Il Tirreno

Empoli

Arno inquinato: moria di pesci 

Arno inquinato: moria di pesci 

Centinaia di esemplari sulle rive del fiume a Camaioni. La corsa di volontari e pescatori per salvarli

2 MINUTI DI LETTURA





MONTELUPO. I pesci siluro sono rimasti a galla. Tutti insieme, spiaggiati sulle sponde dell’Arno, come un cattivo presagio, una scena da film di nera fantascienza. Gli altri, centinaia, sono ancora sul fondo, e volontari e pescatori temono di doverne raccogliere molti altri. Hanno messo in salvo tutti quelli che hanno potuto, un tuffo aldilà della pescaia, dove l’acqua non s’è mescolata ai veleni scesi dall’Ombrone nell’imbuto di Camaioni, nel tratto d’Arno che da Signa arriva a Motelupo. Hanno preso i siluri, i cavedani, i pesci gatto, gli arborelle e i barbi con i guadini, i secchi, perfino con le mani per dargli una chance. Il primo allarme era scattato giovedì. «Boccheggiavano, i siluri che sono pesci di ferro boccheggiavano. Si rende conto. Non si era mai vista una cosa così», dice un pescatore sulla riva poco lontano dalla centrale idroelettrica.

Per molti è lei, l’impianto appena inaugurato ad aver fatto strage di pesci. In realtà ieri il sopralluogo della polizia della Città metropolitana e quello dei tecnici di Arpat sembrano aver almeno consentito di tracciare un’ipotesi sulle cause della moria. «le piogge cadute tra mercoledì e giovedì, dilavando fogne e piazzali industriali, potrebbero aver trasportato agenti inquinanti letali per i pesci». Un overdose di sostanze nocive arrivate dal fiume praetese provocata da un fenomeno simile a quello che settimane fa generò una moria di pesci nell’Elsa.

Ieri a Camaioni è subito arrivata una pattuglia della polizia della Metrocittà. Due agenti hanno raccolto campioni di pesce, infilato gli esemplari in un mini-frigo per portarli all’Istituto zoorprofilattico per la Toscana e il Lazio a Scandicci. Sul posto anche i tecnici di Arpat. Le analisi dell’agenzia serviranno a stabilire quale tossico abbia sterminato così tanti pesci e di tante specie diverse. «La cosa più raccapricciante - dicono i volontari dell’associazione Tutela acque Toscana - è che nella notte i bracconieri ne abbiano subito approfittato. Abbiamo ritrovato le teste mozzate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA .

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa