Il dolore
Empoli rende omaggio ad Alderighi
Oggi l’inaugurazione della mostra retrospettiva dedicata al fotografo scomparso
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EMPOLI. “Una vita per la fotografia. . . e fu la notte”, con foto di Roberto Alderighi. Da oggi al 18 giugno in Palazzo Ghibellino in piazza Farinata degli Uberti a Empoli (apertura sabato e domenica ore 17-19, 30) il Cinefotoclub Empoli con il patrocinio del comune di Empoli e della Federazione Italiana associazioni fotografiche organizza una retrospettiva dedicata all’opera fotografica di Roberto Alderighi, scomparso all’età di 71 anni il 3 luglio dell’anno scorso.
«Nomi di grandi fotografi si devono scomodare per fare paragoni opportuni con le foto di Roberto Alderighi, – ha affermato Silvano Calugi nella presentazione della retrospettiva – perché il suo bianco e nero ha il fascino potente dei classici. Il suo lavoro è sempre di alto livello interpretativo e compositivo, anche quando cede alla ricerca del fotogenico, del poco visto, secondo esigenze tipicamente fotoamatoriali, tralasciando una ricerca più motivata e consapevole. Ma, a pensarci bene, quella mancanza, più che individuale, è ciò che, da sempre, separa il mondo dei fotoamatori dalla grande fotografia artistica e di ricerca, e Roberto è stato, consapevolmente, espressione orgogliosa e autentica di quel mondo di amatori, che spesso travalicò, ma al quale mai volle rinunciare. Non è una fotografia dotta, estremamente acculturata, quella di Roberto, piuttosto pensata e meditata seguendo la sua curiosità culturale».
Roberto Alderighi, di Vitolini, – “il Caroti” per i vitolinesi– aveva iniziato raccontando per anni attraverso le immagini fotografiche la storia del paese sul Montalbano e soprattutto i sorrisi, gli sguardi, le storie di tante persone. Battesimi, prime comunioni, cresime, matrimoni civili e religiosi, feste, cerimonie; traguardando dal suo obiettivo ha osservato e sempre ha saputo cogliere con i suoi scatti i momenti importanti, quelli da rendere eterni. Ognuno conserva gelosamente nel suo cassetto qualche foto scattata da lui; in realtà Roberto era conosciutissimo, e la sua fama non si fermava certo alla zona Empolese. Il suo primo approccio con la fotografia risale al 1974; passa dal paesaggio alla fotografia di cerimonia, fino al reportage sociale. La partecipazione a concorsi fotografici gli permette di collezionare numerosi premi, di esporre le sue opere in saloni nazionali ed internazionali fino a ricevere dalla “federation internationale de l’art photographique” una prestigiosa onorificenza che lo consacra nel mondo della fotografia d’autore. Nel 1998 decide di cambiare completamente genere, dedicandosi alla fotografia di nudo, studiando attentamente la luce per mettere in risalto gli enigmi più profondi della femminilità.
«Osserverebbe questa retrospettiva un po’ defilato, – prosegue Silvano Calugi – anche se cercato e sollecitato dai presenti. Guarderebbe le sue foto e, con il suo ineffabile sorriso, mi direbbe che non è nella perfezione tecnica il segreto della loro bellezza, neppure nella loro struttura compositiva, bensì (questo l’aveva chiarissimo), nella mente dell’autore, nella sua personale ricerca visiva, nella osservazione e nella conoscenza di chi, prima di lui, aveva messo in fotografia, energia, tensione, conflitto, ambiguità: il piacere e il dolore della vita». Le sue foto, il modo migliore per ricordarlo.
Paolo Santini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Nomi di grandi fotografi si devono scomodare per fare paragoni opportuni con le foto di Roberto Alderighi, – ha affermato Silvano Calugi nella presentazione della retrospettiva – perché il suo bianco e nero ha il fascino potente dei classici. Il suo lavoro è sempre di alto livello interpretativo e compositivo, anche quando cede alla ricerca del fotogenico, del poco visto, secondo esigenze tipicamente fotoamatoriali, tralasciando una ricerca più motivata e consapevole. Ma, a pensarci bene, quella mancanza, più che individuale, è ciò che, da sempre, separa il mondo dei fotoamatori dalla grande fotografia artistica e di ricerca, e Roberto è stato, consapevolmente, espressione orgogliosa e autentica di quel mondo di amatori, che spesso travalicò, ma al quale mai volle rinunciare. Non è una fotografia dotta, estremamente acculturata, quella di Roberto, piuttosto pensata e meditata seguendo la sua curiosità culturale».
Roberto Alderighi, di Vitolini, – “il Caroti” per i vitolinesi– aveva iniziato raccontando per anni attraverso le immagini fotografiche la storia del paese sul Montalbano e soprattutto i sorrisi, gli sguardi, le storie di tante persone. Battesimi, prime comunioni, cresime, matrimoni civili e religiosi, feste, cerimonie; traguardando dal suo obiettivo ha osservato e sempre ha saputo cogliere con i suoi scatti i momenti importanti, quelli da rendere eterni. Ognuno conserva gelosamente nel suo cassetto qualche foto scattata da lui; in realtà Roberto era conosciutissimo, e la sua fama non si fermava certo alla zona Empolese. Il suo primo approccio con la fotografia risale al 1974; passa dal paesaggio alla fotografia di cerimonia, fino al reportage sociale. La partecipazione a concorsi fotografici gli permette di collezionare numerosi premi, di esporre le sue opere in saloni nazionali ed internazionali fino a ricevere dalla “federation internationale de l’art photographique” una prestigiosa onorificenza che lo consacra nel mondo della fotografia d’autore. Nel 1998 decide di cambiare completamente genere, dedicandosi alla fotografia di nudo, studiando attentamente la luce per mettere in risalto gli enigmi più profondi della femminilità.
«Osserverebbe questa retrospettiva un po’ defilato, – prosegue Silvano Calugi – anche se cercato e sollecitato dai presenti. Guarderebbe le sue foto e, con il suo ineffabile sorriso, mi direbbe che non è nella perfezione tecnica il segreto della loro bellezza, neppure nella loro struttura compositiva, bensì (questo l’aveva chiarissimo), nella mente dell’autore, nella sua personale ricerca visiva, nella osservazione e nella conoscenza di chi, prima di lui, aveva messo in fotografia, energia, tensione, conflitto, ambiguità: il piacere e il dolore della vita». Le sue foto, il modo migliore per ricordarlo.
Paolo Santini
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