Sicurezza
Gamba amputata per un errore dei medici
L’Asl condannata a pagare un maxi-risarcimento alla paziente operata all’ospedale di Fucecchio
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FUCECCHIO. A causa di un errore dei medici ha subito l’amputazione di una gamba. Ora il tribunale di Firenze ha condannato l’Asl a un maxi-risarcimento: 450.000 euro alla paziente, oggi ottantacinquenne; 150.000 per la figlia convivente e 100.000 ciascuno agli altri due figli. Il giudice Susanna Zanda, ha riconosciuto le responsabilità dell’Azienda sanitaria locale 11 Empoli per le gravi lesioni subite al Centro sostituzioni articolari Toscana dell’ospedale di Fucecchio.
La paziente nel 2011 fu ricoverata per un intervento di protesi al ginocchio per migliorare la deambulazione ma in seguito agli errori commessi dai medici subì successivamente l’amputazione all’altezza della coscia dell’arto operato, intervento avvenuto all’ospedale Santa Chiara dopo un ricovero alla clinica di San Rossore. Secondo il perito, i medici fucecchiesi avrebbero dovuto fare indagini più approfondite sul sistema vascolare della paziente, che presentava delle patologie pregresse note.
La danneggiata, che risiede in un comune del Valdarno, è stata seguita dagli avvocati Laura Masini e Roberta Marcori di Santa Croce sull’Arno che, inizialmente, nel 2014, avevano introdotto contro la Usl 11 un procedimento per accertamento tecnico preventivo, anche a fine conciliativo, nel quale il consulente tecnico nominato dal giudice rilevò i gravi errori commessi dai medici dell’ospedale di Fucecchio, che avevano imprudentemente effettuato l’intervento di protesizzazione, causando poi l’amputazione dell’arto alla danneggiata e di conseguenza una invalidità pari al 55%.
L’Asl non ha accettato le risultanze del procedimento di accertamento tecnico e non ha provveduto al risarcimento dei danni tantè che la danneggiata, tramite i propri legali è stata costretta ad introdurre una causa civile davanti al tribunale di Firenze: il procedimento si è concluso con la condanna dell’Asl, oggi confluita nell’Azienda Toscana Centro, al risarcimento dei danni subiti dalla paziente e dai suoi familiari avendo il giudice rilevato che «in caso di macrolesione del congiunto la giurisprudenza che si condivide ammette la risarcibilità del danno riflesso degli stretti congiunti».
Nel provvedimento si legge che «nonostante la perizia preventiva, l’azienda convenuta ha infondatamente e pervicacemente resistito in giudizio non offrendo alcun risarcimento ai danneggiati per oltre sei anni, non favorendo la conciliazione». L’Asl, nonostante tale decisione, tra l’altro provvisoriamente esecutiva, non ha provveduto al pagamento del dovuto ed ha impugnato il provvedimento presso la Corte d’Appello di Firenze che ha fissato l’udienza per il 12 dicembre. La danneggiata sarà costretta, tramite i propri legali, ad iniziare una procedura esecutiva nei confronti dell'Asl Toscana Centro.
La paziente nel 2011 fu ricoverata per un intervento di protesi al ginocchio per migliorare la deambulazione ma in seguito agli errori commessi dai medici subì successivamente l’amputazione all’altezza della coscia dell’arto operato, intervento avvenuto all’ospedale Santa Chiara dopo un ricovero alla clinica di San Rossore. Secondo il perito, i medici fucecchiesi avrebbero dovuto fare indagini più approfondite sul sistema vascolare della paziente, che presentava delle patologie pregresse note.
La danneggiata, che risiede in un comune del Valdarno, è stata seguita dagli avvocati Laura Masini e Roberta Marcori di Santa Croce sull’Arno che, inizialmente, nel 2014, avevano introdotto contro la Usl 11 un procedimento per accertamento tecnico preventivo, anche a fine conciliativo, nel quale il consulente tecnico nominato dal giudice rilevò i gravi errori commessi dai medici dell’ospedale di Fucecchio, che avevano imprudentemente effettuato l’intervento di protesizzazione, causando poi l’amputazione dell’arto alla danneggiata e di conseguenza una invalidità pari al 55%.
L’Asl non ha accettato le risultanze del procedimento di accertamento tecnico e non ha provveduto al risarcimento dei danni tantè che la danneggiata, tramite i propri legali è stata costretta ad introdurre una causa civile davanti al tribunale di Firenze: il procedimento si è concluso con la condanna dell’Asl, oggi confluita nell’Azienda Toscana Centro, al risarcimento dei danni subiti dalla paziente e dai suoi familiari avendo il giudice rilevato che «in caso di macrolesione del congiunto la giurisprudenza che si condivide ammette la risarcibilità del danno riflesso degli stretti congiunti».
Nel provvedimento si legge che «nonostante la perizia preventiva, l’azienda convenuta ha infondatamente e pervicacemente resistito in giudizio non offrendo alcun risarcimento ai danneggiati per oltre sei anni, non favorendo la conciliazione». L’Asl, nonostante tale decisione, tra l’altro provvisoriamente esecutiva, non ha provveduto al pagamento del dovuto ed ha impugnato il provvedimento presso la Corte d’Appello di Firenze che ha fissato l’udienza per il 12 dicembre. La danneggiata sarà costretta, tramite i propri legali, ad iniziare una procedura esecutiva nei confronti dell'Asl Toscana Centro.
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