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Empoli

I sigilli alla Maestrelli “sfrattata” l’occupazione 

di Marco Pagli
I sigilli alla Maestrelli “sfrattata” l’occupazione 

Il curatore fallimentare chiude lo stabilimento, ma il presidio continua nel giardino Il sindacato: «Operai senza stipendio da mesi, a rischio l’ipotesi della cooperativa»

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VINCI. Il cartello appeso dai lavoratori in lotta fuori dal cancello della Maestrelli di Sovigliana adesso potrebbe arricchirsi di un altro verso. Né licenziati, né pagati e ora pure sfrattati”. Mercoledì scorso, infatti, il curatore fallimentare dell’azienda ha posto i sigilli allo stabilimento, lasciando ai 27 lavoratori solo il giardino esterno per svolgere quel presidio permanente che va avanti da due mesi e mezzo. Senza servizi igienici, senza cucina e all’aperto. Ma loro a togliere le tende nemmeno ci pensano. Vogliono attendere che almeno si concretizzi il licenziamento, dopo l’ennesima beffa subita pochi giorni fa. Quando tutto ormai sembrava fatto e la proprietà aveva firmato l’accordo per i licenziamenti, il giorno successivo era arrivata la sentenza del tribunale che di fatto congelava la procedura. E i 27 sono ripiombati di nuovo in un incubo cominciato nel marzo scorso, senza stipendio e senza ammortizzatori sociali. Il curatore fallimentare, nel frattempo, ha fissato un nuovo incontro martedì prossimo per sbloccare la procedura che permetterebbe ai lavoratori di cominciare ad usufruire della Naspi. Dovrebbe essere la volta buona, ma qui nessuno se la sente più di aggrapparsi ad una speranza. «Siamo di fronte ad un paradosso continuo – attacca Salvatore D’Amico della Slc Cgil – questi lavoratori sono da quattro mesi senza stipendio e in attesa che la proprietà li liberi. Il concordato in bianco ha concesso all’azienda tempo, molto tempo. Nel frattempo a pagare la crisi sono stati unicamente gli operai. E continuano a pagarla anche dopo che è stato dichiarato il fallimento: ancora non possono accedere agli ammortizzatori e rischiano pure di perdere il preavviso, per un importo di 1.500 euro ciascuno. Senza contare gli stipendi arretrati, per i quali ancora si deve attendere la costituzione del comitato dei creditori e vedere se verrà capitalizzato il patrimonio dell’azienda. Finora le uniche forme di sostentamento sono state le donazioni della popolazione, degli esercizi della zona e del sindacato». Nel mezzo ci starebbe anche la questione della continuità produttiva e della salvaguardia dei posti di lavoro. Gli operai, infatti, continuano a tenere in piedi l’idea della cooperativa per continuare l’attività. Ma per costituirla hanno bisogno dei soldi della Naspi, per accedere ai quali devono ricevere il licenziamento. Un enorme circolo vizioso. «La volontà dei lavoratori è rimasta la stessa – prosegue D’Amico – ma se si continua a posticipare la chiusura della procedura, la possibilità di una ripartenza si allontana. Senza gli ammortizzatori non c’è il capitale per poter costituire la cooperativa. Solo quando saranno arrivati i primi assegni potranno fare un passo in quella direzione e avanzare una proposta al curatore fallimentare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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