Lutto
Blitz degli ispettori, multati negozi e bar di Empoli per le telecamere
Per il Jobs act devono essere autorizzate anche se “finte”. E ora decine di aziende rischiano la stangata: «Tanti sono ignari della nuova norma». Confesercenti: «In questi anni boom di impianti. Molti fuorilegge»
EMPOLI. Non registravano. Solo un monitor e un obiettivo puntato sul bancone della cassa come deterrente anti ladri, un dispositivo di sicurezza innocuo per scoraggiare i malintenzionati e provare a difendersi e sentirsi più sicuri.
Eppure a un bar e un negozio del giro le telecamere di sorveglianza installate all’interno dei locali sono costati una multa salata. Sanzioni da variabili da 154 a 1.549 euro. Effetto di una norma entrata in vigore nel 2016 sulla scia del Jobs act ma che in pochissimi ancora conoscono e adesso rischia di far emergere una selva di commercianti “fuorilegge”, avverte Confesercenti.
Un tassello della legge introdotto soprattutto nell’ottica della tutela dei lavoratori, poiché il succo della norma è semplice: l’installazione delle telecamere in azienda senza accordo sindacale o autorizzazione dell’ispettorato del lavoro fa scattare la prescrizione degli ispettori e la multa, perfino se gli impianti non sono funzionanti, se sono utilizzati come deterrenti o addirittura se si tratta di “finte” telecamere montate solo a scopo dissuasivo.
E non influisce il fatto che il controllo sia discontinuo perché esercitato in locali dove i lavoratori possono trovarsi solo saltuariamente. Questo perché alla prassi consolidata in materia di impianti audiovisivi nei luoghi di lavoro con il Jobs act si sono aggiunte nuove prescrizioni.
«Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi la possibilità di controllo a distanza dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installate previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale. In mancanza di accordo questi impianti possono essere installati previa autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro», ha scritto il ministero del Lavoro a giugno 2016 in una circolare che tentava di fare chiarezza sull’argomento.
Sebbene sia in vigore dall’estate scorsa, «non sono molti a conoscerla - dicono da Confesercenti - e potrebbero essere decine gli esercenti che si sono dotati di telecamere senza mettersi in regola, non per riluttanza alla legge ma semplicemente perché magari si sono rivolti a un privato per istallare i dispositivi e questo non li ha informati degli aggiornamenti normativi».
Così al boom di negozi, bar, ristoranti e aziende che in questi anni si sono dotati di videosorveglianza - invogliati anche dai prezzi sempre più accessibili per l’acquisto della tecnologia necessaria e dagli sconti fiscali varati dal governo - adesso potrebbe corrispondere un’esplosione di “irregolari”.
Per questo adesso l’associazione di categoria lancia un appello invitando i negozianti chiedere i permessi e mettersi in regola. Peraltro, lo schema correttivo dei decreti del Jobs act sancisce che queste autorizzazioni hanno una natura definitiva. Basta chiederle una volta.
«Chi è socio Confesercenti e ha chiesto informazioni sull’installazione delle telecamere in un bar o in un negozio a noi, non ha dovuto ricevere la sorpresa di una multa. Per i nostri uffici la richiesta di autorizzazione è un automatismo. Ma se per montare i dispositivi ci si è rivolti a un privato è molto probabile non aver ricevuto le informazioni relative alle ultime norma su questa materia. E purtroppo le aziende “irregolari” potrebbero essere molte decine». In fondo - dice Lapo Cantini, responsabile Confesercenti dell’Empolese-Valdelsa - «questo è il Paese delle norme e degli adempimenti, in molti non sanno nulla di questa nota allegata al Jobs act». Per questo Cantini lancia un appello. «Tutti gli esercenti che hanno installato videosorveglianza senza permesso si rivolgano a noi, per ottenere l’autorizzazione basta una semplice comunicazione alla direzione generale del lavoro. In questi anni, a causa a fenomeni di insicurezza, c’è stato un boom di installazioni, anche legato alle agevolazioni fiscali, ma in pochi, se non si sono rivolti alle categorie, sapevano della legge».
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