Gioco
Isak, il ragazzo di Dakar nuovo eroe di Fucecchio
di Marco Sabia
Il sindaco: «Grazie, hai dimostrato che la generosità non ha colore»
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FUCECCHIO. Alla fine diventeranno amici. Isak Nokho, Federico Rappazzo e Mohamed “Emsi” Diop si incontreranno presto, dopo aver salvato da probabile morte per schiacciamento il piccolo Kelvin, il bimbo cinese che si trova tuttora ricoverato (ma fuori pericolo) all’ospedale Regina Margherita di Torino, in seguito ai fatti di piazza San Carlo di sabato scorso.
Lunedì il nostro giornale ha organizzato il viaggio e accompagnato Isak – che è di Fucecchio – proprio al Regina Margherita, dove ha incontrato Ling Quinquang la madre del piccolo, regalandole una maglia della Juve recuperata nella calca. Isak lì ha conosciuto Federico, che nelle foto si vede proteggere col proprio corpo il bimbo ferito. Poco più in là c’era Isak, che a sua volta col suo corpo faceva blocco per impedire che la folla finisse addosso a Kelvin e agli altri feriti. E poi Mohamed, senegalese come Isak, che Kelvin l’ha tirato fuori dal mucchio. Isak ieri ha parlato con gli altri due “eroi” di questa vicenda e ci ha raccontato che presto si incontreranno: «Voglio tornare a Torino già in settimana, stavolta senza giornalisti, perché voglio parlare con loro. E poi magari invitarli a Fucecchio, nel mio paese, perché si è cittadini del luogo in cui si vive. È una nata una fratellanza fra di noi, abbiamo fatto la cosa che ci sembrava giusta in quel momento. Chi si è speso per evitare conseguenze peggiori si merita tutto il bene di questo mondo. Intanto io ora posso tornare alla vita normale, anche se ora la gente mi guarda in maniera diversa ed io non ci sono abituato».
Isak, dopo aver parlato con la madre di Kelvin, è riuscito finalmente a dormire dopo due nottate insonni: «Sì, quando sono tornato sono crollato, perché ero felice, mi ero tolto un peso che mi attanagliava da sabato; non potevo accettare che il bimbo stesso così male. Invece ieri mattina sono uscito di casa col sorriso: è stata un’esperienza bellissima». L’incontro di Isak, Mohamed e Federico è il simbolo della società di oggi: due ragazzi senegalesi (uno che vive a Torino, uno a Fucecchio) e uno del capoluogo piemontese, che si trovano per caso in una situazione impensabile e che – ignorando l’esistenza l’uno dell’altro – diventano protagonisti di un atto di altruismo che ha lasciato il segno, in loro stessi e negli altri.
E – visto che Federico e Mohamed vivono a Torino – sarà Isak ad andare a trovarli. Perché sta nascendo una “fratellanza”, un termine perfetto per indicare un legame che nasce in seguito ad un particolare episodio che non si può scordare. Non ci sarà più soltanto il tifo per la Juve a legarli ma anche la consapevolezza di aver unito le forze assieme – come tanti altri – in vista di un bene superiore, cioè salvare la vita di un bambino: «Parlando con Mohamed – continua Isak – ho rimesso insieme tanti pezzi del puzzle di quella sera. Ho scoperto di essere stato io a porgergli il braccio per rialzarsi; mi ha detto che non se l’avessi aiutato sarebbe morto in quel mucchio». Isak è un ragazzo nato a Dakar che vive a Fucecchio dal 2007, insieme al padre, che ora si trova temporaneamente in Senegal. In Italia, quindi, vive con la sorella più grande, perché anche la madre è tornata nel suo Paese. Isak si sente italiano e fucecchiese al 101%, tanto che quando spiega perché ha scelto di fare il servizio civile al Ciaf dice che lo ha fatto perché «vuole bene ai bambini e al suo piccolo paese».
