Il Tirreno

Empoli

Addio a uno dei pionieri della concia

Giancarlo Billeri con la moglie Aladina in una foto di qualche anno fa
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Giancarlo Billeri con la moglie Aladina in una foto di qualche anno fa

È morto Giancarlo Billeri dopo una lunga malattia. Aveva aperto un’azienda nei primi anni Sessanta

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FUCECCHIO. Riposerà per sempre insieme ai genitori. Così ha voluto Giancarlo Billeri, ex conciatore, morto dopo una lunga malattia. Mercoledì 23 agosto alle 9, nella chiesa di Santa Maria delle Vedute, in centro a Fucecchio, sarà celebrata la messa, l’ultimo saluto di parenti e amici. Poi la cremazione che trasformerà la salma in cenere e che saranno deposte nel cimitero di Santa Croce sull’Arno, dove sono sepolti il babbo Giovanni e la mamma, Maria Bilanceri.

Nato nel 1935, da anni lottava con una tremenda malattia che, alla fine, ha avuto la meglio. "Gli fu diagnosticata un anno prima della pensione – racconta il figlio Riccardo – E da allora è stato costretto a terapie che gli hanno permesso di vivere fino a 82 anni". Giancarlo Billeri era anche il nome della conceria che aprì a Santa Croce sull’Arno, in via del Trebbio. Un’azienda a conduzione familiare dove lavoravano i figli, Riccardo e Maurizio, e la moglie Aladina. La specializzazione della casa era la lavorazione della vacchetta. Era i primi anni Sessanta e il settore conciario cominciava a muovere i suoi passi iniziali.

La generazione di Billeri era quella dei pionieri di questo mestiere e lui ne ha fatto parte a pieno titolo. Ma se l’immaginario collettivo narra di imprenditori che andavano a scoprire il mondo e nuovi mercati per le loro pelli, la realtà di Giancarlo Billeri era fatta di stanzialità. Il suo punto di riferimento erano gli zoccolifici della Lucchesia a cui vendeva i pellami per una delle mode che hanno resistito per tantissimi anni, nell’era del boom economico e i successivi periodi della moda e del costume in Italia.

Un personaggio piuttosto conosciuto a Fucecchio e a Santa Croce, ma che ha vissuto esclusivamente per la famiglia e l’azienda. "Ha costruito tutto dal niente – prosegue il figlio Riccardo – la casa di famiglia in via di Mistieta, l’azienda a Santa Croce, una casa al mare e una vita per tutti noi. Alle 5 di mattina era già al lavoro e ci restava fino all’ora di cena. Un esempio che ha lottato anche contro la malattia". Ora riposerà per sempre insieme al babbo e alla mamma nel cimitero a soli tre chilometri dalla quella casa di famiglia che rappresentava il sudore e l’orgoglio della sua vita.

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