Il Tirreno

Empoli

Si rifugiano nel casolare della morte a Empoli - Foto

Andreas Quirici
Qualcuno ha portato due lumini nella stanza della morte (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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Qualcuno ha portato due lumini nella stanza della morte (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Ancora occupato l’edificio di Luciano Spalletti. Finalmente identificati i due corpi carbonizzati. I senzatetto bruciati nel rogo del 4 marzo sono due romeni. Una salma è stata rimpatriata, per l’altra si cercano ancora ifamiliari

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EMPOLI. Due lumini da cimitero in mezzo alla devastazione dell’incendio che la notte del 4 marzo si portò via due senza tetto. È questa l’immagine di un degrado senza fine in un casolare dove, più di sei mesi fa, morirono due romeni, finalmente identificati, probabilmente manovali della zona. Ma questo edificio oggi, invece di essere disabitato e inaccessibile, è ancora alla portata di chi non ha un tetto sotto cui dormire e che lo ha trasformato in una casa. I segni sono inequivocabili: panni stesi, scarpe sistemate per bene, la porta posizionata all’ingresso per favorire l’entrata nella costruzione. Addirittura un rotolo di carta igienica vicino all’area del piano scelta come abitazione improvvisata. Proprio sotto al punto in cui morirono quelli che erano stati indicati come due clochard.

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Dramma e reazioni. In realtà dovrebbero essere due manovali che, non avendo altro posto dove dormire, avevano scelto il casolare di proprietà della famiglia dell’allenatore dell’Inter, Luciano Spalletti, come rifugio. Una notte d’inizio marzo erano morti insieme. Fianco a fianco, mentre cercavano di difendersi dal fuoco che stava avvolgendo la stanza al primo piano dell’edificio. Ma alla metà di luglio si sono separati: uno è tornato in Romania, l’altro è rimasto all’obitorio di Firenze in attesa che le autorità rintraccino i familiari. Una storia che aveva commosso Empoli lasciando anche numerosi punti interrogativi sul degrado delle tante, troppe “favelas” disseminate sul territorio. Nei giorni che seguirono alla tragedia nella costruzione abbandonata in via Livornese, a due passi dalla Firenze-Pisa-Livorno, tra reazioni sdegnate, attacchi vari e prese di posizione di tutte le forze politiche della città, i capigruppo del consiglio comunale decisero che il Comune avrebbe pagato le spese dei funerali.

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Lunga procedura. Ma per cinque mesi e mezzi non si è saputo più nulla di quello che era accaduto ai due corpi rinvenuti nel casolare occupato. Una telefonata all’obitorio fiorentino ha chiarito alcuni elementi della vicenda. Intanto, le salme sono rimaste all’istituto di medicina legale fino all’11 luglio. Quattro mesi di comparazione del dna con indumenti appartenuti alle vittime per l’identificazione. Una procedura di riconoscimento lunga che, alla fine, ha dato i suoi frutti.

Dalla Romania al... degrado. I due erano originari della Romania e, probabilmente, lavoravano come manovali in zona. Non erano senza fissa dimora, ma avevano trovato rifugio nell’edificio poi avvolto dalle fiamme a causa di una sigaretta accesa o una candela. Vivevano al primo piano in una stanza adibita a camera da letto e cucina, dove dormivano su brandine. L’incendio li ha sorpresi mentre dormivano col fumo che è stato notato da automobilisti di passaggio sulla Fi-Pi-Li. Nell’area del casolare sono state trovate bottiglie di alcolici, ma anche tubi da cui era stato asportato il rame.

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Lo zio in lacrime. Poco dopo essere stati trasferiti all’obitorio, uno dei due è stato raggiunto dai familiari.

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Lo zio si è presentato in lacrime, raccontando di aver portato il nipote in Italia. Non si dava pace per la sua orrenda fine ed è ripartito pochi giorni dopo portandosi via la salma per i funerali e la sepoltura nel Paese d’origine. L’altro, invece, è ancora lì, in una delle celle frigorifere dell’obitorio di Firenze in attesa che la famiglia venga rintracciata. La speranza è che si ponga fine all’indifferenza che ha accompagnato i due alla morte e che non debbano passare ancora così tanti mesi prima di dargli l’ultimo saluto.

Dopo il dramma, la beffa. Una tragedia che, evidentemente, ha insegnato poco. Il casolare è di nuovo occupato. Chi ci vive ha bucato i mattoni murati alle finestre per far entrare aria e luce. Come per vedere uno spiraglio in una vita fatta di stenti e di difficoltà estreme. Mentre chi dovrebbe trovare una soluzione sembra voltarsi dall’altra parte. Preferendo meglio all’oscuro di tutto.

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