La protesta
La riempie di botte in piazza ma non vuole denunciarlo
di Mario Neri
L’uomo, 50 anni, è accusato di maltrattamenti, resistenza, lesioni e minacce La donna assalita alla stazione. I testimoni: «Le ha puntato il coltello alla gola»
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EMPOLI. «No, fa così solo quando è ubriaco ma non voglio denunciarlo. Sa essere dolce quando vuole». Stavolta però si è trasformato in un tornado di violenza. E lei ha rischiato la vita. «Venite – hanno gridato i testimoni all’agente del 113 – c’è un uomo che sta picchiando una donna, le ha puntato un coltello alla gola». Eppure Jamila (nome di fantasia, ndr) alla fine non ce l’ha fatta. La passione e la paura la stanno accecando, le minacce ormai sono fumo negli occhi, amore tossico. «Non è vero che mi ha minacciato con il coltello. La lama puntata alla gola? Ma chi ve l’ha detto, non diciamo sciocchezze, tutte frottole, litigavamo, ci siamo dati qualche schiaffo».
Non ha voluto o non ce l’ha fatta, nessuno lo ha ancora capito. Gli agenti che l’hanno salvata la guardavano allibiti in ospedale: ai medici del pronto soccorso stava giurando che gli occhi e le labbra gonfie, i lividi sul viso se li era procurati cadendo dalle scale. «I pugni di lui? Ma dài, non esageriamo…». Eppure chi l’ha vista domenica sera, alle 21.30, in piazza don Minzoni, giura ancora che gridasse, disperata. Provava a sfuggire ad un uomo che ormai sembra averla ingabbiata, irretita. E poi il coltello, i poliziotti a lui l’hanno trovato davvero. Nascosto nella tasca destra dei jeans. Neppure le infermiere sono riuscite a convincerla. Le botte per lei sono ormai tentacoli psicologici, le minacce una gabbia di paura da cui non riesce ad uscire. Vive con quest’uomo, un 50enne romeno, da anni. Abitano in un appartamento in centro ad Empoli. Lui fa l’operaio, lei si occupa delle figlie. Eppure nemmeno la presenza delle bimbe sembra arginare i tornado di violenza e abusi domestici che si scatenano da tempo. Sì, perché anche se lei è finita più volte al pronto soccorso con i segni dei pugni, i capelli arruffati, la faccia stravolta, non è mai riuscita a decidersi.
«È vero, litighiamo spesso – ha ammesso Jamila, una trentenne sudamericana, in commissariato – lo abbiamo fatto altre volte. E sì, lui mi ha picchiata. Succede quando beve troppo. Questa volta forse è stata anche un po’ colpa mia, qualcosa che ho detto l’ha fatto scattare. Eravamo andati a Pisa a fare un giro in città, le bambine le avevamo lasciate dai miei. Al ritorno sul treno abbiamo litigato. Uno forse mi ha guardata, io non me ne sono nemmeno accorta. Lui è geloso matto, possessivo. È diventato una furia. Così gli ho detto che non sarei tornata a casa, che sarei passata a prendere le bimbe e questa volta l’avrei mollato. Ma non lo denuncio no, non se lo merita. Lo so, può sembrare così come dice lei ispettore. Io in lacrime sulla strada che grido aiuto, gli occhi neri, la faccia gonfia. Ma non è come sembra, glielo assicuro. Lui non voleva, cioè non è nemmeno che abbia fatto nulla di particolarmente grave. Cose che succedono in una coppia».
Guarda Jamila che non serve, stavolta la denuncia lui se la prende comunque, la avvertono gli agenti. Troppi precedenti, i referti del codice rosa del San Giuseppe, e poi la sua reazione non appena visto gli agenti. Un uragano. Adesso dovrà rispondere di maltrattamenti in famiglia, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, porto darmi ingiustificato.
