Il dolore
Avane, in 200 pregano e sognano un nuovo centro islamico - Foto
Da tutto il circondario alla Vela di Avane per la celebrazione del Ramadan: «La sede di Pontorme è piccola e non vogliamo creare problemi ai residenti»
EMPOLI. Un canto arabo squarcia il silenzio nel cuore della sera ad Avane. La preghiera sta per iniziare e i fedeli vengono chiamati a raccolta. Molti sono già pronti, rivolti verso La Mecca, mentre gli ultimi ritardatari parcheggiano l’auto frettolosamente, oppure appoggiano la bici al muro. Non vogliono perdersi l’inizio di questa prima celebrazione settimanale. I bambini piccoli intanto corrono per il piazzale dell’ex mercato ortofrutticolo della città. Sono anche loro gli empolesi del futuro. Corrono senza sosta, giocano, sotto quella vela di cemento, che in questa occasione più che mai ha le sembianze di una culla. La culla di un nuovo inizio, di un passo importante per una comunità intera. Uno scrigno che sembra proteggere dall’odio e aprirsi verso la tenerezza, la dolcezza, l’integrazione. La prima notte di Ramadan alla vela di Avane raccoglie quasi 200 musulmani giunti dalle varie zone del circondario per la preghiera delle 22. 30. Già Avane, non certo una frazione a caso. Un quartiere simbolo dell’integrazione, il quartiere di don Renzo Fanfani (che se n’è andato il 30 maggio scorso), uno dei primi ad aiutare la comunità islamica, agli inizi del 2000, a cercare una sede. Vedere la “vela” così probabilmente gli avrebbe scaldato il cuore.
A partecipare alla preghiera sono soprattutto gli uomini, ma ci sono anche tanti bambini che accompagnano i papà e anche alcune donne. Sono di diverse nazionalità: tunisini, marocchini, senegalesi, slavi ma anche italiani, ragazzi giovani, di seconda generazione, che qui ad Empoli ci sono nati e cresciuti. Magari col babbo arabo e la mamma italiana. E anche alcuni ragazzi dei centri di accoglienza. Facce molto conosciute in città, persone che ormai fanno parte del tessuto sociale e lavorativo. Parlano un toscano disinvolto, simpatico, che strappa anche qualche sorriso. Gli uomini sono in prima fila, seduti sui loro tappeti, in attesa di ascoltare le parole di chi guiderà la preghiera. Le donne dietro di loro, avvolte in grandi veli neri o colorati e separate da un muro che le rende invisibili al mondo circostante. Nelle prime file l’imam. Tanti arrivano alla vela dopo aver consumato a casa il primo pasto della giornata. Altri invece, mangiano proprio lì, facendo quella che in gergo viene chiamata “colazione” nel rispetto dei precetti.
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Il Ramadan infatti è un periodo di digiuno di circa un mese e i fedeli di non devono bere e mangiare dall’alba al tramonto. Il sole però alla periferia di Empoli è già calato da un po’ quando si inizia a pregare. Alcuni indossano la tunica, altri sono vestiti normalmente, possono mettersi anche i pantaloni corti almeno fin sotto il ginocchio. Una voce canta, recita i versi e guida la preghiera. Allahu Akbar, ripetono tutti in coro, una frase troppo spesso accostata a brutte storie di terrorismo e violenza, ma che qui sembra solo la strada per raggiungere la spiritualità, la pace interiore. Gli uomini in preghiera si chinano a terra rivolgendo il capo verso la Mecca. Lo fanno più volte, in modo intenso, ripetitivo. Finalmente la comunità islamica empolese, grazie alla concessione dell’amministrazione comunale ha un luogo dove pregare, per l’ultima settimana del Ramadan, senza quei problemi di spazio che sorgevano nel centro islamico che si trova a Pontorme, presieduto da Abdelilah El Fadil. Poco più di un garage, che in questo periodo non riusciva più a contenere tutti i partecipanti alle celebrazioni. «Il centro di Pontorme è molto piccolo – racconta Abdullah – non c’è posto per le auto, ma soprattutto rischiamo di disturbare i residenti. Ci sono le abitazioni vicine e giustamente la gente vuole dormire. Qui invece abbiamo lo spazio giusto».
Sarà così anche per le prossime sere, e poi chissà. «Stiamo cercando uno spazio più grande – dice Mohammed – abbiamo vagliato alcuni locali in zona Terrafino, ma sono molto cari. Servono centinaia di migliaia di euro e non sarà facile. Ma se arriverà l’occasione giusta ci proveremo».
Mentre gli adulti pregano alcuni bambini li accompagnano, altri, i più piccoli, si divertono a giocare, rincorrersi per il piazzale. Qualcuno di loro mischia le scarpe dei genitori, lasciate all’esterno dello spazio di preghiera, facendo un po’ di dispetti. Un po’ come quei bambini che scorrazzano in chiesa.
In preghiera c’è anche un signore molto anziano che non ce la fa a chinarsi e segue la preghiera da una sedia che i più giovani gli porgono e gli tolgono all’occorrenza. «Non è facile non mangiare e non bere per tutta la giornata – racconta Mohammed – soprattutto per chi lavora. Però cerchiamo di tenere duro». Le parole della preghiera si diffondono intorno, mentre a fianco un gruppo di ragazzi sta giocando a calcetto e mentre al circolo di Avane si gioca a carte e si ipotizzano le prossime mosse del governo Gentiloni. «A noi un ci danno certo noia – spiegano i vecchi del paese – basta facciano poca confusione». Alle finestre si affaccia qualche curioso, qualcuno si mette di fronte al cancello per osservare la preghiera. Poi dopo circa un’ora tutti escono dall’ex mercato ortofrutticolo, mentre gli avventori lasciano il circolo. Molti si conoscono, si salutano, alcuni vanno a casa insieme. E iniziano a costruire un futuro migliore.
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