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Antenne, la lite Comune-Inwit arriva sul tavolo di Mattarella

Antenne, la lite Comune-Inwit arriva sul tavolo di Mattarella

Battaglia legale per il pagamento del canone di occupazione degli spazi a Bastia, Pontorme e stadio Il conto totale è di 60.000 euro: l’azienda subentrata nella gestione a Tim ricorre al capo dello Stato

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EMPOLI. La diatriba tra il Comune di Empoli e uno dei gestori degli impianti di telefonia mobile finisce sulla scrivania del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La lite, che riguarda il pagamento del canone per l'occupazione di tre spazi da parte di Infrastrutture Wireless Italiane (Inwit) per un totale di circa 60mila euro, è sfociata in un ricorso al Capo dello Stato proposto dalla stessa società concessionaria di Telecom Italia.

Il ricorso straordinario è stato notificato il 27 giugno scorso e adesso l'amministrazione comunale corre ai ripari affidando l'incarico di opposizione legale all'avvocato Pietro Milazzo per un importo complessivo di 9.500 euro. Il legale incaricato dal Comune si occuperà di redigere l'atto di opposizione e di richiedere la trasposizione del ricorso in sede giurisdizionale di fronte al competente tribunale amministrativo regionale. Il contenzioso da sessantamila euro riguarda tre antenne per la telefonia mobile poste nel territorio comunale. Si tratta di quelle installate nell'area del Pip di Pontorme, del cimitero della Bastia nella frazione di Ponte a Elsa e dello stadio Carlo Castellani.

Le tre antenne erano gestite dall’allora Telecom Italia (ora Tim) fino alla fine dello scorso anno. Da quest'anno, invece, nei contratti di concessione è subentrata proprio Infrastrutture Wireless Italiane. Secondo l'amministrazione comunale questa successione è avvenuta senza adeguata comunicazione e di conseguenza l'occupazione è da ritenersi senza titolo. Tanto che nei mesi scorsi ha sollecitato la società subentrante a presentare regolare richiesta di occupazione di suolo pubblico per gli impianti di telecomunicazione.

Una richiesta che presuppone il pagamento di una quota annua prevista dal regolamento ad hoc approvato nel 2015. Questa quota ammonta a 18.683 euro per ciascuna delle tre antenne in questione. A tale cifra, poco più di 55mila euro, vanno inoltre aggiunti altri 6mila euro che rappresentano il costo di ogni contratto di ospitalità stipulato dai gestori con il Comune. L'importo, così, calcolato ammonterebbe a oltre 60mila euro da versare ogni anno nelle casse dell'amministrazione. Solo che questi soldi, relativi all'annualità 2017, non sarebbero mai stati pagati dalla nuova società subentrata a Tim. Così all'inizio di aprile dagli uffici di via Del Papa è partito prima un accertamento legato alla necessaria regolarizzazione contabile e circa due mesi dopo è stato inviato un sollecito di pagamento perché nel frattempo non erano arrivate risposte alla prima comunicazione. La risposta di Inwit, però, non ha tardato ad arrivare sotto forma di ricorso al presidente della Repubblica. Con questo atto la società chiede l'annullamento della richiesta di regolarizzazione dell'occupazione del suolo pubblico, il pagamento del canone previsto dal regolamento e ogni atto consequenziale, dall'accertamento al sollecito.

Marco Pagli

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