Sicurezza
Fischia il vento per don Renzo Ha unito Empoli
di Marco Pagli
Folla ai funerali, i parrocchiani in lacrime E fuori dalla chiesa lo aspettano gli anarchici
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EMPOLI. È racchiuso nella frase con cui il sindaco di Empoli, Brenda Barnini, apre il suo intervento dall’altare il senso dell’ultimo saluto a don Renzo Fanfani. «Sono pochi i momenti in cui tutta la città si ritrova insieme, unita, oltre le differenze. Questo è uno di quei momenti». Attorno al suo prete-operaio, scomparso nella notte tra lunedì e martedì scorsi, la città si è stretta ieri pomeriggio nella Collegiata. Un addio collettivo, sentito, partecipato, commosso e commuovente. Vangelo e impegno civile, sacerdoti e autorità pubbliche. Associazionismo, sindacato, comunità di base, mondo del volontariato. La società nella sua complessità che all’ombra di una figura che molti definiscono enorme ha saputo trovare una sintesi.
Accanto all’incenso e al richiamo alla vita dopo la morte c’è spazio anche per recitare una strofa di “Fischia il vento”. Niente deborda, nulla è fuori posto. «Ci unisce il dolore per la perdita di un uomo così importante – ha continuato Barnini – ma anche la gratitudine per averlo avuto nella nostra città. Una persona che ha saputo unire mondi spesso lontani. Su di noi adesso pesa una grande responsabilità, quella di provare a portare avanti almeno una parte della sua eredità». Parole che fanno il paio con quelle del suo predecessore, Vittorio Bugli. «Le presenze di oggi dimostrano che bella persona era. Le sue provocazioni spesso mi hanno dato la scossa nei momenti in cui l’assolvimento della funzione di sindaco e le vicende di tutti i giorni mi assorbivano».
A celebrare la funzione è stato il vicario generale della diocesi di Firenze, monsignor Andrea Bellandi, che ha fatto le veci del vescovo di Firenze Giuseppe Betori, impegnato a Roma ma che ha voluto inviare un saluto. Monsignor Bellandi lo ha celebrato come «uomo libero, mosso da un grande amore per il Vangelo, appassionato degli uomini e in particolar modo dei più deboli, degli emarginati, dei bisognosi. Un precursore della Chiesa povera per i poveri che auspica anche Papa Francesco». Un’immagine molto simile a quella evocata da un altro ex sindaco di Empoli, Varis Rossi. «Renzo è stato per molti di noi come quell’uomo che nel buio della notte avanza, precedendo tutti, con una luce in mano, illuminando il cammino e indicando la strada. È sempre stato un uomo di Chiesa, sempre fedele ad essa anche quando sembrava avvicinarsi al confine. Da sindaco, ma anche da comune cittadino, l’ho sempre considerato come un dono per la città. Una persona colta, sempre capace di ascoltare e di aiutare: il parroco nell’accezione più alta che si possa praticare. Ma allo stesso tempo un operaio, un lavoratore tra i lavoratori, un uomo che guardava il mondo, che conosceva le differenze nei rapporti sociali ed economici e che voleva superare quel divario sempre più largo tra chi ha in mano potere e ricchezza e chi invece ne subisce gli effetti».
Una guida per i parrocchiani della sua Avane, della Tinaia, di Spicchio e della Madonna del Grappa. Erano tanti e in lacrime, che hanno voluto salutarlo con una preghiera commossa. Un amico per i sacerdoti che lo hanno incrociato nella loro vita. Lo ha salutato monsignor Dante Carolla, che con Renzo Fanfani ha condiviso il seminario a Firenze. Gli ha inviato un ricordo commosso don Giacomo Stinghi, un prete di strada come lui che a Firenze ha fondato un centro per il recupero di tossicodipendenti. A fianco dell’altare spiccavano anche i vessilli dei Granatieri di Sardegna, all’interno dei quali Fanfani aveva cominciato la carriera militare per poi lasciarla dopo alcuni anni.
Accanto a questi mondi, il ricordo del sacerdote empolese è riuscito a far convivere altri spaccati. Lo sguardo fisso sulla bara di don Alessandro Santoro, fondatore della comunità di base fiorentina delle Piagge, allontanato dalla diocesi dopo aver celebrato il matrimonio di una donna nata uomo. Mentre dall’altare arrivava l’ultimo intervento della funzione. Quello di un amico arrivato da Trento, dove Fanfani andò nel 2007 per rimanerci alcuni anni. «Renzo è stato un uomo di Chiesa, ma anche un compagno che girava con il Manifesto in tasca. Fischia il vento e infuria la bufera, scarpe rotte eppur bisogna andar a conquistare la nostra primavera».
