Proteste
Addio a uno dei pionieri della concia
È morto Giancarlo Billeri dopo una lunga malattia. Aveva aperto un’azienda nei primi anni Sessanta
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FUCECCHIO. Riposerà per sempre insieme ai genitori. Così ha voluto Giancarlo Billeri, ex conciatore, morto dopo una lunga malattia. Stamani alle 9, nella chiesa di Santa Maria delle Vedute, in centro a Fucecchio, sarà celebrata la messa, l’ultimo saluto di parenti e amici. Poi la cremazione che trasformerà la salma in cenere e che saranno deposte nel cimitero di Santa Croce sull’Arno, dove sono sepolti il babbo Giovanni e la mamma, Maria Bilanceri.
Nato nel 1935, da anni lottava con una tremenda malattia che, alla fine, ha avuto la meglio. «Gli fu diagnosticata un anno prima della pensione – racconta il figlio Riccardo – E da allora è stato costretto a terapie che gli hanno permesso di vivere fino a 82 anni». Giancarlo Billeri era anche il nome della conceria che aprì a Santa Croce sull’Arno, in via del Trebbio. Un’azienda a conduzione familiare dove lavoravano i figli, Riccardo e Maurizio, e la moglie Aladina. La specializzazione della casa era la lavorazione della vacchetta. Era i primi anni Sessanta e il settore conciario cominciava a muovere i suoi passi iniziali.
La generazione di Billeri era quella dei pionieri di questo mestiere e lui ne ha fatto parte a pieno titolo. Ma se l’immaginario collettivo narra di imprenditori che andavano a scoprire il mondo e nuovi mercati per le loro pelli, la realtà di Giancarlo Billeri era fatta di stanzialità. Il suo punto di riferimento erano gli zoccolifici della Lucchesia a cui vendeva i pellami per una delle mode che hanno resistito per tantissimi anni, nell’era del boom economico e i successivi periodi della moda e del costume in Italia.
Un personaggio piuttosto conosciuto a Fucecchio e a Santa Croce, ma che ha vissuto esclusivamente per la famiglia e l’azienda. «Ha costruito tutto dal niente – prosegue il figlio Riccardo – la casa di famiglia in via di Mistieta, l’azienda a Santa Croce, una casa al mare e una vita per tutti noi. Alle 5 di mattina era già al lavoro e ci restava fino all’ora di cena. Un esempio che ha lottato anche contro la malattia»
Ora riposerà per sempre insieme al babbo e alla mamma nel cimitero a soli tre chilometri dalla quella casa di famiglia che rappresentava il sudore e l’orgoglio della sua vita. (a.q.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Nato nel 1935, da anni lottava con una tremenda malattia che, alla fine, ha avuto la meglio. «Gli fu diagnosticata un anno prima della pensione – racconta il figlio Riccardo – E da allora è stato costretto a terapie che gli hanno permesso di vivere fino a 82 anni». Giancarlo Billeri era anche il nome della conceria che aprì a Santa Croce sull’Arno, in via del Trebbio. Un’azienda a conduzione familiare dove lavoravano i figli, Riccardo e Maurizio, e la moglie Aladina. La specializzazione della casa era la lavorazione della vacchetta. Era i primi anni Sessanta e il settore conciario cominciava a muovere i suoi passi iniziali.
La generazione di Billeri era quella dei pionieri di questo mestiere e lui ne ha fatto parte a pieno titolo. Ma se l’immaginario collettivo narra di imprenditori che andavano a scoprire il mondo e nuovi mercati per le loro pelli, la realtà di Giancarlo Billeri era fatta di stanzialità. Il suo punto di riferimento erano gli zoccolifici della Lucchesia a cui vendeva i pellami per una delle mode che hanno resistito per tantissimi anni, nell’era del boom economico e i successivi periodi della moda e del costume in Italia.
Un personaggio piuttosto conosciuto a Fucecchio e a Santa Croce, ma che ha vissuto esclusivamente per la famiglia e l’azienda. «Ha costruito tutto dal niente – prosegue il figlio Riccardo – la casa di famiglia in via di Mistieta, l’azienda a Santa Croce, una casa al mare e una vita per tutti noi. Alle 5 di mattina era già al lavoro e ci restava fino all’ora di cena. Un esempio che ha lottato anche contro la malattia»
Ora riposerà per sempre insieme al babbo e alla mamma nel cimitero a soli tre chilometri dalla quella casa di famiglia che rappresentava il sudore e l’orgoglio della sua vita. (a.q.)
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