Il Tirreno

Empoli

Svastica sui nomi dei deportati la città si ribella

di Marco Sabia
Svastica sui nomi dei deportati la città si ribella

Il simbolo nazista è stato impresso  sulla lapide dell’ex Taddei, parte la denuncia

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EMPOLI. In testa alla lapide di via Masini sta scritto "Un luogo per non dimenticare". Un rettangolo di marmo che riporta i nomi degli operai della vetreria Taddei deportati dopo aver scioperato, l'otto giugno 1944, oltre ad altri empolesi finiti nei campi di concentramento, in circostanze diverse. Però qualcuno ha deciso che il ricordo di quelle 66 persone doveva essere macchiato con un simbolo di violenza: una svastica, tra l'altro inclinata dalla parte sbagliata rispetto a quella del partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi di Aldolf Hitler. Nel frattempo è già scattata una denuncia (per ora contro ignoti) da parte del segretario della sezione empolese di Rifondazione Comunista Davide Carpentieri, sporta ieri mattina in commissariato. La svastica è stata prontamente trattata nelle ore successive, con prodotti ad hoc, ma una traccia evidente ne è rimasta. In aggiunta quelli dell'associazione nazionali ex deportati (Aned), saputa la notizia, hanno organizzato un momento di riflessione, proprio davanti al monumento. La sindaca di Empoli Brenda Barnini non ha mandato giù lo scempio della svastica sulla lapide dedicata agli operai della vetreria Taddei:« E' un gesto di una gravità inaudita. Empoli capitale morale dell'antifascismo condanna questo gesto di grave inciviltà ma soprattutto un chiaro segno di ritorno dei peggiori estremismi di destra. La deportazione dei nostri concittadini dalla vetreria Taddei, dell'8 marzo 1944, rimane uno degli episodi più drammatici della nostra storia e voler deturpare con una svastica proprio la lapide che riporta i nomi di quei nostri concittadini non è solo un episodio di inciviltà, ma una grave offesa alla memoria cittadina».

La città si è ribellata e ha detto no, in coro. Dalle associazioni, alle forze politiche, passando per i sindacati, praticamente tutti hanno sottolineato la gravità di quest'azione. Davanti la lapide la sindaca ha tenuto un lungo discorso, in più a quanto scritto nel pomeriggio:«Chi ha compiuto questo gesto ha lanciato un preciso messaggio, a cui noi dovevamo rispondere e l'abbiamo fatto. Dobbiamo continuare a dire che la libertà di cui godiamo è stata conquistata a caro prezzo, ma anche che non tutto può rientrare nella libertà d'espressione. E poi serve prendere le distanze da chi fomenta l'odio e da chi continua ad alimentare tali ideologie». Davanti alla lapide c'erano oltre 150 persone. Alla fine la sindaca ha deposto un mazzo di fiori e poi è stata intonata "Bella Ciao", mentre in tanti lasciavano una firma o un qualcosa di scritto su un quaderno portato apposta e sistemato su un tavolino davanti il monumento. Una cerimonia molto sentita, poche ore dopo che qualcuno con una bomboletta spray aveva voluto insozzare la lapide, con una svastica disegnata al contrario. Oggi di quegli empolesi deportati resta praticamente soltanto la memoria. Ci sono i parenti, che ne coltivano il ricordo. E ci sono le associazioni, come l'Aned. Su quella lapide c'è anche il nome di Giuseppe Nencioni, finito al campo Ebensee-Mautauhsen insieme al figlio Nedo, che poi diventerà uno dei guardiani di quella straziante memoria, avendo girato per anni e anni le scuole del territorio per raccontare ai più giovani quella terribile esperienza. Luciano Nencioni è il figlio di Nedo e il nipote di Giuseppe. Quando lo abbiamo raggiunto non sapeva niente. La sua reazione è stata di incredulità assoluta:«Vorrei che chi ha disegnato quella svastica provasse quello che hanno provato le persone ricordate su quella lapide, per sapere se poi avrebbero il coraggio di rifarlo. Sono amareggiato: come fa ad esistere ancora gente del genere? Cosa vogliono far capire? Che chi portava quel simbolo ha fatto cose giuste? Spero sia stata una ragazzata ma non ci credo più di tanto, perchè mi pare che ci sia un riavvicinamento a certi ideali. Non sono vandali, sono dei vigliacchi, che non valgono nulla».

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