Il Tirreno

Empoli

Sessanta famiglie fuori dagli asili nido 

di Mario Neri
Sessanta famiglie fuori dagli asili nido 

Ma il Comune punta ad azzerare le attese con i “rinunciatari” 

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EMPOLI. Sessanta bambini senza un posto, sessanta famiglie che di qui a settembre dovranno cercare un’alternativa, probabilmente costrette ad arrangiarsi con baby sitter, nonne oppure a rivolgersi ai privati. Che in città non sono moltissimi ma soprattutto non sono tutti accreditati. È questa la fotografia scattata dalle graduatorie appena pubblicate dal Comune per l’accesso ai sette asili nido pubblici di Empoli. Su 346 domande arrivate a Palazzo civico, soltanto 286 potranno essere soddisfatte poiché tanti sono i posti presenti nelle strutture comunali. Effetto di un piccolo boom di richieste inatteso rispetto al trend degli ultimi anni.

Quest’anno infatti sono 210 le nuove istanze di iscrizione, cioè quelle provenienti da famiglie di bimbi che sarebbero al primo ingresso a un nido pubblico. Numeri simili si erano toccati solo nel 2014, quando erano 298 i posti disponibili e arrivarono 350 domande, di cui ben 207 nuove. Fra 2015 e 2016, complice il calo delle nascite registrato nei due anni precedenti, i dati si stabilizzarono. In ognuno dei due anni educativi giuserto 165 nuove richieste di iscrizione e fra le 295 e 300 domande totali, consentendo così al Comune di azzerare le liste d’attesa con gli ultimi aggiornamenti alle graduatorie a settembre, quando in genere alcune famiglie rinunciano al posto, o perché non sono più interessate a far frequentare un nido al figlio o perché hanno trovato una soluzione diversa. Ed è proprio su questo che i servizi educativi dell’amministrazione di Brenda Barnini puntano per provare a ridurre al massimo il numero di bambini senza posto. Del resto quelli appena registrati sono dati provvisori. Di qui a fine agosto sono tre le date (5 luglio, 15 agosto e 30 agosto) in cui bisognerà confermare l’iscrizione o rinunciare al posto, e via via gli uffici procederanno alla riassegnazione. A stare ai dati del 2014, quando furono 350 le domande per 298 posti, alla fine furono solo 15 i bambini rimasti senza posto : in quel caso si contarono 48 rinunciatari. Un trend molto simile a quello di quest’anno, dunque. E non è detto che chi dovesse rimanere fuori anche a settembre non possa rientrare in corsa ad anno già iniziato. Certo questa è una delle città virtuose della Toscana sui servizi all’infanzia. In una regione che riesce a dare risposta soltanto al 68% delle domande di iscrizione nei nidi pubblici (15.758 posti per 23.130 domande), Empoli offre invece un posto all’82,6% di chi ne fa richiesta. Una percentuale che cresce fin quasi al 90% con i circa venti posti pubblici nei due nidi accreditati, dove le famiglie con i requisiti Isee possono spendere il buono finanziato dalla Regione.

Nel 2015 - a stare ai dati dell’ultimo report “Educazione dell’infanzia in Toscana” - solo Gambassi e Montaione sono riusciti ad azzerare le attese e a soddisfare tutte le istanze di iscrizione. Fucecchio si è ritrovata con 35 bambini senza posto, Cerreto con 30, Castelfiorentino 31, Capraia e Limite 18, Montelupo e Vinci 12. In totale l’Empolese Valdelsa ha saputo dare risposta a 1.369 bambini su 1.442 domande, ma perché 475 posti sono stati coperti da privati non convenzionati. E chi ha mandato il figlio in una di queste strutture lo ha fatto sborsando in media 650 euro mensili invece di 400. Fra comunali e convenzionati invece la ricettività dei nidi a Empoli conta 315 posti, mentre sono 127 nei privati.

Certo sempre troppo pochi rispetto ad una popolazione che ogni anno conta 1.000 bambini fra 0 e 36 mesi. Ma non poco. Non è un caso che il Comune sia uno di quelli che investe di più in percentuale su questo settore dell’infanzia: e cioè 2,6 milioni ogni anno, di cui 1,8 di spesa corrente, versando in media 969 euro per alunno su un bilancio da 56 milioni. «Anche la gestione dei servizi educativi per l’infanzia è sì un pezzo di welfare dell’attività dell’amministrazione, su cui Empoli è da sempre sensibile - dice il sindaco Barnini - ma è anche un investimento sulla qualità di vita dei bimbi e delle famiglie. I nidi comunali per la città fiore all’occhiello e lo sono anche grazie del centro studi Bruno Ciari, una realtà empolese che si occupa della formazione delle educatrici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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