Il Tirreno

Empoli

Passione, cuore, anima: Empoli ha risposto, ora tocca all’Empoli

di DAVID BIUZZI

DifendiAmola. Sì, con la A maiuscola. Come scrivono i tifosi sui social. È diventato un mantra più che uno slogan e ha accompagnato questo viaggio lungo sette giorni ma che sembra essere durato un...

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DifendiAmola. Sì, con la A maiuscola. Come scrivono i tifosi sui social. È diventato un mantra più che uno slogan e ha accompagnato questo viaggio lungo sette giorni ma che sembra essere durato un secolo. Ora, però, ci siamo. È il giorno dei giorni. Che, proprio come quello cantato da Ligabue, è fatto per vivere. O, se preferite, per essere vissuto. Con il cuore, con il sangue e con l’anima. Con la passione.
Quella che Empoli ha dimostrato. Nel passato, ma anche nel presente. Perché la campagna voluta dalla società per riempire il Castellani è andata proprio nella direzione sperata. Più di 10.000 persone, oggi, saranno al fianco degli azzurri. Hanno presto esaurito Maratona e Tribuna, i tifosi, stanno acquistando quelli rimasti in Curva nord. Certo, non si può parlare della corsa al biglietto che si è scatenata per il concerto dei Rolling Stones a Lucca, ma è una risposta, è la risposta. Saranno in tanti, grandi e piccini. Con tante famiglie al completo. In perfetto stile Empoli. Era anche più numeroso, il popolo azzurro, nella serata in cui il posto al tavolo delle grandi fu conquistato: 15.000 per asfaltare il Pescara. Ma, si sa, quando si vince è più bello, è più facile.
Era l’Empoli di Sarri, che incantava e conquistava. Questo, quello di Martusciello, è decisamente diverso. Ha avuto tanti problemi, fin dalla costruzione, e ne ha risolti alcuni. O meglio, qualche volta ha dato l’impressione di poterli superare, ma poi ha finito per cadere e ricadere nei guai di sempre. Ora, però, quel che è stato non conta più.
E in attesa che il campo parli è bello e confortante vedere che il popolo azzurro questo lo ha capito. Non ci sarebbe da stupirsi, è vero, ma in questo tormentato cammino ci sono stati momenti, più di uno, in cui il “muro azzurro” ha avuto delle crepe. Dopo due anni di caviale, ostriche e aragoste probabilmente una parte del pubblico si era dimenticato il gusto del pane e salame (anche pane e cipolle, ad essere sinceri. . .), il destino che è, per forza di cose, un fedele compagno di viaggio per chi tifa Empoli: la sofferenza. Fischi, contestazioni, mugugni: non è stato l’ambiente di sempre (tolto il solito impagabile calore e colore della Maratona).
Nel momento più critico, però, Empoli ha dimostrato di esserci. Lo ha fatto, ieri, anche la Roma, vincendo a Verona e obbligando la Juve a battere il Crotone per tenersi il tricolore. Ora, però, deve farlo la squadra. Perché quel punticino di vantaggio rimasto sembra tanto misero ma può fare tutta la differenza del mondo. Va difeso con le unghie e con i denti per difendere quell’enorme patrimonio che si chiama Serie A.
Servirà un grande Empoli, insomma, in una finale che può durare 90 o 180 minuti. Ma per riuscirci serve anche l’ultimo sforzo del popolo azzurro: ha riempito il Castellani, oggi deve portarci calore e colore.
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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