nel bosco. Ma spesso finiscono in trappola. Anche se poi vengono rimessi in libertà nel giro di poco tempo, e tornano nel loro regno. Pronti a nuove fughe, lunghe anche chilometri, braccati dalle forze dell’ordine.
Che – con i continui blitz – puntano almeno a rovinare “la piazza” ai venditori, con una presenza costante di militari che serve anche per “convincere” i clienti a restare alla larga per non finire nei guai. Una task-force che ha costretto i malviventi a cambiare strategia. Per esempio, prima nascondevano la droga direttamente nel bosco. Ma dopo una raffica di sequestri (anche con l’ausilio del cane-007), ora difficilmente la lasciano incustodita. Semmai preferiscono portarla con sé, anche se può essere più rischioso in caso di arresto. Come è accaduto martedì sera.
Il marocchino, senza fissa dimora ed irregolare sul territorio nazionale, stavolta non ha fatto in tempo a scappare. E dal bosco di Poggioni (nel comune di Cerreto Guidi) è finito dritto nella caserma di via Tripoli insieme alla sua roncola di e alle trentuno dosi di cocaina (circa 45 grammi) già pronte per essere immesse sul mercato. Ieri il giudice ha convalidato l’arresto, ma l’ha rimesso in libertà in attesa del processo, disponendo il divieto di tornare in provincia di Firenze. Con il rischio, concreto, che in realtà sia già tornato alle Cerbaie. Fino al prossimo inseguimento.
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