Il dolore
Colpita una bambina test per 22 compagni
La piccola di 20 mesi in isolamento al Meyer: «Ma è fuori pericolo»
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EMPOLI. Qualche linea di febbre e tosse. Se i medici non avessero indagato sui contatti avuti da un adulto che in famiglia aveva già contratto la malattia, forse la bambina empolese ricoverata da ieri al Meyer avrebbe avuto un percorso di convalescenza più complicato di quello che l’aspetta.
Invece il tempo potrebbe essere stato decisivo nel caso di tubercolosi polmonare registrato due giorni fa a Empoli in una piccola di 20 mesi, residente a Empoli, che fino alla fine di luglio ha frequentato un asilo nido di Fucecchio. Dovrà affrontare sei mesi di cure ma ne uscirà senza conseguenze.
Il personale dell’unità funzionale Igiene pubblica e nutrizione della zona Empoli dell’Asl Toscana Centro è subito intervenuto per l’inchiesta epidemiologica e soprattutto, con la collaborazione dei pediatri fucecchiesi coordinati dal reparto di Malattie infettive del San Giuseppe, per far partire gli screening sui 22 compagni (tutti di età compresa fra i 21 e i 36 mesi) e quattro educatrici dell’asilo frequentato dalla bambina fino a fine luglio.
Già avvisate le famiglie, tutti nei prossimi giorni dovranno sottoposti a un test e, se risultassero positivi, affrontare una profilassi antibiotica per scongiurare la malattia. «La piccola è ricoverata e le sue condizioni sono buone», fanno sapere dal Meyer. «Dovrà rimanere in isolamento per due settimane, il tempo necessario ad azzerare il rischio di contagiosità. Ma è stata presa in tempo e se la caverà senza conseguenze», aggiunge Paolo Filidei, responsabile di Malattie infettive di Empoli. Sì perché, per quanto ancora oggi il bacillo di Koch, e cioè il batterio della tubercolosi, resti un germe-spettro per l’immaginario collettivo, «la malattia si cura con farmaci specifici che ne determina la guarigione completa».
Certo, è una delle malattie con il più alto rischio di contagio, soprattutto per la durata di incubazione molto lunga, che può oltrepassare i tre mesi di latenza prima che si manifesti con i sintomi, tosse, febbre e inappetenza. Si trasmette da una persona ammalata con le secrezioni respiratorie emesse ad esempio con colpi di tosse e starnuti. Il rischio più alto di trasmissione si ha in ambito familiare, o in comunità chiuse, per contatti stretti e prolungati con un malato, per coloro che per diverse ore al giorno e per più giorni abbiano condiviso spazi chiusi con il malato. Ecco perché la necessità degli screening su compagni di nido.
Anche se gli esperti sono ottimisti. Questo è il settimo caso dell’anno e nel territorio dell’ex Asl 11 ogni anno si verificano in media dai 10 ai 15 casi. Di solito interessano adulti (9 nel 2015, 14 nel 2016), ma non è la prima volta che riguardi anche bimbi. Quattro anni fa si ammalarono due bambine e anche lì scattarono i test, in quel caso addirittura per 50 alunni, ma non si riscontrarono poi ulteriori casi di malattia conclamata. Solo dieci bambini risultarono positivi e per loro partì la profilassi antibiotica. «In questo caso – dicono dal reparto di Malattie infettive – speriamo vada ancora meglio. Aver anticipato i tempi di diagnosi potrebbe significare aver intercettato la malattia in una fase di bassa contagiosità».
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Invece il tempo potrebbe essere stato decisivo nel caso di tubercolosi polmonare registrato due giorni fa a Empoli in una piccola di 20 mesi, residente a Empoli, che fino alla fine di luglio ha frequentato un asilo nido di Fucecchio. Dovrà affrontare sei mesi di cure ma ne uscirà senza conseguenze.
Il personale dell’unità funzionale Igiene pubblica e nutrizione della zona Empoli dell’Asl Toscana Centro è subito intervenuto per l’inchiesta epidemiologica e soprattutto, con la collaborazione dei pediatri fucecchiesi coordinati dal reparto di Malattie infettive del San Giuseppe, per far partire gli screening sui 22 compagni (tutti di età compresa fra i 21 e i 36 mesi) e quattro educatrici dell’asilo frequentato dalla bambina fino a fine luglio.
Già avvisate le famiglie, tutti nei prossimi giorni dovranno sottoposti a un test e, se risultassero positivi, affrontare una profilassi antibiotica per scongiurare la malattia. «La piccola è ricoverata e le sue condizioni sono buone», fanno sapere dal Meyer. «Dovrà rimanere in isolamento per due settimane, il tempo necessario ad azzerare il rischio di contagiosità. Ma è stata presa in tempo e se la caverà senza conseguenze», aggiunge Paolo Filidei, responsabile di Malattie infettive di Empoli. Sì perché, per quanto ancora oggi il bacillo di Koch, e cioè il batterio della tubercolosi, resti un germe-spettro per l’immaginario collettivo, «la malattia si cura con farmaci specifici che ne determina la guarigione completa».
Certo, è una delle malattie con il più alto rischio di contagio, soprattutto per la durata di incubazione molto lunga, che può oltrepassare i tre mesi di latenza prima che si manifesti con i sintomi, tosse, febbre e inappetenza. Si trasmette da una persona ammalata con le secrezioni respiratorie emesse ad esempio con colpi di tosse e starnuti. Il rischio più alto di trasmissione si ha in ambito familiare, o in comunità chiuse, per contatti stretti e prolungati con un malato, per coloro che per diverse ore al giorno e per più giorni abbiano condiviso spazi chiusi con il malato. Ecco perché la necessità degli screening su compagni di nido.
Anche se gli esperti sono ottimisti. Questo è il settimo caso dell’anno e nel territorio dell’ex Asl 11 ogni anno si verificano in media dai 10 ai 15 casi. Di solito interessano adulti (9 nel 2015, 14 nel 2016), ma non è la prima volta che riguardi anche bimbi. Quattro anni fa si ammalarono due bambine e anche lì scattarono i test, in quel caso addirittura per 50 alunni, ma non si riscontrarono poi ulteriori casi di malattia conclamata. Solo dieci bambini risultarono positivi e per loro partì la profilassi antibiotica. «In questo caso – dicono dal reparto di Malattie infettive – speriamo vada ancora meglio. Aver anticipato i tempi di diagnosi potrebbe significare aver intercettato la malattia in una fase di bassa contagiosità».
Mario Neri
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