Attenzione
Cancelli forzati per occupare le case “nuove”
Fucecchio: i garage di un complesso residenziale trasformati in “rifugio” da alcuni disperati. Pochi giorni fa un mini-dormitorio era stato sgomberato nel parco Corsini
FUCECCHIO. Il cancello, che si affaccia sul marciapiede, è aperto. Basta percorrere pochi metri e si arriva ai garage, trasformati in dormitori dai disperati. I segni della loro presenza sono evidenti. Materassi, zaini, qualche bottiglia d’acqua, insieme ad alcuni oggetti personali. In un ambiente tutto sommato meno degradato rispetto a tante altre “favelas” viste nel circondario (soprattutto a Empoli, ma non solo), dove invece i clochard vivono sotto un tetto pieno di amianto, a rischio crollo, in mezzo a mille pericoli. Tuttavia il fenomeno inizia ad assumere proporzioni preoccupanti anche a Fucecchio.
Soltanto pochi giorni fa un mini-dormitorio era stato scovato nel cuore del Parco Corsini, a due passi dall’auditorium che a ottobre diventerà sede del centro giovani. Dopo il sopralluogo della polizia municipale dell’Unione, Alia (società che gestisce il servizio rifiuti) ha sgomberato il piccolo rifugio; quindi il Comune ha chiuso l’accesso. Ma – purtroppo – appare evidente che non si trattava di un caso isolato. La segnalazione che lo conferma è arrivata da via della Concia: "In quelle case costruite alcuni anni fa e mai vendute, c’è un via-vai sospetto, soprattutto la notte". Si tratta di un complesso con almeno una ventina di appartamenti completati (con tanto di tinteggiatura della facciata), rimasti invenduti. Sono lì da almeno 5-6 anni. E il degrado inizia a farsi largo. I garage sono tutti spalancati (non ci sono infissi), mentre i cancelli sono chiusi con un lucchetto. Tranne due, dove la catena è stata spezzata da clochard in cerca di un tetto.
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E che ha trasformato i locali in mini-dormitori, piazzando i materassi agli angoli, in modo da non dare troppo nell’occhio ai passanti. Dunque, anche Fucecchio, deve fare i conti con il problema che, nei prossimi mesi, con l’arrivo dell’autunno, potrebbe trasformarsi in emergenza. Un po’ come era accaduto lo scorso anno a Empoli, quando l’Unione dei Comuni allestì in tutta fretta un centro di prima accoglienza (col supporto della Misericordia) in via San Francesco, per dare un tetto ai disperati (o almeno a quelli che accettavano un aiuto) strappandoli alle “favelas” delle vecchie fabbriche o alle notti trascorse accanto ai binari alla stazione ferroviaria.
Pochi mesi dopo, il 4 marzo, due senzatetto morirono carbonizzati in un casolare al Terrafino in via Livornese (i corpi sono stati identificati proprio pochi giorni fa). Una tragedia che non ha cancellato l’emergenza. Anzi. Come abbiamo raccontato sul giornale di ieri, quello stesso “casolare” della morte, è nuovamente abitato da clochard. Insomma, il problema deve essere affrontato in maniera organica, con un piano a livello di area, e con il coinvolgimento delle associazioni di volontariato, ma anche dei privati (spesso proprietari dei “rifugi”). Magari cercando di capire una volta per tutte quanti sono davvero i “fantasmi” nel circondario.
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