La manifestazione
La Maestrelli è fallita caos per i lavoratori
di Mario Neri
Si complica l’ipotesi di acquisizione da parte della coop di operai
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EMPOLI. Fallita. La cartotecnica Maestrelli è ufficialmente fuori dal mercato, decotta, finita. Quantomeno nel brand. È arrivata ieri la decisione del giudice del tribunale di Firenze che i lavoratori attendevano da settimane ormai. Ed è una doccia fredda. Perché li ripiomba di nuovo in un limbo, imprigionati in una terra di mezzo. Fino a ieri sembrava infatti che potessero ripiegare almeno quello striscione da giorni appeso sui cancelli, «né pagati né licenziati», il simbolo della protesta allo stabilimento di viale Togliatti da tre mesi occupato da una trentina di dipendenti contro quella che sindacati e lavoratori non hanno mai esitato a definire come una «crisi pilotata», voluta dalla proprietà sebbene l’azienda continuasse ad avere ossigeno e commesse per poter sopravvivere sul mercato.
Tre giorni fa, almeno quel paradosso – e cioè essere ancora formalmente assunti seppur non ricevendo lo stipendio – sembrava che stesse per cadere: a Firenze sindacati e azienda avevano aperto il tavolo per avviare i licenziamenti. A quel tavolo si era seduto direttamente il patron, Mauro Maestrelli, e ieri alle 17, 30 si sarebbe di nuovo incontrato con le rsa per negoziare una conciliazione e firmare la mobilità.
Per i lavoratori sarebbe stata un’opportunità di strappare un accordo favorevole, anche dal punto di vista economico. La speranza, infatti, era quella di contrattare la rinuncia al presidio della fabbrica in cambio magari di una liquidazione più corposa di quella prevista. «Niente – dice Salvatore D’Amico, segretario della Slc Cgil – la decisione del giudice priva del potere di firma sia l’amministratore dell’azienda che il presidente della società. Dunque nessuno della proprietà potrà firmare i licenziamenti. Lascia l’amaro in bocca il fatto che il giudice avesse autorizzato i licenziamenti sette giorni fa ma che le parti sociali lo abbiano saputo solo tre giorni dopo. Se lo avessimo saputo subito almeno i licenziamenti si sarebbero perfezionati».
Sì, perché adesso per i 27 lavoratori rimasti alla Maestrelli – adesso decisi a tenere viva l’occupazione della fabbrica – si complica la strada di una acquisizione di ciò che rimane dell’azienda attraverso una cooperativa formata proprio da loro. Un’ipotesi che anche Legacoop era pronta a sostenere. Il giudice, con la sentenza, non ha invece fornito un orientamento sulle modalità con cui vuole assicurare i diritti dei creditori della Maestrelli, indebitata per circa 5 milioni.
Affiderà l’incarico a un commissario giudiziale, e sarà lui sulla base dei conti a stabilire se optare per la trattativa privata con soggetti interessati a rilevare l’azienda o se procedere a un asta competitiva. Certo, in questo momento la legge protegge soprattutto i diritti di chi deve ricevere ancora soldi dalla vecchia proprietà.
«Noi non ci fermiamo, andiamo avanti, resistiamo», dicono i lavoratori da Sovigliana. Certo sembra complicarsi l’opzione di una riapertura di un concordato in cui si dia la priorità alle esigenze di salvaguardia del lavoro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Tre giorni fa, almeno quel paradosso – e cioè essere ancora formalmente assunti seppur non ricevendo lo stipendio – sembrava che stesse per cadere: a Firenze sindacati e azienda avevano aperto il tavolo per avviare i licenziamenti. A quel tavolo si era seduto direttamente il patron, Mauro Maestrelli, e ieri alle 17, 30 si sarebbe di nuovo incontrato con le rsa per negoziare una conciliazione e firmare la mobilità.
Per i lavoratori sarebbe stata un’opportunità di strappare un accordo favorevole, anche dal punto di vista economico. La speranza, infatti, era quella di contrattare la rinuncia al presidio della fabbrica in cambio magari di una liquidazione più corposa di quella prevista. «Niente – dice Salvatore D’Amico, segretario della Slc Cgil – la decisione del giudice priva del potere di firma sia l’amministratore dell’azienda che il presidente della società. Dunque nessuno della proprietà potrà firmare i licenziamenti. Lascia l’amaro in bocca il fatto che il giudice avesse autorizzato i licenziamenti sette giorni fa ma che le parti sociali lo abbiano saputo solo tre giorni dopo. Se lo avessimo saputo subito almeno i licenziamenti si sarebbero perfezionati».
Sì, perché adesso per i 27 lavoratori rimasti alla Maestrelli – adesso decisi a tenere viva l’occupazione della fabbrica – si complica la strada di una acquisizione di ciò che rimane dell’azienda attraverso una cooperativa formata proprio da loro. Un’ipotesi che anche Legacoop era pronta a sostenere. Il giudice, con la sentenza, non ha invece fornito un orientamento sulle modalità con cui vuole assicurare i diritti dei creditori della Maestrelli, indebitata per circa 5 milioni.
Affiderà l’incarico a un commissario giudiziale, e sarà lui sulla base dei conti a stabilire se optare per la trattativa privata con soggetti interessati a rilevare l’azienda o se procedere a un asta competitiva. Certo, in questo momento la legge protegge soprattutto i diritti di chi deve ricevere ancora soldi dalla vecchia proprietà.
«Noi non ci fermiamo, andiamo avanti, resistiamo», dicono i lavoratori da Sovigliana. Certo sembra complicarsi l’opzione di una riapertura di un concordato in cui si dia la priorità alle esigenze di salvaguardia del lavoro.
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