Fuori dalla Collegiata anche alcuni anarchici della Federazione empolese. Mentre all’ingresso della chiesa un cartello recitava: «La parola era come un fuoco che lui accendeva come i profeti accendono l’orizzonte del futuro. Nel suo cammino di uomo e di prete bruciavano le contraddizioni insopportabili del mondo. In lui ardevano le passioni di libertà e giustizia sociale per cui è giusto lottare e dare un senso alla vita. Grazie compagno Renzo. (Bella ciao)». La salma di Don Renzo è stata accompagnata prima alla chiesa di Limite, dalla quale si vede quella di Tinaia. E in seguito tumulata nel cimitero di Limite sull’Arno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Accanto all’incenso e al richiamo alla vita dopo la morte c’è spazio anche per recitare una strofa di “Fischia il vento”. Niente deborda, nulla è fuori posto. «Ci unisce il dolore per la perdita di un uomo così importante – ha continuato Barnini – ma anche la gratitudine per averlo avuto nella nostra città. Una persona che ha saputo unire mondi spesso lontani. Su di noi adesso pesa una grande responsabilità, quella di provare a portare avanti almeno una parte della sua eredità». Parole che fanno il paio con quelle del suo predecessore, Vittorio Bugli. «Le presenze di oggi dimostrano che bella persona era. Le sue provocazioni spesso mi hanno dato la scossa nei momenti in cui l’assolvimento della funzione di sindaco e le vicende di tutti i giorni mi assorbivano».
A celebrare la funzione è stato il vicario generale della diocesi di Firenze, monsignor Andrea Bellandi, che ha fatto le veci del vescovo di Firenze Giuseppe Betori, impegnato a Roma ma che ha voluto inviare un saluto. Monsignor Bellandi lo ha celebrato come «uomo libero, mosso da un grande amore per il Vangelo, appassionato degli uomini e in particolar modo dei più deboli, degli emarginati, dei bisognosi. Un precursore della Chiesa povera per i poveri che auspica anche Papa Francesco». Un’immagine molto simile a quella evocata da un altro ex sindaco di Empoli, Varis Rossi. «Renzo è stato per molti di noi come quell’uomo che nel buio della notte avanza, precedendo tutti, con una luce in mano, illuminando il cammino e indicando la strada. È sempre stato un uomo di Chiesa, sempre fedele ad essa anche quando sembrava avvicinarsi al confine. Da sindaco, ma anche da comune cittadino, l’ho sempre considerato come un dono per la città. Una persona colta, sempre capace di ascoltare e di aiutare: il parroco nell’accezione più alta che si possa praticare. Ma allo stesso tempo un operaio, un lavoratore tra i lavoratori, un uomo che guardava il mondo, che conosceva le differenze nei rapporti sociali ed economici e che voleva superare quel divario sempre più largo tra chi ha in mano potere e ricchezza e chi invece ne subisce gli effetti».
Una guida per i parrocchiani della sua Avane, della Tinaia, di Spicchio e della Madonna del Grappa. Erano tanti e in lacrime, che hanno voluto salutarlo con una preghiera commossa. Un amico per i sacerdoti che lo hanno incrociato nella loro vita. Lo ha salutato monsignor Dante Carolla, che con Renzo Fanfani ha condiviso il seminario a Firenze. Gli ha inviato un ricordo commosso don Giacomo Stinghi, un prete di strada come lui che a Firenze ha fondato un centro per il recupero di tossicodipendenti. A fianco dell’altare spiccavano anche i vessilli dei Granatieri di Sardegna, all’interno dei quali Fanfani aveva cominciato la carriera militare per poi lasciarla dopo alcuni anni.
Accanto a questi mondi, il ricordo del sacerdote empolese è riuscito a far convivere altri spaccati. Lo sguardo fisso sulla bara di don Alessandro Santoro, fondatore della comunità di base fiorentina delle Piagge, allontanato dalla diocesi dopo aver celebrato il matrimonio di una donna nata uomo. Mentre dall’altare arrivava l’ultimo intervento della funzione. Quello di un amico arrivato da Trento, dove Fanfani andò nel 2007 per rimanerci alcuni anni. «Renzo è stato un uomo di Chiesa, ma anche un compagno che girava con il Manifesto in tasca. Fischia il vento e infuria la bufera, scarpe rotte eppur bisogna andar a conquistare la nostra primavera».
Fuori dalla Collegiata anche alcuni anarchici della Federazione empolese. Mentre all’ingresso della chiesa un cartello recitava: «La parola era come un fuoco che lui accendeva come i profeti accendono l’orizzonte del futuro. Nel suo cammino di uomo e di prete bruciavano le contraddizioni insopportabili del mondo. In lui ardevano le passioni di libertà e giustizia sociale per cui è giusto lottare e dare un senso alla vita. Grazie compagno Renzo. (Bella ciao)». La salma di Don Renzo è stata accompagnata prima alla chiesa di Limite, dalla quale si vede quella di Tinaia. E in seguito tumulata nel cimitero di Limite sull’Arno.
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