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Sorpresa, l’abbigliamento ora ha ripreso a correre

di Marco Pagli
Sorpresa, l’abbigliamento ora ha ripreso a correre

Nel 2017 trend positivo per un settore colpito dalla crisi nel recente passato Esulta Confindustria

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EMPOLI. Il tessile e l’abbigliamento dell’Empolese tornano a crescere. Nella prima parte dell’anno, infatti, il distretto si è posizionato quarto tra quelli toscani per espansione, con un incremento delle esportazioni del 7,5% e un aumento del fatturato di circa 23 milioni rispetto allo stesso periodo del 2016. Il distretto del tessile e dell’abbigliamento dell’Empolese viene superato solo da realtà ben più consistenti in Toscana come la pelletteria di Firenze (nei primi tre mesi del 2017 primo distretto in Italia per crescita), l’oreficeria di Arezzo e il tessile di Prato.

Crescita e ricollocazione. Un risultato importante, quindi, che testimonia quanto nonostante le pesanti difficoltà degli anni scorsi il settore sia vivo. Aziende dinamiche che hanno saputo riposizionarsi prevalentemente sui mercati esteri e una manodopera altamente specializzata. È questo il connubio che ha permesso di tornare a crescere puntando sulla qualità dei prodotti. Tanto che tra le altre note positive il monitoraggio effettuato dalla Cassa di risparmio di Firenze ha rilevato una riduzione delle richieste di cassa integrazione e una seppur minima ricollocazione di lavoratori fuoriusciti dalle aziende negli anni scorsi.

L’ottimismo di Confindustria. «Il comparto del tessile e dell’abbigliamento è tra quelli che hanno aperto meglio il 2017 – spiega Michele Pezza, presidente di Confindustria Empolese Valdelsa – ci sono molte realtà che hanno risposto bene alla crisi in passato, incentivando l’export e piazzandosi ottimamente sui mercati esteri. Il panorama è vario e comprende aziende piccole, ma anche vere e proprie imprese da più di cento dipendenti. Siamo di fronte a segnali di ripresa consistenti, con una diversificazione produttiva che è una risorsa fondamentale. Insieme alla moda, infatti, vanno sottolineati gli ottimi risultati di comparti come informatica, agroalimentare ed innovazione».

La cautela della Cgil. All’ottimismo di Confindustria si affianca la reazione del sindacato, più cauta anche se inevitabilmente positiva. Una posizione che tiene conto del terreno perso in questi ultimi anni. «Il miglioramento è evidente anche dal nostro osservatorio – spiega Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil – Ancora non credo che siamo fuori dal tunnel. La crisi in questo settore ha picchiato veramente duro negli ultimi anni, tanto che ciò che è rimasto in termini di occupazione è verosimilmente un quinto rispetto a dieci, quindici anni fa. Il tessuto produttivo è costituito oggi da alcune decine di aziende, di cui una piccolissima parte sopra i cento dipendenti. Ce ne sono alcune con una dimensione media, compresa tra i 30 e i 50 lavoratori. Ma la grande maggioranza rimane sotto le 15 unità».

Migliora l’occupazione. Fino a pochi anni prima dello scoppio della grande bolla speculativa, infatti, il settore tessile arrivava ad occupare tra le 4mila e le 5mila persone e poteva contare su grandi marchi che producevano in proprio. Un panorama mutato in pochi anni. «Siamo di fronte ad un settore ancora vivo – prosegue Mozzorecchi – Probabilmente in pochi ci avrebbero scommesso alcuni anni fa e invece la grande professionalità della manodopera e una produzione che è rimasta di alta qualità hanno permesso di arrivare a questi segnali positivi. Anche dal punto di vista occupazionale la situazione sembra diversa anche solo rispetto ad un anno fa. Le richieste di cassa integrazione diminuiscono e stiamo assistendo anche a qualche assunzione: i numeri sono ancora piccoli, quando va bene rientrano in azienda tre o quattro persone, ma è comunque un’inversione positiva».

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