Toscana
il barista tartassato dai furti
«I ladri la mia dannazione ma io non mi armerò»
CASTELFIORENTINO. Sono tornati, come uno spettro, come un’ombra che in realtà non sembra mai aver abbandonato i loggiati della strada. Sono tornati, per la quinta volta in 19 mesi, con un accanimento...
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CASTELFIORENTINO. Sono tornati, come uno spettro, come un’ombra che in realtà non sembra mai aver abbandonato i loggiati della strada. Sono tornati, per la quinta volta in 19 mesi, con un accanimento che Sauro Pettinari ormai è convinto si concentri solo su di loro, le slot. «Sì - dice il titolare del bar Duca D’Aosta - le slot e i ladri sono la mia dannazione, ho provato a liberarmene ma non ci riesco. Ma non mi armerò per difendermi, non me la sento».
Oltre che dei ladri, questo barista di Castelfiorentino in qualche modo è diventato ostaggio di queste macchinette e della loro promessa di soldi facili. Il locale è stato derubato di nuovo l’altra notte, la prima volta era successo a novembre 2015. «Hanno aperto le slot machine andando dritti sulle cassette cambia-monete». Ormai sono diventate un obiettivo facile. «E purtroppo - racconta Pettinari - non sembra essere servito a nulla l’impianto di allarme installato da poco. È scattato e ha suonato, ma loro sono riusciti a darsela a gambe comunque».
C’è perfino stato un inseguimento, prima da parte del vigilante ingaggiato da tempo dai locali del centro del paese e poi dai carabinieri, avvertiti dalla guardia. «Li ha visti fuggire dal bar e ha provato ad inseguirli e poi ad avvertire le forze dell’ordine, ma a Monte Bono hanno abbandonato l’auto, un suv della Nissan, e sono scappati a piedi nei campi». Secondo le stime, i malviventi se ne sarebbero andati con un incasso da circa 1.500 euro. «Di solito ogni cassetta cambia-monete contiene infatti circa 500 euro, e io nel bar ospito tre macchine».
Anche se ormai Sauro vorrebbe liberarsene. Ci prova da mesi, sa che sono diventate un obiettivo facile, una promessa di un bottino sicuro per i ladri, ma i suoi tentativi finora sono stati frustrati. «Una delle slot è legata ad un contratto con Sisal e due della Snai. La prima, dopo mesi di richieste, pare riuscirò a restituirla. Mi hanno chiamato da poco per confermarmi che la disdetta è stata ultimata, dovrebbero venire a ritirarla fra poco, ma le due della Snai non potrò eliminarle».
Sauro vorrebbe, ma se inviasse una disdetta rischierebbe di perdere una buona parte dei guadagni. «Non perché siano le slot a garantirmeli, ma perché rinunciando ad esse dovrei anche mollare la ricevitoria, cioè la possibilità di fare ricariche e far giocare i miei clienti al Totocalcio. Così prevede il contratto. Va detto che Snai si è preoccupata di mettere in sicurezza il bar, è la società infatti ad aver fatto installare l’allarme e la porta blindata. Ma l’hanno sfondata a picconate, distruggendo i cardini». Un anno fa, in soccorso del barista si mobilitarono i commercianti della zona, organizzando un aperitivo solidale. E il numero di colpi messi a segno nei negozi della strada convinse anche il Comune a installare un impianto di videosorveglianza. Ma le telecamere puntano solo sulla strada, non sui loggiati, quasi mai riescono ad inquadrare i ladri in volto. Non li hai mai incontrati, non ha mai subito rapine come quelle del gioielliere pisano che martedì ha sparato e ucciso un bandito dopo che i rapinatori avevano aperto il fuoco contro la moglie. «Comprendo chi si arma - dice Pettinari - Ma io non posso farlo. Sebbene in famiglia ci siano sempre state armi, vivo una condizione di sofferenza e precarietà per la scomparsa dei miei genitori che non mi consentirebbe di essere calmo. Mi dispiace, ma no, non posso».
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Oltre che dei ladri, questo barista di Castelfiorentino in qualche modo è diventato ostaggio di queste macchinette e della loro promessa di soldi facili. Il locale è stato derubato di nuovo l’altra notte, la prima volta era successo a novembre 2015. «Hanno aperto le slot machine andando dritti sulle cassette cambia-monete». Ormai sono diventate un obiettivo facile. «E purtroppo - racconta Pettinari - non sembra essere servito a nulla l’impianto di allarme installato da poco. È scattato e ha suonato, ma loro sono riusciti a darsela a gambe comunque».
C’è perfino stato un inseguimento, prima da parte del vigilante ingaggiato da tempo dai locali del centro del paese e poi dai carabinieri, avvertiti dalla guardia. «Li ha visti fuggire dal bar e ha provato ad inseguirli e poi ad avvertire le forze dell’ordine, ma a Monte Bono hanno abbandonato l’auto, un suv della Nissan, e sono scappati a piedi nei campi». Secondo le stime, i malviventi se ne sarebbero andati con un incasso da circa 1.500 euro. «Di solito ogni cassetta cambia-monete contiene infatti circa 500 euro, e io nel bar ospito tre macchine».
Anche se ormai Sauro vorrebbe liberarsene. Ci prova da mesi, sa che sono diventate un obiettivo facile, una promessa di un bottino sicuro per i ladri, ma i suoi tentativi finora sono stati frustrati. «Una delle slot è legata ad un contratto con Sisal e due della Snai. La prima, dopo mesi di richieste, pare riuscirò a restituirla. Mi hanno chiamato da poco per confermarmi che la disdetta è stata ultimata, dovrebbero venire a ritirarla fra poco, ma le due della Snai non potrò eliminarle».
Sauro vorrebbe, ma se inviasse una disdetta rischierebbe di perdere una buona parte dei guadagni. «Non perché siano le slot a garantirmeli, ma perché rinunciando ad esse dovrei anche mollare la ricevitoria, cioè la possibilità di fare ricariche e far giocare i miei clienti al Totocalcio. Così prevede il contratto. Va detto che Snai si è preoccupata di mettere in sicurezza il bar, è la società infatti ad aver fatto installare l’allarme e la porta blindata. Ma l’hanno sfondata a picconate, distruggendo i cardini». Un anno fa, in soccorso del barista si mobilitarono i commercianti della zona, organizzando un aperitivo solidale. E il numero di colpi messi a segno nei negozi della strada convinse anche il Comune a installare un impianto di videosorveglianza. Ma le telecamere puntano solo sulla strada, non sui loggiati, quasi mai riescono ad inquadrare i ladri in volto. Non li hai mai incontrati, non ha mai subito rapine come quelle del gioielliere pisano che martedì ha sparato e ucciso un bandito dopo che i rapinatori avevano aperto il fuoco contro la moglie. «Comprendo chi si arma - dice Pettinari - Ma io non posso farlo. Sebbene in famiglia ci siano sempre state armi, vivo una condizione di sofferenza e precarietà per la scomparsa dei miei genitori che non mi consentirebbe di essere calmo. Mi dispiace, ma no, non posso».
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