Il Tirreno

Empoli

Botte al babbo per mesi il fratello lo fa arrestare

di Francesco Turchi
Botte al babbo per mesi il fratello lo fa arrestare

Sei mesi fa era finito in manette per aver picchiato la compagna

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CASTELFIORENTINO. L’ha picchiato per mesi. Gli ha rifilato pugni, calci e schiaffi. L’ha colpito anche con una sedia. Ma la sua (nuova) vittima, il babbo, ha sempre incassato e sofferto in silenzio, proteggendo il figlio violento. Che ha potuto contare anche sull’omertà di alcuni familiari, coi quali si vantava dei soprusi e che – anche pregati dal padre disperato – non lo denunciavano. Almeno fino a venerdì sera. Quando il trentaduenne ha nuovamente picchiato l’anziano genitore. E stavolta suo fratello ha deciso di metterci un punto.

Ha chiamato i carabinieri, che hanno arrestato l’uomo per maltrattamenti e lo hanno portato nel carcere di Sollicciano. Esattamente come sei mesi fa, quando era finito in manette per le botte alla convivente. Pochi giorni più tardi era uscito, con il giudice che – dopo aver convalidato l’arresto – aveva disposto l’allontanamento dalla casa di Certaldo e il divieto di avvicinarsi a meno di trecento metri dalla donna e dai figli. Lui, a quel punto, si è trasferito nella casa dove vive il babbo a Castelfiorentino e l’ha sottoposto allo stesso “trattamento” che fino ad allora era toccato alla convivente.

Nella tarda serata di venerdì, però, arriva una telefonata al 112: «Mio fratello sta picchiando nostro padre. E non è la prima volta, fate qualcosa. È molto provato, sia fisicamente, sia psicologicamente. Non ha mai voluto denunciarlo». Quando i militari della stazione castellana arrivano nell’abitazione, si trovano di fronte un anziano pieno di lividi. Sul volto, agli arti, alla schiena.

Ma lui, ancora una volta, prova a difendere il figlio (che dal canto suo nega qualsiasi responsabilità): «Sono caduto dalle scale».

Tuttavia i successivi accertamenti svolti al pronto soccorso, convincono i sanitari che quelle ferite non sono compatibili con quel genere di infortunio. L’uomo viene dimesso con una prognosi di pochi giorni, ma intanto i carabinieri vanno avanti con le indagini.

Vengono sentiti anche altri familiari, che raccontano una situazione da incubo: «Questa storia va avanti da mesi: lo minaccia e lo picchia. Cos’è che scatena questa follia? Qualsiasi pretesto è buono per lui. E talvolta se ne vanta anche con noi». Che però in tutti questi mesi hanno preferito tacere: «Lo abbiamo fatto perché ce lo chiedeva il padre». Ma dopo l’ennesima aggressione e il successivo intervento dei carabinieri, stavolta hanno finalmente deciso di raccontare tutto.

E così il trentaduenne è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia per la seconda volta in sei mesi.

All’inizio di febbraio, infatti, aveva massacrato di botte l’allora compagna, durante l’ennesima serata da incubo tra le mura domestiche.

In casa ci sono anche i figli, lui le rompe le ossa, mandandola all’ospedale in lacrime, con varie fratture e il cuore devastato, dopo essere riuscita a fuggire e a rifugiarsi in casa della sorella, che chiama il 112. Esce dal pronto soccorso del San Giuseppe di Empoli con una prognosi di venticinque giorni e racconta ai carabinieri che le violenze andavano avanti da tempo ma lei non aveva trovato il coraggio di denunciarlo.

Intanto i militari, quella sera di febbraio, per arrestare il trentaduenne, sono costretti a far sfondare la porta ai vigili del fuoco del distaccamento di Petrazzi, perché lui – dopo l’ennesimo raptus – è andato a letto, come se non fosse accaduto niente.

Dopo pochi giorni esce da Sollicciano, ma la sua condotta non cambia. Gli scatti d’ira che sfociano in violenza cieca e irrefrenabile – proprio nei confronti delle persone che gli dovrebbero essere più cure – sono all’ordine del giorno.

Ora, dopo che è stato allontanato dalla ex compagna e dai figli e dopo aver mandato all’ospedale anche il babbo, si trova nuovamente dietro le sbarre del carcere fiorentino, in attesa dell’udienza di convalida, prevista nei prossimi giorni.

Toccherà al giudice decidere se tanta violenza stavolta è sufficiente a farlo restare in cella.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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