La protesta
«Col piano dell’Asl meno obblighi per le famiglie»
EMPOLI. «La nostra proposta è chiara. Ora aspettiamo che gli enti aderiscano, ma è chiaro che sarebbe un bel vantaggio per i genitori». Renzo Berti, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl...
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EMPOLI. «La nostra proposta è chiara. Ora aspettiamo che gli enti aderiscano, ma è chiaro che sarebbe un bel vantaggio per i genitori». Renzo Berti, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl Toscana Centro sembra essere seduto sul divano di casa sua ad attendere mail e telefonate di rappresentanti istituzionali per l’ok al piano che farebbe ricadere tutto l’iter per le vaccinazioni sulle spalle dell’azienda sanitaria. In realtà, queste sono ore piuttosto frenetiche per un tema caldo in vista dell’inizio della scuola. «Credo che entro la fine della settimana arriverà la decisione», aggiunge.
Anche perché il tempo stringe. Il 10 settembre si avvicina e per quel giorno, in teoria, le famiglie dovrebbero aver dimostrato l’avvenuta vaccinazione dei loro figlio. E per quelli che non lo sono, basterebbe aver prenotato l’appuntamento col medico per l’iniezione. «La legge imporrebbe questi termini, è vero – spiega Berti – Ma se passa la nostra proposta tutta la preoccupazione di queste ore su cosa le famiglie devono fare per mettersi in regola svanirebbe». Già, perché se i Comuni accettano l’idea dell’Asl, si tratterebbe d’incrociare i dati dell’azienda sanitaria con quelli degli uffici scolastici. E quando viene trovato un caso da analizzare per palese mancanza di vaccini o per errori o dimenticanze di trascrizioni, sarebbe l’Asl a mettersi in contatto con la famiglia per capire la natura dell’anomalia.
Insomma, tutto sarebbe più semplice. Anche perché, come spiega Berti, «l’obiettivo della legge è arrivare al prossimo anno scolastico con una vaccinazione dagli zero ai sedici anni pressoché totale. E comunque, l’idea che abbiamo noi non è obbligatoria per i Comuni. Certo, si sta discutendo a livello regionale se farla diventare una linea guida uguale per tutte le Asl. Ma un’amministrazione può tranquillamente seguire un proprio iter a cui poi subentreremmo noi per l’incrocio dei dati».
In realtà, però, la mole di studenti coinvolti dalle vaccinazioni corrisponde a 30mila tra bambini e ragazzi nel circondario. E se ci fosse uniformità tra gli enti non sarebbe poi così male. In special modo per le famiglie che, sulla scia dei casi di meningite che hanno colpito questo territorio negli ultimi anni, hanno provveduto a vaccinare i loro figli. «Nell’Empolese Valdelsa – dice Paolo Filidei, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Empoli – abbiamo l’80% dei pediatri che hanno provveduto alla vaccinazione dei loro pazienti. Mentre la stima che facciamo, rispetto ai 30mila che vanno a scuola dagli asili nido alla seconda superiore, è che il 7% abbia anomalie rispetto alle vaccinazioni».
Anche perché il tempo stringe. Il 10 settembre si avvicina e per quel giorno, in teoria, le famiglie dovrebbero aver dimostrato l’avvenuta vaccinazione dei loro figlio. E per quelli che non lo sono, basterebbe aver prenotato l’appuntamento col medico per l’iniezione. «La legge imporrebbe questi termini, è vero – spiega Berti – Ma se passa la nostra proposta tutta la preoccupazione di queste ore su cosa le famiglie devono fare per mettersi in regola svanirebbe». Già, perché se i Comuni accettano l’idea dell’Asl, si tratterebbe d’incrociare i dati dell’azienda sanitaria con quelli degli uffici scolastici. E quando viene trovato un caso da analizzare per palese mancanza di vaccini o per errori o dimenticanze di trascrizioni, sarebbe l’Asl a mettersi in contatto con la famiglia per capire la natura dell’anomalia.
Insomma, tutto sarebbe più semplice. Anche perché, come spiega Berti, «l’obiettivo della legge è arrivare al prossimo anno scolastico con una vaccinazione dagli zero ai sedici anni pressoché totale. E comunque, l’idea che abbiamo noi non è obbligatoria per i Comuni. Certo, si sta discutendo a livello regionale se farla diventare una linea guida uguale per tutte le Asl. Ma un’amministrazione può tranquillamente seguire un proprio iter a cui poi subentreremmo noi per l’incrocio dei dati».
In realtà, però, la mole di studenti coinvolti dalle vaccinazioni corrisponde a 30mila tra bambini e ragazzi nel circondario. E se ci fosse uniformità tra gli enti non sarebbe poi così male. In special modo per le famiglie che, sulla scia dei casi di meningite che hanno colpito questo territorio negli ultimi anni, hanno provveduto a vaccinare i loro figli. «Nell’Empolese Valdelsa – dice Paolo Filidei, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Empoli – abbiamo l’80% dei pediatri che hanno provveduto alla vaccinazione dei loro pazienti. Mentre la stima che facciamo, rispetto ai 30mila che vanno a scuola dagli asili nido alla seconda superiore, è che il 7% abbia anomalie rispetto alle vaccinazioni».
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