Il Tirreno

Empoli

IL FORMAT DEI COMIZI

di Mario Neri
IL FORMAT DEI COMIZI

FUCECCHIO . «Matteo, Industria 4.0 è una bella idea, ma la conoscono in pochi, avete comunicato male». Ecco, non c’è nulla che in questo momento solletichi meglio e allo stesso tempo indispettisca di...

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FUCECCHIO . «Matteo, Industria 4.0 è una bella idea, ma la conoscono in pochi, avete comunicato male». Ecco, non c’è nulla che in questo momento solletichi meglio e allo stesso tempo indispettisca di più Matteo Renzi. Forse perfino i “beffati” di Banca Etruria riesce a digerire. Ché in fondo questa volta la Digos non si è lasciata sorprendere, i 15 contestatori del comitato del No al Salva banche vengono bloccati alla rotatoria della Coop a Fucecchio con il loro striscione «Azzerati da Renzi» e una rabbia che ormai sembra non voler sbollire: «Ci ha fatto perdere i nostri risparmi e ci tiene a distanza per paura del confronto. Parlare è da stupidi, tacere da codardi, ascoltare sarebbe stato saggio», dicono citando Calros Zafon.

Così da settimane le falle della comunicazione sono il leitmotiv del suo tour di presentazione di Avanti, il suo libro manifesto, la molla editoriale per rilanciare la sua corsa in vista delle politiche in giro per lòe feste dell’Unità. E lui, l’uomo che ha rivoluzionato la politica partendo dal linguaggio, e conquistato il partito con una metafora, vive «una specie di contrappasso». Lo ammette il leader dei dem. «Hai ragione», risponde il segretario dei dem a uno dei circa quattrocento militanti radunati a Certaldo alta in piazza Vittore Branca. «E pensare che se lo dicessi ai miei vecchi amici si metterebbero tutti a ridere, ché quando ero in Provincia mi accusavano tutti di raccontare molto e fare poco». Lui che ha spazzato via le incrostazioni della ditta con una parola, ora rischia di vedersi rottamare il vocabolario di una stagione.

Arriva alle 18,15, pochi minuti di ritardo ma che faranno slittare la tabella di marcia anche a Fucecchio e poi a Pistoia. Poco importa. Ovunque metta piede, nell’Empolese Valdelsa, sa di essere in un fortino, si sente fra consanguinei, qui il renzismo è congenito, è la terra degli “ultras” democrat, dove al referendum il Sì sfondo la soglia del 65%. Quasi una “enlcave”. «Ho visto titoli riferire di “piccole crepe”, ma dove suvvia?», scherza Dario Parrini. E qui l’atmosfera è davvero diversa dal gelo che c’è nel Paese. Strette di mano, pacche sulle spalle, applausi, incitazioni, il giro d’ordinanza nelle cucine se in altre città a volte è tiepido qui ogni volta è bagno di folla e calore. «Non ti arrendere, Matteo», dice una signora a Fucecchio. «Mai», promette. Il format dei comizi è ormai rodato. Manca una band, e Matteo sembrerebbe una star. Ogni volta costretto a una valanga di selfie e autografi. A Certaldo, prima di salutare il sindaco Giacomo Cucini e la sindaca empolese Brenda Barnini, si concede un siparietto. Scende dall’auto, ad aspettarlo c’è il tesoriere Francesco Bonifazi in bermuda e camicia, ma lui si imbuca in un portone proprio a pochi passi dalla platea. «È venuto in casa - racconta Michele Romano, settantenne - Doveva andare in bagno, ragazzi, che c’è di male?». Sui siti nazionali sono rimbalzano da ore i suoi moniti alle Ong fuorilegge («Dobbiamo usare il pugno di ferro con quelle che hanno rapporti con gli scafisti») ma anche le dichiarazioni che da tempo lo costringono sulla difensiva: «Immigrazione in cambio di flessibilità? È una bufala, una fake news». Ricorda Alessandro Trapani, scomparso pochi giorni fa, ma poi parte alla carica con il repertorio. «Torniamo a crescere, più piano di quello che vorremmo ma cresciamo. Lo dicono i dati, come vedete non erano parole in libertà anche se nessuno ci credeva».

Parla del suo tour italiano, coinvolge il pubblico, chiede di fare domande. Scherza sulla sua forma fisica. «Ieri ero in spiaggia a Rimini, una faticaccia giocare sotto il sole». Ma il primo a prendere il microfono è Antonio Capone. E si capisce subito che non è della ditta. «Bravo Matteo, tu in spiaggia. Io in fabbrica al caldo. Sai che nel Paese aumentano i poveri da quando ci sei tu?». «Bene Antonio, facciamo fact checking. Vai sul sito dell’Istat, scoprirai che in un anno, dal 2015 al 2016 i posti di lavoro sono aumentati di 280 mila unità. E se aumenta la povertà è colpa delle politiche di austerity di Monti».

A Fucecchio due studenti, Chiara Ciomei del Checchi e Gabriele Frassi del Marconi di San Miniato, gli consegnano una lettera: «Qui ci sono le cose che pensiamo non vadano nella scuola e alcune proposte». Ma poi sul palco chiama la sua gente a raccolta, punzecchia ancora gli scissionisti: «La rivoluzione socialista non funziona, se non si sta col Pd ci sono Salvini o Grillo». In testa c’è già il viaggio in treno. «Non passeremo i prossimi sei mesi a parlare di posti in parlamento ma di programmi». «No, figurati, quelli li decide lui», scherza un esponente locale. Infine parla anche dei suoi fallimenti. Sì perché Renzi non è più solo il quarantenne spaccone, sa che «il caratteraccio» ha pesato. Il 40% è un orizzonte, ma sempre più sfumato: «Sarà difficile riprendere 13 milioni di voti». E ai militanti che dicono di essersi dispiaciuti vederlo lasciare Palazzo Chigi dice: «Sapesse quanto a me... però non si viene via col broncio, perché si è servito il Paese».

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