Il dolore
Botte alla moglie incinta di sette mesi
di Ilaria Bonuccelli
Litiga per strada con alcune persone e arrivano i carabinieri, dopo due ore aggredisce la donna in casa e scatta l’arresto
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FUCECCHIO. Nessuna minaccia diretta alla moglie. L’uomo picchia alla porta chiusa: «Fammi entrare». È alterato, ma fuori casa. I carabinieri intervengono. Cercano di placare la rabbia. Il diverbio è scoppiato con alcune persone, all’esterno. Dopo un po’ la situazione sembra tornare alla normalità. Il 32enne si allontana. Nessuno si è fatto male, la donna è in casa con il suocero. Al sicuro, pensano i carabinieri. Ma si sbagliano. Qualche ora dopo, il marito, già conosciuto dalle forze dell’ordine, torna. Bussa. La donna, incinta di 7 mesi apre e lui la picchia. Davanti al proprio padre che fa in tempo a chiamare di nuovo i carabinieri. L’Arma si precipita per la seconda volta nel giro di poche ore. Lo arresta in flagranza per maltrattamenti in famiglia. Ma non abbastanza in fretta da evitarle le botte del figlio. La gravidanza non risulta a rischio, comunque la donna viene trattenuta in ospedale a Empoli. Dove si notano i lividi. Non recenti. E alla fine la donna ammette: mi picchia. Non è la prima volta, ma non l’ha mai denunciato, come molte altre donne prima (e dopo) di lei, un po’ per paura, un po’ per vergogna. Un po’ per un malinteso senso dell’amore. I carabinieri quando l’altra sera intervengono sono all’oscuro della violenza. Per questo hanno pensato che lasciando allontanare l’uomo da casa per un paio di ore, si sarebbe tranquillizzato. Faceva sempre così, gli avevano detto i familiari. Anche la moglie.
La situazione che i carabinieri si trovano davanti l’altra sera a Fucecchio non lascia pensare a un problema di maltrattamenti in famiglia: una lite fra (quasi) estranei all’aperto. In mezzo a loro, un uomo alterato. «La moglie si chiude in casa con il suocero – spiegano – e lascia fuori il marito. Noi siamo intervenuti, quindi, su una lite non fra coniugi. Quando, poi, la donna si è chiusa in casa, il marito ha iniziato a battere alla porta, reclamando di entrare: ma non ha minacciato la moglie. E siccome non ha commesso alcun reato non lo abbiamo potuto portare via». I carabinieri si sono assicurati che all’esterno la lite fosse sedata e poi se ne sono andati. Non hanno valutato che ci fosse un fattore di rischio per la donna. «Dal nostro punto di vista era impossibile evidenziarlo – riprendono – perché la donna in precedenza mai aveva denunciato il marito per atti di violenza e perché l’uomo non le aveva rivolto minacce dirette durante la lite. Poi, in ospedale, la donna ci ha raccontato i precedenti: non era la prima volta che la picchiava». Ma c’è voluta la violenza fisica per bloccare l’uomo, al secondo intervento dei carabinieri: in flagranza di reato, per maltrattamenti in famiglia, la legge impone l’arresto. Però, non esiste una norma di prevenzione della violenza. Neanche quando, come in questo caso, i carabinieri si presentano subito. Senza bloccare il marito: «Non aveva ancora compiuto un reato contro la moglie», dicono. Neppure hanno riscontrato uno di quei reati “sentinella” (le minacce) o le condizioni per allontanarlo fisicamente dall’abitazione familiare. La porta chiusa e il fatto che la donna fosse barricata in casa con il suocero sono stati considerati una garanzia sufficiente di difesa. Invece, non sono bastati. «La moglie ha aperto la porta spontaneamente al marito», ricordano i carabinieri. Un paio di ore dopo la lite, quando pensava di essere al sicuro. Neppure la presenza del suocero l’ha salvata. Vediamo se oggi ci pensa il giudice, chiamato a convalidare l’arresto del 32enne.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La situazione che i carabinieri si trovano davanti l’altra sera a Fucecchio non lascia pensare a un problema di maltrattamenti in famiglia: una lite fra (quasi) estranei all’aperto. In mezzo a loro, un uomo alterato. «La moglie si chiude in casa con il suocero – spiegano – e lascia fuori il marito. Noi siamo intervenuti, quindi, su una lite non fra coniugi. Quando, poi, la donna si è chiusa in casa, il marito ha iniziato a battere alla porta, reclamando di entrare: ma non ha minacciato la moglie. E siccome non ha commesso alcun reato non lo abbiamo potuto portare via». I carabinieri si sono assicurati che all’esterno la lite fosse sedata e poi se ne sono andati. Non hanno valutato che ci fosse un fattore di rischio per la donna. «Dal nostro punto di vista era impossibile evidenziarlo – riprendono – perché la donna in precedenza mai aveva denunciato il marito per atti di violenza e perché l’uomo non le aveva rivolto minacce dirette durante la lite. Poi, in ospedale, la donna ci ha raccontato i precedenti: non era la prima volta che la picchiava». Ma c’è voluta la violenza fisica per bloccare l’uomo, al secondo intervento dei carabinieri: in flagranza di reato, per maltrattamenti in famiglia, la legge impone l’arresto. Però, non esiste una norma di prevenzione della violenza. Neanche quando, come in questo caso, i carabinieri si presentano subito. Senza bloccare il marito: «Non aveva ancora compiuto un reato contro la moglie», dicono. Neppure hanno riscontrato uno di quei reati “sentinella” (le minacce) o le condizioni per allontanarlo fisicamente dall’abitazione familiare. La porta chiusa e il fatto che la donna fosse barricata in casa con il suocero sono stati considerati una garanzia sufficiente di difesa. Invece, non sono bastati. «La moglie ha aperto la porta spontaneamente al marito», ricordano i carabinieri. Un paio di ore dopo la lite, quando pensava di essere al sicuro. Neppure la presenza del suocero l’ha salvata. Vediamo se oggi ci pensa il giudice, chiamato a convalidare l’arresto del 32enne.
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