Sicurezza
Anche la scarpa ora accusa la crisi
Fucecchio: richieste di cassa integrazione dei calzaturifici È la prima volta in periodi come questo di picco produttivo
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FUCECCHIO. L’ombra della crisi incombe sul settore calzaturiero di Fucecchio. I primi segnali di una stagnazione che sta colpendo il comparto a livello globale arrivano proprio nel momento di maggiore picco produttivo. Un minor ricorso agli stagionali e soprattutto la richiesta di cassa integrazione in alcuni calzaturifici destano preoccupazione per la tenuta di un settore che finora aveva retto ai colpi della crisi.
«In queste settimane abbiamo ricevuto alcune richieste di cassa integrazione – spiega Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil Empolese Valdelsa – fortunatamente per ora si tratta di poche realtà che operano nel territorio di Fucecchio. Ma indicano uno scenario fortemente negativo, dal momento che giugno e luglio sono i mesi di maggiore attività. È adesso che le aziende, sulla base anche degli ordinativi, producono per l’autunno e l’inverno. Ed è in questo periodo che generalmente vengono assunti molti stagionali per far fronte a questi picchi. D’altronde negli ultimi anni i processi si sono molto velocizzati. Gli ordinativi, che prima richiedevano tempi medio lunghi, adesso hanno scadenze più ravvicinate. Avere richieste di ammortizzatori in questi mesi è fonte di grande preoccupazione. Una situazione del genere non si era mai verificata, nemmeno negli anni in cui è esplosa la crisi economica».
Il settore calzaturiero, che si concentra principalmente nel territorio di Fucecchio, conta una cinquantina di realtà produttive. Un’isola felice se si guarda la situazione di altri comparti, come quello – solo per fare un esempio - dell’abbigliamento nell’Empolese, che in questi ultimi anni hanno fatto registrare licenziamenti e chiusure a ritmo di record. Con alcune vicende, l’Allegri di Vinci su tutte, emblematiche della realtà di estrema difficoltà. Qui invece, nonostante i numeri non sia più quelli del passato meno recente, gli occupati superano abbondantemente le mille unità. E nei periodi in cui c’è una maggiore richiesta di lavoro, come l’inizio dell’estate appunto, si arriva addirittura a raddoppiare la manodopera impiegata. Duemila, negli anni più prolifici fino a tremila occupati.
Negli anni il calzaturiero fucecchiese, infatti, è riuscito spesso ad attuare quel ricambio generazionale necessario per un campo in fase di mutamento e ad adeguarsi ai cambiamenti di un mercato sempre più legato ai grandi marchi e con una vocazione estera preponderante. Una realtà che, però, quest’anno sembra aver subito una svolta negativa. «I segnali che arrivano sono di una netta inversione rispetto al passato – continua la sindacalista – ci sono aziende che in questi mesi hanno assunto a tempo determinato alcuni stagionali. Sono le più grandi che, lavorando esclusivamente per i marchi mondiali delle calzature, hanno più possibilità di programmare e acquisire lavori. Tuttavia non c’è stato il boom degli anni scorsi. Quando molti dei lavoratori che avevano perso il posto in altre aziende del comparto, specie in quelle della zona del Cuoio dove la crisi nel calzaturiero si è affacciata prima e con ricadute più pesanti, riuscivano a ritrovare occupazione almeno per alcuni mesi».
Marco Pagli
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«In queste settimane abbiamo ricevuto alcune richieste di cassa integrazione – spiega Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil Empolese Valdelsa – fortunatamente per ora si tratta di poche realtà che operano nel territorio di Fucecchio. Ma indicano uno scenario fortemente negativo, dal momento che giugno e luglio sono i mesi di maggiore attività. È adesso che le aziende, sulla base anche degli ordinativi, producono per l’autunno e l’inverno. Ed è in questo periodo che generalmente vengono assunti molti stagionali per far fronte a questi picchi. D’altronde negli ultimi anni i processi si sono molto velocizzati. Gli ordinativi, che prima richiedevano tempi medio lunghi, adesso hanno scadenze più ravvicinate. Avere richieste di ammortizzatori in questi mesi è fonte di grande preoccupazione. Una situazione del genere non si era mai verificata, nemmeno negli anni in cui è esplosa la crisi economica».
Il settore calzaturiero, che si concentra principalmente nel territorio di Fucecchio, conta una cinquantina di realtà produttive. Un’isola felice se si guarda la situazione di altri comparti, come quello – solo per fare un esempio - dell’abbigliamento nell’Empolese, che in questi ultimi anni hanno fatto registrare licenziamenti e chiusure a ritmo di record. Con alcune vicende, l’Allegri di Vinci su tutte, emblematiche della realtà di estrema difficoltà. Qui invece, nonostante i numeri non sia più quelli del passato meno recente, gli occupati superano abbondantemente le mille unità. E nei periodi in cui c’è una maggiore richiesta di lavoro, come l’inizio dell’estate appunto, si arriva addirittura a raddoppiare la manodopera impiegata. Duemila, negli anni più prolifici fino a tremila occupati.
Negli anni il calzaturiero fucecchiese, infatti, è riuscito spesso ad attuare quel ricambio generazionale necessario per un campo in fase di mutamento e ad adeguarsi ai cambiamenti di un mercato sempre più legato ai grandi marchi e con una vocazione estera preponderante. Una realtà che, però, quest’anno sembra aver subito una svolta negativa. «I segnali che arrivano sono di una netta inversione rispetto al passato – continua la sindacalista – ci sono aziende che in questi mesi hanno assunto a tempo determinato alcuni stagionali. Sono le più grandi che, lavorando esclusivamente per i marchi mondiali delle calzature, hanno più possibilità di programmare e acquisire lavori. Tuttavia non c’è stato il boom degli anni scorsi. Quando molti dei lavoratori che avevano perso il posto in altre aziende del comparto, specie in quelle della zona del Cuoio dove la crisi nel calzaturiero si è affacciata prima e con ricadute più pesanti, riuscivano a ritrovare occupazione almeno per alcuni mesi».
Marco Pagli
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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