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«Le cure sono efficaci Più rischi col morbillo per i non vaccinati»

«Le cure sono efficaci Più rischi col morbillo per i non vaccinati»

EMPOLI. «A differenza della meningite, la tubercolosi ha una incubazione lunga, per questo si devono indagare i contatti più stretti avuti dal malato almeno nei tre mesi precedenti. Eppure, sebbene...

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EMPOLI. «A differenza della meningite, la tubercolosi ha una incubazione lunga, per questo si devono indagare i contatti più stretti avuti dal malato almeno nei tre mesi precedenti. Eppure, sebbene sia una delle infezioni che fa paura solo a nominarla, è scarsamente contagiosa rispetto alle altre. Ha una mortalità molto bassa e una diffusione molto contenuta. Mi preoccuperei molto di più del morbillo. Senza la vaccinazione, i rischi a cui andrebbero incontri i bambini sarebbero più seri».

È così: basta dire “tubercolosi” per innescare il panico, e spesso perfino la caccia all’immigrato. Del resto Paolo Filidei, primario di Malattie infettive al San Giuseppe di Empoli, con cui il settore di Igiene pubblica dell’Asl e i medici del Meyer ieri si sono confrontati per assistere la piccola di 20 mesi, non se lo nasconde: «La tubercolosi ha un’incidenza molto bassa in Italia, ed è maggiormente diffusa in alcuni gruppi di popolazione proprio perché provenienti da Paesi stranieri in cui è più presente, ma è una patologia da cui oggi si guarisce completamente e senza conseguenze se diagnosticata in tempo». Proprio i tempi sono determinanti, e l’unica preoccupazione per gli esperti è spesso riuscire a “captare” dai sintomi la spia del bacillo di Koch. «I sintomi purtroppo spesso sono difficili da diagnosticare come propri della tubercolosi - dice Filidei, l’esperto che tre anni fa gestì il primo focolaio del contagio da meningite C che ha tenuto sotto scacco la Toscana almeno fino ad un anno fa - All’inizio la malattia si manifesta con tosse e una febbricola. Solo in una fase più acuta alla febbre si aggiunge un dimagrimento molto accentuato causato da inappetenza e catarro misto a sangue. Per questo è stato importante riuscire ad individuare la malattia nella bambina molto presto. Ci siamo riusciti indagando sui contatti avuto da un adulto che in famiglia ha contratto la tubercolosi prima di lei. Erano due i bimbi entrati in contatto, solo una contagiata. Adesso il test scatterà per i 22 compagni e quattro adulti, ma è bene chiarire: se anche alcuni risultassero positivi agli screening non significherebbe che sono malati». È già successo. «Nel 2013, dopo due bambini colpiti, scoprimmo che dieci compagni erano positivi al test. La stessa cosa potrebbe capitare anche stavolta, ma siamo fiduciosi. Il livello di contagiosità questa volta sembrerebbe più basso proprio perché la malattia nella bambina è meno avanzata. Mi rendo conto, se capitasse a me da genitore mi preoccuperei un po’, ma le terapie sono sicure». La mortalità in Italia per la tubercolosi è sotto l’1%, si ammala una persona ogni 100 mila abitanti, spesso perché immunodepressa o anziana. Ma esiste un farmaco immunizzante? «Il vaccino esiste ma è poco efficace, in Italia non viene utilizzato. Invece le terapie funzionano. Anche se per vincere la malattia servono sei mesi. Ma il fegato un bambino può sopportare bene il periodo di somministrazione degli antibiotici. E per chi risulta positivo la profilassi dura due mesi. Una scocciatura, certo, ma superabile senza strascichi. Ripeto, mi allarmerei di più se il morbillo colpisse un paziente non vaccinato. Fortunatamente da noi l’onda No-Vax non ha sfondato. Anche se la vaccinazione è lievemente in calo, è comunque superiore al 90%, tale da raggiungere l’immunità di gregge».

(m.n.)

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