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Empoli

l’incendio in carraia 

Maltinti, è mistero sul rogo «Ci amano tutti, un incidente»

Maltinti, è mistero sul rogo «Ci amano tutti, un incidente»

EMPOLI. I coprilampada dei neon ormai toccano il pavimento, il fuoco ha dissolto la plastica facendole assumere forme fantasmagoriche, stalattiti industriali in un capannone che quasi non esiste più....

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EMPOLI. I coprilampada dei neon ormai toccano il pavimento, il fuoco ha dissolto la plastica facendole assumere forme fantasmagoriche, stalattiti industriali in un capannone che quasi non esiste più. È bruciato tutto alla Maltinti. Appesi a fili in metallo, penzolano gli “irrecuperabili”, la produzione senza scampo, i lampadari che nessuno potrà salvare. Renzo Maltini, il patron, li guarda come relitti di una parte di fabbrica diventata il porto sepolto della sua azienda quasi cinquantenaria, un abisso di sconforto e paura da cui vuole riemergere in fretta. «Non lo sappiamo, neanche i vigili del fuoco hanno capito cosa abbia scatenato l’incendio, fortuna non c’era nessuno dentro». Mercoledì sera, alle 18. 30, quando in Carraia mezzo quartiere ha viso salire le fiamme e il fumo dietro l’edificio rosso, la ditta era già chiusa, la vasca di verniciatura da cui si sono sprigionate le fiamme spenta. Così adesso quest’omone, da 43 anni a capo di una delle aziende leader in Toscana nel settore della produzione di lampadari in legno e in ferro, con clienti in tutta Italia ma anche in Russia e in Germania, deve fare i conti con un rogo a cui nessuno ha ancora saputo dare una spiegazione. Sa già che i danni supereranno i 100 mila euro. «E pensare che dalla botta mi era parso si trattasse di un incidente qui all’incrocio... Comunque non è un forno, quella macchina non produce calore – dice Giampiero Ragionieri, uno degli 8 dipendenti – È una vasca con una cascata d’acqua a ciclo continuo che di volta in volta viene mescolata con la vernice scelta per i prodotti». Un corto circuito? I pompieri non sono riusciti ad individuare elementi per confermare l’ipotesi. Ma Maltinti, a Empoli un brand conosciuto anche come lo sponsor di una squadra di ciclismo, esclude l’atto doloso. «Impossibile. I vigili hanno accertato che il fuoco è partito da dentro la macchina. E poi, suvvia, ci vogliono tutti bene». L’importante, continua il patron – è «ripartire al più presto». Nonostante la crisi, l’azienda «ha sempre continuato ad avere molte commesse. Non possiamo ritardare troppo nelle consegne. Per questo ho subito chiamato tutti i fornitori e soprattutto la casa costruttrice della vasca. Dobbiamo sostituirla al più presto e tornare a produrre per restare in pari con gli ordini». Solo il macchinario, quindici anni fa, costò 30 milioni di lire. Ma qui, in questo capannone da almeno 100 metri quadrati, ci sarà molto lavoro da fare: impianti elettrici, il consolidamento delle mura colpite dalle fiamme, le finestre, i tavoli di lavoro e quelli di appoggio e asciugatura per il materiale che esce dalla vasca. E, appunto, una vasca nuova che si riempia solo di acqua e vernice e non di fuoco.

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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