EMPOLI. Se la vita si potesse racchiudere in una frase, a quella della 53enne empolese Monica Lepri toccherebbe l’adagio coniato dallo storico coach dei Green Bay Packers, Vince Lombardi: non importa quante volte cadi, ma quante volte cadi e ti rialzi. A lei non è mai importato di cadere, specie negli ultimi difficilissimi tre anni e mezzo. All’incidente stradale che a dicembre del 2013 le aveva causato fratture multiple ad una gamba (e dal quale si era risvegliata solo dopo sei giorni di coma) aveva risposto sottoponendosi all’innovativo metodo Ilizarov - il primo caso in Italia – per poterla salvare dall’amputazione. Ma i dolori e le complicazioni legate ai 17 interventi chirurgici subiti l’avevano spinta dopo alcuni mesi a decidere per l’amputazione. Era il maggio dell’anno scorso e sembrava l’ultima inesorabile caduta. E invece era solo un altro trampolino da cui rituffarsi nella vita. Un trampolino che la stava per proiettare nel mondo dello sport per disabili.
La nuova sfida di Monica si chiama handbike. Nei prossimi giorni, grazie anche al supporto della società sportiva Anmil di Padova e dell’assessore allo sport del Comune di Empoli Fabrizio Biuzzi, comincerà ad allenarsi sulla pista dello stadio Castellani per poi poter esordire nelle gare. "Quando ero nel centro protesico di Budrio, dopo l’intervento di amputazione – racconta – ho conosciuto un atleta di handbike di Lucca. Era da tempo che volevo ricominciare con lo sport e gli chiesi come potevo fare per poter salire su una di quelle bici. A Empoli non c’era nessuno impegnato in questa disciplina e dal Comitato italiano paralimpico mi avevano detto che non esistevano strutture attrezzate. Mi mise in contatto con il presidente dell’Asd Anmil Sport, Piero Dainese, che venne a trovarmi e mi promise una bici".
La bici, in attesa di quella che verrà realizzata per lei su misura, è arrivata pochi giorni fa a Empoli e Monica ci è già salita sopra. "La prima volta è stata una sensazione unica – prosegue – il vento sulla faccia e la libertà che dopo tanto tempo tornava ad impossessarsi di me. Per questo ho capito che quello era lo sport per me. La società sportiva mi ha già tesserato e adesso posso partecipare alle gare. Anche se, nel frattempo, sono tornata a nuotare e ho cominciato anche a giocare a bocce. Grazie al mio nuovo ginocchio elettronico, inoltre, sono in grado di fare anche trekking. E in questi giorni mi hanno anche proposto un corso di vela in mare". Lo sport a rappresentare la rinascita e una volontà di ferro più forte di ogni rimpianto.
Cadere e rialzarsi, dicevamo. Con questo imperativo Monica ha affrontato ogni ostacolo, consapevole che la vita ti aspetta sempre all’angolo con una sorpresa in serbo. "Ho trascorso momenti difficilissimi, ma ho sempre pensato che se ero viva non potevo perdere tempo a piangermi addosso. Questo mi ha permesso di bruciare le tappe per la riabilitazione e l’applicazione delle protesi. A volte vorrei svegliarmi e vedere la mia gamba, ma quando succede penso a chi ne ha perse due e allora mi sento fortunata. Non mi arrenderò mai alle difficoltà: voglio vivere, anche se lo farò in maniera diversa rispetto a prima dell’incidente".