Finanza
Diga fuorilegge, il lago sarà prosciugato. Rivolta dei pescatori
Il bacino nel comune di Montelupo ha fatto da scuola per generazioni di appassionati. Servirebbe un milione, il gestore: «Non ci sono alternative». Il vicesindaco tiene accesa la speranza: «Abbiamo coinvolto la Regione, vediamo»
MONTELUPO. In quello specchio d’acqua, incastrato tra le colline di Montelupo sono cresciute intere generazioni. In quella piccola oasi con vista sulla città migliaia di bambini, accompagnati dai babbi, hanno per la prima volta accarezzato l’emozione di veder abboccare all’amo un pesce. E quanti amici, sotto il sole, si sono sfidati con ami, lenze e canne su quelle sponde. Oggi tutto questo però è solo un triste e lontano ricordo. Catene e lucchetti sbarrano l’ingresso del lago di Sammontana. Chiuso, “per sempre”, come sottolinea il cartello affisso all’entrata dai gestori.
Anzi, la verità è addirittura peggiore: il lago di Sammontana rischia di sparire. Si sono adoperati i proprietari del terreno con numerosi progetti di restyling, l’amministrazione comunale e gli appassionati, ma il destino oramai sembra segnato.
La diga che separa il lago dalla valle e dal proseguimento del rio Sammontana non è a norma. E gli interventi per rimetterla in regola sono costosissimi. Si parla di oltre un milione di euro, cifre che i proprietari del lago, la famiglia Dzieduszycki non sembra in grado di sborsare. E così, nel giro di due mesi, il lago sarà prosciugato e presto il paesaggio potrebbe essere completamente stravolto. Il terreno sarà spianato, la diga abbattuta e verrà ricostruito il corso del Rio Sammontana.
Un colpo al cuore per i pescatori della zona e per tutti i cittadini. Tanto che sui social, alla notizia della chiusura, si è scatenata una vera e propria sommossa da parte dei frequentatori del lago ma anche di tutti quei cittadini che al lago sono affezionati. Qualcuno è pronto ad organizzare una raccolta di firme per chiedere che il lago venga salvato. La chiusura è stata un colpo al cuore anche per Giovanni Vanni che si occupa del lago insieme alla moglie, Piera Scatragli che fa parte dei gestori. «Questo lago è un po’ casa mia – racconta – sono nato a due passi da qui, alla fornace, avevamo il lago in gestione 30 anni fa, avevamo lasciato, poi lo abbiamo ripreso negli ultimi anni. Ma adesso è tutto finito». Nel mirino la diga, un gigantesco argine di terra, alto circa 19 metri e realizzato negli anni ‘60. L’invaso stato creato per convogliare nell’invaso l’acqua del rio Sammontana e creare una riserva idrica per irrigare i campi. Ma quella diga, una volta costruita non è mai stata collaudata. E così il ministero delle infrastrutture ha dato un paio di anni fa un ultimatum.
O si fanno gli interventi necessari per metterla in sicurezza o dovrà sparire. Ma gli interventi sarebbero costosissimi. «Si tratta di una diga che è oltre i 15 metri di altezza – spiega Vanni – servirebbero sistemi di allarme sofisticati, un custode full time. Era stato pensato anche di abbassarla, sotto i 15 metri, ma lo smaltimento della terra sarebbe venuto a costare ai proprietari uno sproposito. Un’altra soluzione sarebbe abbassare ulteriormente il livello dell’acqua, ma vorrebbe dire mettere a rischio la vita dei pesci e rendere impossibile la pesca». Non sembra esserci speranza dunque, nonostante i ripetuti interventi dell’amministrazione comunale di Montelupo che ha sottoposto il caso alla Regione. Eppure per molti anni il lago, oltre ad una funzione sociale era stato fondamentale per il territorio. «Fino a cinque anni fa gli elicotteri della forestale venivano qui a prendere l’acqua per spegnere gli incendi. Poi il livello si è abbassato troppo e non è stato più possibile». Se le cose non cambieranno presto l’invaso sarà prosciugato. «Ci vorrebbe un miracolo – spiega Vanni – magari un benefattore che decida di prendersi il lago e salvarlo. Oltre che un danno affettivo infatti, ci sono rischi per la fauna. Dei 60 quintali di pesce che ci sono all’interno del lago il rischio è che la metà possa morire. Perderanno il loro habitat aironi, martin pescatori, ramarri, e anche quei caprioli e quei cinghiali che ogni tanto si tuffano nel lago per un bagno o si fermano per abbeverarsi. Perderanno un pezzo della loro storia tutti gli abitanti di Sammontana, di Montelupo e tutti coloro che, in quelle acque, anche per un solo giorno hanno pescato la felicità.
«Ancora non è detta l’ultima parola. Abbiamo sottoposto il caso alla Regione e speriamo che in tempi brevi possa arrivare una risposta positiva». Il vicesindaco di Montelupo Lorenzo Nesi lascia uno spiraglio aperto riguardo al salvataggio del lago di Sammontana. «La proprietà del lago si è impegnata tantissimo – spiega Nesi – per evitare di arrivare a questo punto. Ma tutti i progetti per la riqualificazione dell’area, che avrebbero potuto aiutare a reperire i fondi necessari per mettere in regola la diga, sono stati bloccati. E così si è arrivati alla concreta possibilità di smantellamento del lago». L’amministrazione però si è mossa per evitare la sparizione del lago. «Abbiamo inviato una nota alla regione Toscana – spiegando il perché, smantellare il lago di Sammontana potrebbe rappresentare un problema per il territorio. Per prima cosa – spiega Nesi – non è detto che togliere l’invaso significhi automaticamente eliminare rischi idrogeologici. La ricostruzione di una parte del percorso del rio Sammontana infatti sarebbe un’incognita, visto come è cambiato il clima in questi anni e le bombe d’acqua che sono sempre più frequenti. Inoltre il lago può essere una risorsa idrica nei periodi di siccità e soprattutto è stato usato spesso dagli elicotteri della forestale per caricare l’acqua con la quale spegnere gli incendi». Insomma, di questo invaso c’è bisogno. «Speriamo dunque che la Regione – conclude Nesi – capisca l’importanza di questa area e che decida di mantenere il lago, magari chiedendo qualche intervento di messa in sicurezza, ma meno dispendiosi, a livello economico, di quelli che sono stati richiesti fino ad oggi».
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