In città lo conoscono più o meno tutti, anche se è un ragazzo riservato, timido; l’esatto opposto di quello che potrebbe far intuire il suo fisico, coi suoi 195 centimetri e le “manone” da portiere di calcio. Tra le sue passioni, infatti, c’è il calcio e il suo idolo e modello è Gianluigi Buffon. Isak ha giocato nel Tuttocuoio, quando l’allenatore era un altro fucecchiese (Massimiliano Alvini). Ora si allena tutti i giorni, sebbene non abbia una squadra, visto che non vuole farsi male perché deve dare una mano al padre per mantenere la famiglia. Per un mese l’anno si mette i guantoni della contrada Sant’Andrea, facendo incetta di vittorie e titoli personali nell’annuale torneo di calcetto delle contrade che precede il Palio. E spesso – quando vince un premio – lo regala ad un bambino suo amico.
Ieri Isak ha ricevuto anche i complimenti del sindaco di Fucecchio Alessio Spinelli, che gli ha telefonato e lo ha invitato a passare quando vuole un municipio per una chiacchierata. E poi Spinelli lo ha voluto ringraziare pubblicamente, tramite un post su Facebook: «Spesso si abusa della parola eroe, utilizzandola fuori contesto. In questo caso invece non trovo altra espressione che possa definire questo nostro concittadino. Isak non ha esitato un attimo durante il panico in piazza San Carlo, gettandosi sul piccolo Kelvin facendo da scudo con il proprio corpo salvando quella vita innocente. Grazie Isak per il tuo grande gesto. E grazie anche per aver dimostrato che la generosità non ha colore e non ha razze, forse ora anche con il tuo gesto chi spesso guarda con diffidenza il diverso potrà superare i preconcetti e la paura».
Intanto i consiglieri regionali Pd Monia Monni e Francesco Gazzetti, chiedono un riconoscimento del Consiglio per il giovane senegalese: «Ci sono gesti che ci riconciliano immediatamente con i valori più veri e profondi della nostra terra – sottolineano in una nota –, valori quali la solidarietà, il coraggio, l’aiuto ed il soccorso ai più deboli. Ed è per questo che chiediamo al presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani di assegnare ad Isak il massimo riconoscimento possibile, simbolo della gratitudine di una Toscana che in lui si riconosce con orgoglio».
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Lunedì il nostro giornale ha organizzato il viaggio e accompagnato Isak – che è di Fucecchio – proprio al Regina Margherita, dove ha incontrato Ling Quinquang la madre del piccolo, regalandole una maglia della Juve recuperata nella calca. Isak lì ha conosciuto Federico, che nelle foto si vede proteggere col proprio corpo il bimbo ferito. Poco più in là c’era Isak, che a sua volta col suo corpo faceva blocco per impedire che la folla finisse addosso a Kelvin e agli altri feriti. E poi Mohamed, senegalese come Isak, che Kelvin l’ha tirato fuori dal mucchio. Isak ieri ha parlato con gli altri due “eroi” di questa vicenda e ci ha raccontato che presto si incontreranno: «Voglio tornare a Torino già in settimana, stavolta senza giornalisti, perché voglio parlare con loro. E poi magari invitarli a Fucecchio, nel mio paese, perché si è cittadini del luogo in cui si vive. È una nata una fratellanza fra di noi, abbiamo fatto la cosa che ci sembrava giusta in quel momento. Chi si è speso per evitare conseguenze peggiori si merita tutto il bene di questo mondo. Intanto io ora posso tornare alla vita normale, anche se ora la gente mi guarda in maniera diversa ed io non ci sono abituato».