Alla stazione l’altra sera in fondo, anche quando ha capito che sarebbe arrivata la volante, s’è scatenato contro tutti. Sgomitava, scalciava. I poliziotti si sono dovuti far aiutare dal gruppo di uomini che stava entrando in stazione, erano stati loro a chiamarli. E per fortuna che vi hanno visti, altrimenti chissà cosa sarebbe successo. Uno degli agenti ne è uscito con una ferita alla spalla, l’altro con un problema braccio. Ne avranno per una settimana. Eppure in commissariato adesso sono preoccupati per te, Jamila, che sei tornata a casa con lui. Ancora in ostaggio del tuo amore tossico.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non ha voluto o non ce l’ha fatta, nessuno lo ha ancora capito. Gli agenti che l’hanno salvata la guardavano allibiti in ospedale: ai medici del pronto soccorso stava giurando che gli occhi e le labbra gonfie, i lividi sul viso se li era procurati cadendo dalle scale. «I pugni di lui? Ma dài, non esageriamo…». Eppure chi l’ha vista domenica sera, alle 21.30, in piazza don Minzoni, giura ancora che gridasse, disperata. Provava a sfuggire ad un uomo che ormai sembra averla ingabbiata, irretita. E poi il coltello, i poliziotti a lui l’hanno trovato davvero. Nascosto nella tasca destra dei jeans. Neppure le infermiere sono riuscite a convincerla. Le botte per lei sono ormai tentacoli psicologici, le minacce una gabbia di paura da cui non riesce ad uscire. Vive con quest’uomo, un 50enne romeno, da anni. Abitano in un appartamento in centro ad Empoli. Lui fa l’operaio, lei si occupa delle figlie. Eppure nemmeno la presenza delle bimbe sembra arginare i tornado di violenza e abusi domestici che si scatenano da tempo. Sì, perché anche se lei è finita più volte al pronto soccorso con i segni dei pugni, i capelli arruffati, la faccia stravolta, non è mai riuscita a decidersi.
«È vero, litighiamo spesso – ha ammesso Jamila, una trentenne sudamericana, in commissariato – lo abbiamo fatto altre volte. E sì, lui mi ha picchiata. Succede quando beve troppo. Questa volta forse è stata anche un po’ colpa mia, qualcosa che ho detto l’ha fatto scattare. Eravamo andati a Pisa a fare un giro in città, le bambine le avevamo lasciate dai miei. Al ritorno sul treno abbiamo litigato. Uno forse mi ha guardata, io non me ne sono nemmeno accorta. Lui è geloso matto, possessivo. È diventato una furia. Così gli ho detto che non sarei tornata a casa, che sarei passata a prendere le bimbe e questa volta l’avrei mollato. Ma non lo denuncio no, non se lo merita. Lo so, può sembrare così come dice lei ispettore. Io in lacrime sulla strada che grido aiuto, gli occhi neri, la faccia gonfia. Ma non è come sembra, glielo assicuro. Lui non voleva, cioè non è nemmeno che abbia fatto nulla di particolarmente grave. Cose che succedono in una coppia».
Guarda Jamila che non serve, stavolta la denuncia lui se la prende comunque, la avvertono gli agenti. Troppi precedenti, i referti del codice rosa del San Giuseppe, e poi la sua reazione non appena visto gli agenti. Un uragano. Adesso dovrà rispondere di maltrattamenti in famiglia, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, porto darmi ingiustificato.
Alla stazione l’altra sera in fondo, anche quando ha capito che sarebbe arrivata la volante, s’è scatenato contro tutti. Sgomitava, scalciava. I poliziotti si sono dovuti far aiutare dal gruppo di uomini che stava entrando in stazione, erano stati loro a chiamarli. E per fortuna che vi hanno visti, altrimenti chissà cosa sarebbe successo. Uno degli agenti ne è uscito con una ferita alla spalla, l’altro con un problema braccio. Ne avranno per una settimana. Eppure in commissariato adesso sono preoccupati per te, Jamila, che sei tornata a casa con lui. Ancora in ostaggio del tuo amore tossico.
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