Sicurezza
l’allarme della cgil
Decine di casi in due mesi «Microimprese al collasso»
EMPOLI. La storia di Ciro Gualemi e di Vincenzo Salvaggio non è che la punta di iceberg enorme. Quella che riguarda le piccole e piccolissime aziende artigiane del territorio con meno di cinque...
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EMPOLI. La storia di Ciro Gualemi e di Vincenzo Salvaggio non è che la punta di iceberg enorme. Quella che riguarda le piccole e piccolissime aziende artigiane del territorio con meno di cinque dipendenti è una vera e propria moria.
Dagli uffici della Fillea Cgil arriva la conferma di questa situazione: nelle ultime settimane, infatti, sono già decine le richieste di cassa integrazione arrivate. E il flusso non accenna ad arrestarsi. «In questo giorni stiamo ricevendo un numero incredibile di richieste – spiega Paolo Grasso della federazione degli edili Cgil – sono state una trentina nel mese di giugno e il numero sarà ancora più alto nel mese di luglio. Si tratta di imprese piccole e piccolissime. La maggior parte di queste è costituita da un titolare lavoratore e un dipendente, massimo due». Il mondo delle piccole realtà che operano negli appalti e nei subappalti si sgretola lentamente dopo che la crisi ha già mietuto vittime tra le aziende più grandi e strutturate. «Il settore sta vivendo una fase di stagnazione – prosegue Grasso – i cantieri attivi sono pochi e i prezzi sempre più bassi. Questo sta generando una lotta tra piccoli che è ormai inarrestabile e che rischia di distruggere anche il tessuto che finora aveva retto bene o male i colpi della crisi. Le piccole ditte mettono i dipendenti in cassa integrazione perché non reggono una situazione in cui i costi sono maggiori dei ricavi, mentre quelle un po’ più grandi chiedono ai dipendenti di aprire partita Iva e lavorare per loro da autonomi. L’unica via di uscita è la Carta dei diritti che abbiamo proposto: reintrodurre l’etica e i giusti pagamenti negli appalti». (m.p.)
Dagli uffici della Fillea Cgil arriva la conferma di questa situazione: nelle ultime settimane, infatti, sono già decine le richieste di cassa integrazione arrivate. E il flusso non accenna ad arrestarsi. «In questo giorni stiamo ricevendo un numero incredibile di richieste – spiega Paolo Grasso della federazione degli edili Cgil – sono state una trentina nel mese di giugno e il numero sarà ancora più alto nel mese di luglio. Si tratta di imprese piccole e piccolissime. La maggior parte di queste è costituita da un titolare lavoratore e un dipendente, massimo due». Il mondo delle piccole realtà che operano negli appalti e nei subappalti si sgretola lentamente dopo che la crisi ha già mietuto vittime tra le aziende più grandi e strutturate. «Il settore sta vivendo una fase di stagnazione – prosegue Grasso – i cantieri attivi sono pochi e i prezzi sempre più bassi. Questo sta generando una lotta tra piccoli che è ormai inarrestabile e che rischia di distruggere anche il tessuto che finora aveva retto bene o male i colpi della crisi. Le piccole ditte mettono i dipendenti in cassa integrazione perché non reggono una situazione in cui i costi sono maggiori dei ricavi, mentre quelle un po’ più grandi chiedono ai dipendenti di aprire partita Iva e lavorare per loro da autonomi. L’unica via di uscita è la Carta dei diritti che abbiamo proposto: reintrodurre l’etica e i giusti pagamenti negli appalti». (m.p.)
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