Isak, dopo aver parlato con la madre di Kelvin, è riuscito finalmente a dormire dopo due nottate insonni: «Sì, quando sono tornato sono crollato, perché ero felice, mi ero tolto un peso che mi attanagliava da sabato; non potevo accettare che il bimbo stesso così male. Invece ieri mattina sono uscito di casa col sorriso: è stata un’esperienza bellissima». L’incontro di Isak, Mohamed e Federico è il simbolo della società di oggi: due ragazzi senegalesi (uno che vive a Torino, uno a Fucecchio) e uno del capoluogo piemontese, che si trovano per caso in una situazione impensabile e che – ignorando l’esistenza l’uno dell’altro – diventano protagonisti di un atto di altruismo che ha lasciato il segno, in loro stessi e negli altri.
E – visto che Federico e Mohamed vivono a Torino – sarà Isak ad andare a trovarli. Perché sta nascendo una “fratellanza”, un termine perfetto per indicare un legame che nasce in seguito ad un particolare episodio che non si può scordare. Non ci sarà più soltanto il tifo per la Juve a legarli ma anche la consapevolezza di aver unito le forze assieme – come tanti altri – in vista di un bene superiore, cioè salvare la vita di un bambino: «Parlando con Mohamed – continua Isak – ho rimesso insieme tanti pezzi del puzzle di quella sera. Ho scoperto di essere stato io a porgergli il braccio per rialzarsi; mi ha detto che non se l’avessi aiutato sarebbe morto in quel mucchio». Isak è un ragazzo nato a Dakar che vive a Fucecchio dal 2007, insieme al padre, che ora si trova temporaneamente in Senegal. In Italia, quindi, vive con la sorella più grande, perché anche la madre è tornata nel suo Paese. Isak si sente italiano e fucecchiese al 101%, tanto che quando spiega perché ha scelto di fare il servizio civile al Ciaf dice che lo ha fatto perché «vuole bene ai bambini e al suo piccolo paese».
In città lo conoscono più o meno tutti, anche se è un ragazzo riservato, timido; l’esatto opposto di quello che potrebbe far intuire il suo fisico, coi suoi 195 centimetri e le “manone” da portiere di calcio. Tra le sue passioni, infatti, c’è il calcio e il suo idolo e modello è Gianluigi Buffon. Isak ha giocato nel Tuttocuoio, quando l’allenatore era un altro fucecchiese (Massimiliano Alvini). Ora si allena tutti i giorni, sebbene non abbia una squadra, visto che non vuole farsi male perché deve dare una mano al padre per mantenere la famiglia. Per un mese l’anno si mette i guantoni della contrada Sant’Andrea, facendo incetta di vittorie e titoli personali nell’annuale torneo di calcetto delle contrade che precede il Palio. E spesso – quando vince un premio – lo regala ad un bambino suo amico.
Ieri Isak ha ricevuto anche i complimenti del sindaco di Fucecchio Alessio Spinelli, che gli ha telefonato e lo ha invitato a passare quando vuole un municipio per una chiacchierata. E poi Spinelli lo ha voluto ringraziare pubblicamente, tramite un post su Facebook: «Spesso si abusa della parola eroe, utilizzandola fuori contesto. In questo caso invece non trovo altra espressione che possa definire questo nostro concittadino. Isak non ha esitato un attimo durante il panico in piazza San Carlo, gettandosi sul piccolo Kelvin facendo da scudo con il proprio corpo salvando quella vita innocente. Grazie Isak per il tuo grande gesto. E grazie anche per aver dimostrato che la generosità non ha colore e non ha razze, forse ora anche con il tuo gesto chi spesso guarda con diffidenza il diverso potrà superare i preconcetti e la paura».
Intanto i consiglieri regionali Pd Monia Monni e Francesco Gazzetti, chiedono un riconoscimento del Consiglio per il giovane senegalese: «Ci sono gesti che ci riconciliano immediatamente con i valori più veri e profondi della nostra terra – sottolineano in una nota –, valori quali la solidarietà, il coraggio, l’aiuto ed il soccorso ai più deboli. Ed è per questo che chiediamo al presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani di assegnare ad Isak il massimo riconoscimento possibile, simbolo della gratitudine di una Toscana che in lui si riconosce con orgoglio».
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