Sicurezza
Fucecchio riscopre il suo santo «Teofilo è il nostro padre Pio»
di Marco Sabia
Iniziativa nel chiostro della Vergine col vescovo e il discendente di un miracolato «Era paralizzato, riprese a camminare dopo le preghiere sulla sua tomba»
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FUCECCHIO. Alzi la mano a Fucecchio chi – soprattutto fra le giovani generazioni – conosce la storia di San Teofilo da Corte, frate francescano del convento della Vergine a cavallo fra il 1600 e il 1700, diventato prima venerabile, poi beato e infine santo nel 1930, grazie a Papa Pio XI.
Ma perché San Teofilo venne canonizzato quasi due secoli dopo la sua morte? Ieri, a Fucecchio, nel chiostro del convento che fu animato anche da Teofilo, è stato ricordato uno dei miracoli del futuro santo, che intercedette per ridare l’uso delle gambe ad un fucecchiese rimasto infermo, tal Francesco Tognetti. Ieri al chiostro c’era anche un suo discendente, Rino Tognetti, per il quale Francesco è il trisnonno o – come dice lui – il nonno del nonno. Grazie ad una serie di ricerche storiche – portate avanti anche dallo storico Alberto Malvolti – è stato ricostruito l’episodio della “prodigiosa guarigione” del Tognetti, avvenuta nel 1860, come raffigura un ampio quadro che si trova nella vicina chiesa.
«Francesco Tognetti – raccontano Malvolti e Rino Tognetti – era nato nel 1841 e, all’età di 17 anni, perse l’utilizzo delle gambe, in seguito ad una lunga corsa da Stabbia a Castelfranco di Sotto, circa 13 chilometri, per trovare lavoro. Il giovane provò infinite cure, tra cui le scosse elettriche, le sanguisughe, le bruciature e molto altro, senza ottenere beneficio. Fu così che nel 1860 si fece accompagnare dal padre al convento della Vergine, per pregare sulla tomba dell’allora venerabile Teofilo. Lo fece per tre volte e alla terza – dopo aver ricevuto la benedizione di un frate francescano e dopo aver appoggiato i piedi sulla tomba – sentì come una scossa alle gambe, che si mossero sorprendentemente. Il ragazzo rimase esterrefatto ed in preda alle convulsioni. Poi, ripresosi, fece a corsa la salita di Sant’Antonio e tornò a casa, dove incontrò il padre, che stava ritornando con la carrozzina con cui poco prima aveva portato il figlio nella chiesa».
Il giovane miracolato si dedicò negli anni successivi alle più disparate attività lavorative: sarto, garzone, merciaio; fu anche fantino per le corse dei cavalli che si tenevano a Fucecchio nel 1800. Non ebbe – si legge nelle carte della diocesi di San Miniato – ricadute della malattia negli anni successivi. Nel 1883, invece, si iniziò a discutere dei miracoli del frate francescano nato in Corsica e venne imbastito un processo con 12 testimoni, che dovettero rispondere a 43 domande. Tra questi c’era anche Tognetti, che alla domanda su cosa gli fosse accaduto rispose: «Fu come fossi morto e rinvivissi». I testimoni – tranne uno – furono tutti concordi nel dire che si trattava di “prodigiosa guarigione”, a differenza di tal dottor Centofanti, che attribuì la guarigione ad uno “sviluppo di natura”. Questo miracolo – insieme ad un altro del 1877 – fu analizzato lungamente e nel 1896 fu celebrato nella basilica vaticana l’atto solenne della beatificazione. Trentaquattro anni dopo, invece, fu canonizzato e divenne santo. Questa è la storia di San Teofilo, nato Biagio de Signori, il 30 ottobre 1676 a Corte, in Corsica. Di Teofilo a Fucecchio è testimoniato un culto molto sentito; i fucecchiesi, in poche parole, lo consideravano santo almeno due secoli prima della sua canonizzazione. Ieri al chiostro la sua storia è stata ripercorsa, anche grazie al suo discendente Rino, 58 anni, che vive a Livorno. Oltre a lui c’erano il vescovo Andrea Migliavacca, il parroco della Collegiata don Andrea Cristiani, Alberto Malvolti e Alexander Di Bartolo, che ha presentato una sua ricerca su un altro frate francescano del convento fucecchiese che ad inizio 1800 sembra aver compiuto dei miracoli a Cerreto: frate Leonardo da Rostino, anch’egli corso. «San Teofilo – ha aggiunto don Cristiani – è un po’il nostro padre Pio: dobbiamo lavorare per farlo conoscere dentro e fuori Fucecchio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ma perché San Teofilo venne canonizzato quasi due secoli dopo la sua morte? Ieri, a Fucecchio, nel chiostro del convento che fu animato anche da Teofilo, è stato ricordato uno dei miracoli del futuro santo, che intercedette per ridare l’uso delle gambe ad un fucecchiese rimasto infermo, tal Francesco Tognetti. Ieri al chiostro c’era anche un suo discendente, Rino Tognetti, per il quale Francesco è il trisnonno o – come dice lui – il nonno del nonno. Grazie ad una serie di ricerche storiche – portate avanti anche dallo storico Alberto Malvolti – è stato ricostruito l’episodio della “prodigiosa guarigione” del Tognetti, avvenuta nel 1860, come raffigura un ampio quadro che si trova nella vicina chiesa.
«Francesco Tognetti – raccontano Malvolti e Rino Tognetti – era nato nel 1841 e, all’età di 17 anni, perse l’utilizzo delle gambe, in seguito ad una lunga corsa da Stabbia a Castelfranco di Sotto, circa 13 chilometri, per trovare lavoro. Il giovane provò infinite cure, tra cui le scosse elettriche, le sanguisughe, le bruciature e molto altro, senza ottenere beneficio. Fu così che nel 1860 si fece accompagnare dal padre al convento della Vergine, per pregare sulla tomba dell’allora venerabile Teofilo. Lo fece per tre volte e alla terza – dopo aver ricevuto la benedizione di un frate francescano e dopo aver appoggiato i piedi sulla tomba – sentì come una scossa alle gambe, che si mossero sorprendentemente. Il ragazzo rimase esterrefatto ed in preda alle convulsioni. Poi, ripresosi, fece a corsa la salita di Sant’Antonio e tornò a casa, dove incontrò il padre, che stava ritornando con la carrozzina con cui poco prima aveva portato il figlio nella chiesa».
Il giovane miracolato si dedicò negli anni successivi alle più disparate attività lavorative: sarto, garzone, merciaio; fu anche fantino per le corse dei cavalli che si tenevano a Fucecchio nel 1800. Non ebbe – si legge nelle carte della diocesi di San Miniato – ricadute della malattia negli anni successivi. Nel 1883, invece, si iniziò a discutere dei miracoli del frate francescano nato in Corsica e venne imbastito un processo con 12 testimoni, che dovettero rispondere a 43 domande. Tra questi c’era anche Tognetti, che alla domanda su cosa gli fosse accaduto rispose: «Fu come fossi morto e rinvivissi». I testimoni – tranne uno – furono tutti concordi nel dire che si trattava di “prodigiosa guarigione”, a differenza di tal dottor Centofanti, che attribuì la guarigione ad uno “sviluppo di natura”. Questo miracolo – insieme ad un altro del 1877 – fu analizzato lungamente e nel 1896 fu celebrato nella basilica vaticana l’atto solenne della beatificazione. Trentaquattro anni dopo, invece, fu canonizzato e divenne santo. Questa è la storia di San Teofilo, nato Biagio de Signori, il 30 ottobre 1676 a Corte, in Corsica. Di Teofilo a Fucecchio è testimoniato un culto molto sentito; i fucecchiesi, in poche parole, lo consideravano santo almeno due secoli prima della sua canonizzazione. Ieri al chiostro la sua storia è stata ripercorsa, anche grazie al suo discendente Rino, 58 anni, che vive a Livorno. Oltre a lui c’erano il vescovo Andrea Migliavacca, il parroco della Collegiata don Andrea Cristiani, Alberto Malvolti e Alexander Di Bartolo, che ha presentato una sua ricerca su un altro frate francescano del convento fucecchiese che ad inizio 1800 sembra aver compiuto dei miracoli a Cerreto: frate Leonardo da Rostino, anch’egli corso. «San Teofilo – ha aggiunto don Cristiani – è un po’il nostro padre Pio: dobbiamo lavorare per farlo conoscere dentro e fuori Fucecchio».
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